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Comportamenti a rischio negli adolescenti: il Progetto Radici

Informazioni tesi

Psicologia investigativa, giudiziaria e penitenziaria
  Autore: Maria Lucia Lucà Trombetta
  Tipo: Tesi di Master
Master in
Anno: 2006
Docente/Relatore: Olindo Canali
Istituito da: Università degli Studi di Cassino
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 125

Presentazione alla discussione da parte del Relatore:

Si tratta di una tesi che ha una forte impronta di originalità. Costituisce una sorta di ‘seguito’ di una precedente tesi che la candidata aveva redatto e ne costituisce una sorta di appendice di taglio pratico-empirico che ha consentito alla candidata di sperimentare sul campo alcuni dei temi topici della devianza giovanile.
La parte che si sviluppa nei primi due capitoli, richiama i concetti teorici sulla devianza minorile svolti nel precedente lavoro, con un approfondimento teorico di buona fattura quanto ad impostazione e sviluppo. Le teorie sulla devianza minorile appaiono tratteggiate quasi con riferimento diretto al lavoro poi espletato sul ‘campo’.
Di ottima impostazione teorico-pratica appare il tema, affrontato in modo quanto mai esauriente e ricco di riferimenti teorici ed empirici, della ‘mediazione’ penale. Il secondo capitolo che, significativamente, viene intitolato ‘ dalla Giustizia retributiva alla Giustizia riparativa’ coglie con ottima scelta di definizione e di supporto teorico ciò che è il fondamento logico e sociale ( prima ancora che giuridico) della mediazione.
Lo sfondo appare alquanto suggestivo e si pone nella scia di quella copiosa letteratura di matrice anglo sassone che individua propria nella (ri)costruita relazione tra vittima e reo la strada per una comprensione soggettiva dell’atto deviante e della sua ricomposizione sociale
Più avanti (pag. 34) la candidata offre con maggior precisione di termini, richiamando anche la famosa direttiva della Comunità Europea, ciò che si potrà intendere per ‘mediazione’:
La figura del mediatore e le necessità delle competenze specifiche nonché la ‘progettazione’ sociale quale prefigurazione degli scenari della mediazione completano il secondo capitolo ad impronta sicuramente teorica ma con uno sguardo sempre e quasi ossessivamente ( nel senso migliore del termine) aperto alle implicazioni pratiche.
Ma è il terzo e conclusivo capitolo della tesi che appare l’elemento qualificante del lavoro, e che ha consentito alla candidata (e consente al lettore-osservatore) la sperimentazione della (possibile) funzionalità dei modelli teorici illustrati ( si ribadisce con specifica precisione di tratti) nella parte iniziale del lavoro.
La candidata ha svolto un tirocinio preso una comunità operante nel territorio messinese che ha strutturato un progetto significativamente denominato ‘Radici’.
Ciò che colpisce è la stretta correlazione tra il fenomeno deviante con l’area della sua manifestazione. Ogni fenomeno di devianza è legato alle possibilità di manifestazione che l’area urbana offre.
Sembra qui di assistere ad una traduzione pratica di quel concetto di ‘analisi ed intervento sul territorio’ che per molto tempo ha costituito da un lato il limite teorico e dall’altro l’impossibilità pratica di analizzare e prevenire la devianza su singole e specifiche realtà territoriali. Il progetto Radici sembra porsi proprio al di là di quei limiti teorici e pratiche impossibilità che hanno sempre costituto ‘l’ultima siepe’ contro la quale andavano ad infrangersi i tentativi di coniugare le intuizioni della scienza criminologica e l’attività degli agenti di contrasto al fenomeno deviante (a proposito del quale la candidata, ha comunque sottolineato nella prima parte del lavoro e con specifico riferimento allo strutturalfunzionalismo di Merton e Parson l’aspetto positivo che rende la devianza fenomeno ‘costruttivo’ che impedisce alla società di ‘ingessarsi’ su comportamenti stereotipi e ripetitivi).
Se la prima parte del lavoro veniva condotta – come osservato – con stretta osservanza delle implicazioni pratiche delle scelte teoriche, questa parte del lavoro coglie ed illustra i risultati pratici che le teorie implicano.
Lavoro di grande respiro, cognizioni teoriche di ottima fattura ed espresse con precisione e sinteticità di tratti, esperienza ‘sul campo’ resa senza particolare enfasi, ma con rigore descrittivo e razionale osservazione dei fatti.

Lavoro che denota una piena ed indiscutibile maturità scientifica e professionale.

Olindo CANALI

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5 Introduzione L’esigenza di trovare un’applicazione concreta alle numerose teorie acquisite durane gli anni di studio universitario ha fatto nascere in me il bisogno di approfondire gli aspetti prettamente operativi del “saper fare”, in particolare nel campo della devianza adolescenziale. La ricerca da me svolta per la tesi di laurea sui comportamenti a rischio negli adolescenti e i numerosi quesiti rimasti irrisolti mi hanno invogliato a continuare lo studio sulla devianza e sul crimine in genere. Lo studio precedentemente condotto aveva, come obiettivo generale, quello di esplorare le caratteristiche di personalità di giovani autori di reato, di coetanei definiti a rischio e comparare i risultati con quelli di un gruppo di controllo. Dall’analisi dei protocolli raccolti 1 sono emersi dei dati significativi, anche se, per l’esiguo numero del campione, 1 Per la ricerca sono stati utilizzati tre strumenti: questionario anamnestico, MMPI-A e O.R.T.

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Parole chiave

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