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''Ci sono anch'io''. (Spett)attori nei concerti di Claudio Baglioni.

"Non è un circo, non è un musical. Ma un happening dove si incontreranno danza, arti figurative e coreografie particolari in uno spazio scenico dilatato, che ci permetterà ogni volta di fare dei cambiamenti" (Perugini, 5 giugno 2003).
Con queste parole Claudio Baglioni anticipa i suoi concerti negli stadi dell'estate 2003. Il termine "concerto" è riduttivo, vista la grandiosità della produzione. Trentatré orchestrali, 120 x 18 metri di palcoscenico, una setlist di trenta canzoni per tre ore e mezza di concerto.
A queste cifre, già di per sé notevoli, se ne aggiunge un'altra molto significativa: 300 figuranti semiprofessionisti per ogni data. I performers sono stati selezionati attraverso delle audizioni chiamate "Ci sono anch'io", condotte dal regista Pepi Morgia e dal coreografo Luca Tommassini.
Sociologicamente si tratta di una piccola rivoluzione. La tradizionale barriera tra artista e pubblico, che contraddistingue la performance, viene superata: la gente comune diventa artista, e l'artista gente comune. Lo spettacolo diventa un ibrido a metà tra concerto, parata e festa di piazza, in cui anche l'audience riveste un ruolo importante. Inoltre, i provini organizzati per scegliere i figuranti si pongono come evento mediatico, e sono dunque un efficace strumento di promozione dei concerti. Proprio in quest'ottica sono stati concepiti: un'iniziativa che suscitasse l'interesse della stampa per andare indirettamente a promuovere i concerti.
Questi sono i temi sui quali mi concentrerò nel corso del presente lavoro. Il primo capitolo, d'impianto teorico, indaga il concetto di performance, la sua storia e la sua valenza rispetto alla musica registrata. Il secondo capitolo contestualizza l'artista e le tappe fondamentali della storia delle sue performance, con particolare riferimento al rapporto con il pubblico. Infine, il terzo capitolo è interamente dedicato al case study "Ci sono anch'io". In primo luogo si considera la realizzazione pratica delle audizioni, per riflettere su come essa risponda all'intenzione di creare un evento di rilevanza mediatica. Particolare attenzione è rivolta al piano promozionale adottato dall'agenzia Friends & Partners (che ha curato i concerti di Baglioni) a sostegno di "Ci sono anch'io" e dei concerti dell'artista. Infine si analizza come l'introduzione di artisti non professionisti nello spettacolo, diversi per ogni data e scelti mediante provini, permetta al concerto di uscire dalla ritualità che lo contraddistingue, in termini di interazione tra artista, performers e pubblico.
L'insistenza sugli aspetti promozionali mi deriva dallo stage formativo previsto dal Master in Comunicazione Musicale per la Discografia e i Media, svolto proprio presso l'ufficio promozione dell'agenzia di Ferdinando Salzano, nella quale attualmente lavoro. Un doveroso ringraziamento a tutto lo staff della Friends & Partners, alla Goigest di Dalia Gaberscik (ufficio stampa di Claudio Baglioni) e a Guido Tognetti (Art Director di Bag). Desidero infine esprimere la mia gratitudine verso Francesco D'Amato, per i suoi preziosissimi consigli, e Simona Gemelli, per gli interessanti spunti che il suo studio su Baglioni mi ha fornito.

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3 INTRODUZIONE "Non è un circo, non è un musical. Ma un happening dove si incontreranno danza, arti figurative e coreografie particolari in uno spazio scenico dilatato, che ci permetterà ogni volta di fare dei cambiamenti" (Perugini, 5 giugno 2003). Con queste parole Claudio Baglioni anticipa i suoi concerti negli stadi dell'estate 2003. Il termine "concerto" è riduttivo, vista la grandiosità della produzione. Trentatré orchestrali, 120 x 18 metri di palcoscenico, una setlist di trenta canzoni per tre ore e mezza di concerto. A queste cifre, già di per sé notevoli, se ne aggiunge un'altra molto significativa: 300 figuranti semiprofessionisti per ogni data. I performers sono stati selezionati attraverso delle audizioni chiamate "Ci sono anch'io", condotte dal regista Pepi Morgia e dal coreografo Luca Tommassini. Sociologicamente si tratta di una piccola rivoluzione. La tradizionale barriera tra artista e pubblico, che contraddistingue la performance, viene superata: la gente comune diventa artista, e l'artista gente comune. Lo spettacolo diventa un ibrido a metà tra concerto, parata e festa di piazza, in cui anche l'audience riveste un ruolo importante. Inoltre, i provini organizzati per scegliere i figuranti si pongono come evento mediatico, e sono dunque un efficace strumento di promozione dei concerti. Proprio in

Tesi di Master

Autore: Claudia Benetello Contatta »

Composta da 46 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1963 click dal 09/10/2006.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.