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Il disinquinamento delle interferenze fiscali nel bilancio di esercizio

Il presente elaborato analizza dettagliatamente tutte le questioni teoriche e pratiche connesse al disinquinamento fiscale.
Partendo da un'analisi storica si arriva all'attuale disciplina dell'art. 109, comma 4, lettera b) del TUIR.
Si analizzano con casi pratici tutte le fattispecie incluse nel novero dalla norma e quelle sulle quali la dottrina ancora si dabatte come le svalutazioni fiscali delle rimanenze ed il leasig finanziario.
La tesi argomenta poi i temi della fiscalità differita connessa, il disinquinamento pregresso, il vincolo patrimoniale per masse, la compilazione del quadro EC, ecc.
Il disposto normativo viene poi confrontato con le novità introdotte dal decreto Bersani e con il disegno di legge della finanziaria 2008 al fine di metterne in risalto le opportunità connesse.
Viene infine riportato un complesso caso pratico di una società di capitali che applica l'art. 109 c. 4, compilando il quadro EC per effettuare le deduzioni extracontabili, per il disinquinameneto pregresso, per i riallineamenti, anche in violazione del vincolo patrimoniale sulle riserve. Si possono così carpire appieno le criticità e le opportunità della norma.

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5 INTRODUZIONE Nei sistemi capitalistici avanzati, fondati sul credito e sulla fiducia collettiva, l’informazione e la comunicazione rivestono tutt’oggi un valore aggiunto che permette agli operatori di dominare l’incertezza intrinseca legata ai possibili e molteplici stati del mondo. Le scelte economiche, infatti, dominate dal positivo e inconsapevole egoismo smithiano, si fondano sull’informazione prospettica o, in altri termini, la trasparenza dell’informazione si correla positivamente allo sviluppo economico, agli investimenti e alla crescita. Dalla teoria dei mercati efficienti 1 , la massima efficienza paretiana possibile di un sistema ideale si crea allorquando le informazioni disponibili agli operatori interni (amministratori, soci di maggioranza) sono anche conosciute, senza discrepanze temporali, agli attori esterni o stakeholders (investitori di massa, associazioni sindacali, creditori ecc). Invero, in un simile sistema, la massima produzione di valore si accompagnerebbe a un’equilibrata ripartizione dello stesso in proporzione all’apporto dei fattori produttivi. Orbene, l’interesse primario del legislatore civilistico dovrebbe quindi essere quello di cercare di avvicinarsi a tale massimo equilibrio, un sistema di trasparenza, chiarezza, veridicità in grado di attenuare i fallimenti del mercato. Analogamente, anche il legislatore tributario dovrebbe ponderare il suo fine principale di massimizzare il gettito in funzione delle uscite pubbliche con l’obbiettivo parafiscale di creare trasparenza e sviluppo. Nel nostro caso si può con certezza affermare che il principio di disinquinamento fiscale risponda proprio a queste esigenze di informazione e trasparenza. Tali riflessioni sono ancor più rilevanti alla luce di una realtà appesantita dai recenti scandali finanziari che hanno peraltro minato la fiducia collettiva nei mercati. Per questi motivi, le imprese devono preoccuparsi dell’informazione offerta all’esterno, anche in relazione alle nuove regole di erogazione del credito, conosciute col nome dei “Basilea 2”. Per le società rileva come il principale depositario di quest’esigenza informativa sia proprio il bilancio d’esercizio, ossia quel prospetto che, attingendo da un’ordinata contabilità, deve rappresentare in maniera davvero veritiera e corretta la situazione economica e patrimoniale della società (art. 2423 c.c.). Ciò premesso, l’inquinamento fiscale del bilancio si verifica allorquando norme fiscali agevolative o forfetarie prevalgono su norme civilistiche e vengono appostate 1 EUGENE F. FAMA, Efficient capital markets, 1960.

Tesi di Laurea

Facoltà: Economia

Autore: Nicola Siviero Contatta »

Composta da 163 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 3160 click dal 03/11/2006.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.