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L'Eros di Narciso. L'autoritratto contemporaneo tra pittura e filosofia.

All'origine dell'autoritratto non v'é Narciso bensì Dioniso, col suo tremendo specchio!

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3 INTRODUZIONE Quando nacque Narciso, figlio del dio-fiume Cefiso e della ninfa Liriope, sua madre domandò all’indovino Tiresia quale destino lo attendesse; Tiresia le rispose che Narciso sarebbe vissuto fino al giorno in cui non si fosse conosciuto. La risposta era enigmatica e al momento non la si comprese. 1 Il mito e la fine di Narciso sono attualmente ben noti. L’origine dell’autoritratto è da sempre stata fatta risalire al mito di Narciso, figura ricca di seduzione soprattutto per il senso di proibizione e ammonimento, più che di sapere, di cui carica il motto di Delfi: ma quale è il destino verso cui muove chiunque decida di guardarsi allo specchio? Del resto, dipingere se stessi altro non è che abbracciare la superficie di uno specchio: è allo specchio che Narciso vede il suo doppio; è allo specchio che Narciso vede il suo doppio scorrere via; è nello specchio che Narciso annega. Così il mitico fanciullo consegnò lo specchio alla modernità: come fosse un’invisibile parete di vetro la cui unica esperienza possibile fosse quella di andarci a sbattere contro. Lo specchio ha da sempre voluto dire dell’eterno conflitto dell’uomo con le ombre della propria identità e dell’immensa frustrazione della condizione umana isolata nell’incomunicabilità non contagiante di un labirinto di specchi, come al luna park. 2 Ma nella vicenda di Narciso molto di più si racchiude che la tragica fine della fonte: è piuttosto un’esperienza di acquisto e perdita. E di perdita e acquisto. Narciso acquista la visione del proprio volto respingendo l’intero cosmo retrostante, le ninfe, Eco, qualsiasi abbraccio e qualsiasi effusione amorosa. Narciso conquista se stesso perdendo drammaticamente il Tu dell’Altro. Narciso resta privo dell’Altro. Con Narciso ha avuto inizio il cammino di isolamento che condurrà l’umanità intera alla medesima fonte fatale, non premio ma piuttosto trappola per occhi che hanno deciso di chiudersi al 1 In proposito cfr. Ovidio, Metamorphoses, III, tr. it. di. P. Bernardini Marzolla, Metamorfosi, Einaudi, Torino 1979, 1994². 2 In proposito cfr. B. Goldberg, The Mirror and Man, University of Virginia, New York 1985, tr. it. di N. Polo, L’uomo e lo specchio, Marsilio,Venezia 1989. In particolare cfr. B. Goldberg, "Lo specchio soggettivo", capitolo compreso in ibidem, pp. 259-270. Il testo di B. Goldberg si occupa di analizzare le molteplici funzioni assunte dallo specchio nella storia, i plurimi significati di cui si caricò attraverso le antiche civiltà, ricostruendone la vicenda dal Medioevo europeo fino ai giorni nostri, con riferimenti tanto alla vita quotidiana quanto all’arte e alla letteratura. La profonda suggestione e il senso di mistero che lo specchio ha ispirati in tutti i popoli e le loro culture è alla base dei miti, delle superstizioni, dei racconti e delle pratiche religiose di cui tratterà anche J. Baltrušaitis. In proposito cfr. J. Baltrušaitis, Le miroir: révélations, science-fiction et fallacies, Seuil, Paris 1979, tr. it. di C. Pizzorusso, Lo specchio: rivelazioni, inganni e science-fiction, Adelphi, Milano 1981.

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Elena Visconti Contatta »

Composta da 315 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 8554 click dal 26/10/2006.

 

Consultata integralmente 9 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.