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PCI e Televisione nel 1955

Questa tesi è il risultato di un breve ma intenso lavoro di ricerca che mi ha portato a scoprire, tra le pagine ormai ingiallite dell’Unità del 1955, notizie e curiosità sull’Italia che ha visto nascere la televisione.
E’ stato un vero e proprio viaggio a ritroso nel tempo quello che ho compiuto nei mesi di ottobre e novembre del 2004, recandomi quotidianamente alla Biblioteca Provinciale di Avellino e sfogliando, a volte per ore ed ore, le pagine di un quotidiano che, allora come oggi, dava voce al Partito Comunista Italiano ed esprimeva il suo punto di vista, tutt’altro che positivo, sul nuovo medium.
E’ stata una ricerca impegnativa, ma devo dire che si è rivelata sin dall’inizio anche molto piacevole, soprattutto perché mi ha fatto immaginare la nostra Penisola “in bianco e nero”, proprio come nelle prime immagini televisive, con i suoi umori e le sue storie, le sue crisi di governo e i suoi divertimenti. A volte la lettura degli articoli mi ha preso così tanto che, chiuso il raccoglitore, ho avuto difficoltà a tornare con la mente nel 2004: dal presidente Gronchi al presidente Ciampi; dal governo di Segni a quello di Berlusconi; da un Festival di Sanremo, quello del 1955, che vedeva come un’incombenza la teletrasmissione, perché bisognava controllare anche l’abbigliamento delle cantanti, affinché risultasse “decoroso”, al Festival di Sanremo, quello del 2004, che è stato organizzato esclusivamente in funzione della diretta televisiva…e della relativa audience. Quante cose sono cambiate in cinquant’anni o poco più, e quante di queste erano già state previste e preannunciate nel ’55!
Oggi sarebbe improponibile una vita senza televisione o, almeno, nessuno riuscirebbe ad immaginare la propria giornata senza il rituale appuntamento con il telegiornale dell’ora di pranzo, il telefilm preferito e lo zapping delle notti insonni. Eppure, per quanto strano possa apparire ad una generazione nata e cresciuta con la TV, c’è stato un tempo in cui la “scatola magica” non era presente in tutte le case e qualcuno pensava addirittura che si trattasse di un fenomeno passeggero, come la moda, che non avrebbe avuto alcun seguito.

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2 Capitolo 1 TV e Radio (innovazioni tecniche) A differenza di ciò che è avvenuto nella storia della radio e del cinema, alle origini della televisione non c’è stato un solo “inventore”. Nel caso di Guglielmo Marconi e dei fratelli Lumière, l’esaltazione divistica della popolarità delle loro invenzioni aveva contribuito a dare un “volto umano” ad oggetti e procedimenti profondamente rivoluzionari, destinati a cambiare la vita quotidiana di milioni di persone. Alla televisione, invece, è mancato questo legame che avrebbe potuto unire, almeno alle origini, l’oggetto ad una storia lineare. A prevalere è stato piuttosto un insieme complesso di risorse disponibili, intuizioni, strutture, la cui confluenza pose le condizioni dell’affermarsi del nuovo medium. L’Europa è stata il teatro dei primi esperimenti di trasmissione televisiva: il Bbc Television Service inaugurò le prime trasmissioni pubbliche il 2 novembre 1936 mentre, nello stesso anno, i Giochi Olimpici furono trasmessi via etere in alcune città tedesche, dove i televisori installati nei luoghi pubblici radunarono circa 160.000 spettatori. Diversamente da quanto era accaduto con la radio nel Primo conflitto mondiale, l’esplosione della Seconda guerra mondiale produsse un rallentamento degli sviluppi necessari a permettere l’allargamento dell’uso della televisione. E questo perché, allo scoppiare del conflitto, la TV non era ancora sufficientemente avanzata dal punto di vista tecnico per poter essere utilizzata dai belligeranti e l’attenzione fu, dunque, rivolta altrove. Nel dopoguerra, tuttavia, furono gli Stati Uniti, meno indeboliti dal conflitto, a portarsi nel giro di pochi anni in testa alla diffusione della

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze della Comunicazione

Autore: Claudia Tarantino Contatta »

Composta da 94 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.