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Studio sulla mielolesione: possibili ricerche - L'esperienza di ''Superman''

Il rapido sviluppo della tecnologia in tutti i campi del vivere sociale è sicuramente uno dei segni del progresso dell’odierna collettività. L’immagine del villaggio globale descrive pienamente il futuro del mondo che ci attende, là dove il superamento dei limiti imposti dalle barriere spazio-temporali non è più un’ipotesi assurda ma una realtà sempre più concreta.
Nuove sfide si presentano agli occhi dei ricercatori che non si fanno certo mancare gli strumenti e la volontà per affrontarli. Uniche e fragili barriere sono rimaste il diritto e la morale che tentano di disciplinare il campo scientifico con regole e criteri etici. Ma diritto e morale non bastano più. Sotto i colpi disinvolti degli scienziati più audaci le strutture giuridiche ed etiche scricchiolano. Probabilmente lo scontro è inevitabile se si considera che la scienza ha compiuto balzi da gigante negli ultimi anni mentre il diritto e la morale ne ha registrati di meno eclatanti perché, più che adeguarsi ai tempi moderni, il loro compito resta quello di regolare le mutazioni.
È dentro questo orizzonte socio-culturale che si colloca il profilo tematico di questo lavoro: “Studio sulla Mielolesione: Possibili Ricerche. L’esperienza di Superman”.
Apre la tesi il capitolo dedicato all’interprete cinematografico più famoso del personaggio di Superman, eroe dei fumetti e icona della cultura statunitense: Christopher Reeve.
La riflessione, allora, prende l’avvio con il secondo paragrafo nel quale si evidenzia il suo ruolo di famoso paladino delle ricerche mediche a beneficio delle persone affette da traumi alla spina dorsale. Reeve fa della sua crociata la ragione della vita, usando la sua fama e le sue amicizie illustri per portare avanti questa causa in ogni occasione. Nello stesso tempo si offre come cavia per una lunga serie di terapie sperimentali. I progressi non mancano: l'attore comincia a muovere l'indice di una mano e riconquista il tatto in alcune parti del corpo. Riesce anche a riprendere la sua carriera artistica. In quegli stessi anni l’Italia vive il suo caso Reeve: Ambrogio Fogar. È il 12 settembre 1992 quando durante il raid Parigi-Mosca-Pechino la macchina su cui viaggia si capovolge e Fogar si ritrova con la seconda vertebra cervicale spezzata e il midollo spinale tranciato. L’incidente gli provoca un’immobilità assoluta e permanente e, se Reeve può contare su cure nella stessa America, Fogar programma un intervento in Cina che non riesce ad effettuare per la sopraggiunta morte.
Le esperienze narrate rinviano al secondo capitolo nel quale viene affrontata la questione della mielolesione e tutto ciò che ruota attorno ad essa.
Il paragrafo dedicato al midollo spinale tenta di descrivere il funzionamento di questa struttura nervosa che collega il cervello e i tessuti periferici del corpo. Con l’ausilio di alcuni schemi si è riprodotta la normale attività del midollo spinale perché fossero, poi, evidenti le dannose ripercussioni di una lesione sull’intero organismo. Poiché la lesione midollare interrompe totalmente o parzialmente le vie ascendenti e discendenti del midollo, si manifestano dei deficit motori o sensitivi di diversa natura ed entità. I sintomi della sindrome midollare variano quindi in relazione al livello ed al tipo di lesione ed anche in relazione ad una corretta riabilitazione e terapia medica.
Nell’ultimo paragrafo sono state ripercorse le tappe cruciali che hanno segnato il cammino della comunità scientifica verso la ricerca del rimedio al problema della mielolesione, accostandolo a quella che è stata l’esperienza di Christopher Reeve dal momento dell’incidente. Si è focalizzata l’attenzione su quanto importante sia la ricerca scientifica e su quanto sia difficile progredire in un clima certamente non sempre favorevole: dallo scarso interesse nei confronti delle lesioni midollari alla politica previdenziale dei governi in materia di assistenza ai mielolesi, alla conseguente esiguità di denaro per la ricerca, all’ostacolo che l’ostruzionismo all’utilizzo delle cellule staminali rappresenta per la comunità scientifica. Si è fatta, quindi, un’ampia panoramica sulle scoperte più recenti e sulla situazione attuale del mondo della ricerca, illustrando le direzioni verso cui si sta proiettando. Si è inoltre sviluppata un’analisi critica sulla possibilità di passare dalla ricerca sugli animali – che ha dato risultati più che incoraggianti in termini di recupero delle capacità sensoriali e motorie – alla formulazione e applicazione di protocolli vincenti anche nell’uomo. Un breve punto della situazione in merito all’utilizzo di cellule staminali embrionali e alle più recenti evoluzioni della posizione delle istituzioni politiche rispetto all’argomento chiudono la disamina.
Conclude il lavoro in appendice una corrispondenza che ho avuto con alcuni illustri ricercatori e con una rivista scientifica dalla quale ci si può rendere conto della complessità di quanto trattato.

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4 PREMESSA Ogni uomo, vivendo, cerca sempre di migliorare la propria condizione, soprattutto in questa nostra fase storica dove la questione della qualità della vita sembra primeggiare. L’auspicio è che condizioni di vita dignitose e soddisfacenti diventino raggiungibili per tutti, a prescindere dal genere, dallo stato sociale o dal gruppo etnico al quale si appartiene. Di quali strumenti dispone chi, nella condizione di disabile, punta ugualmente alla meta, pur consapevole della sua diversa situazione di partenza? Quali le garanzie? Da questa parte della barricata il futuro è tanto auspicabile quanto, a volte, irraggiungibile. Non sarà però una visione catastrofica, né tanto meno troppo ottimistica di quanto l’imprevedibile futuro riserva, a guidare questa analisi, quanto la convinzione che è possibile agire, sempre e comunque. Oggi si impone l’adozione di un nuovo modo di pensare, costruito sulla coscienza che le problematiche che si presentano all’attenzione dell’uomo richiedono tempestività di azione e che, in questo, si è sostenuti da un pervasivo spazio informatizzato e da un formidabile sviluppo tecnologico. Concetti comodamente falsati, e spesso strumentalizzati, inducono inevitabilmente alla non- azione o a lasciare le cose come sono, ma a questa rotta rinunciataria si dovrà, prima o poi, dare una deviazione, non fosse altro per il rispetto delle capacità cognitive, e non solo emotive, dell’uomo che, forte anche della propria esperienza, dovrebbe rispondere alle sollecitazioni di tutte le componenti della propria società con responsabilità. Così al problema della pigrizia si somma quello, forse più insidioso, degli ostacoli imposti da chi, per vedute o credo diversi, non vive in prima persona situazioni di disagio ma, nella migliore delle ipotesi, regala solo uno sforzo di immaginazione optando però, alla fine, sempre per scelte egoistiche.

Tesi di Laurea

Facoltà: Lingue e Letterature Straniere

Autore: Luigi Nibio Contatta »

Composta da 57 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2652 click dal 21/11/2006.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.