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Sguardi del cinema sulle culture rom

Il progetto di questa tesi di laurea nasce a partire da un desiderio e da una curiosità: il desiderio di guardare al modo in cui la nostra società e la nostra cultura, nelle sue rappresentazioni, ha osservato e giudicato il popolo rom, e la curiosità di conoscere un po’ meglio questo strano popolo che non ha un verbo per tradurre il termine “avere” e che designa lo ieri e il domani con la stessa parola. Il percorso che abbiamo scelto di compiere si apre con una riflessione sul significato della parola “zingaro”, scoprendo che si tratta di un’etichetta comunemente usata per definire coloro che invece si autodefiniscono “rom”. Gli studi storici, linguistici e socio - antropologici ci hanno fornito gli strumenti principali per raccontare e descrivere il popolo rom che non usa la scrittura come mezzo di documentazione e conservazione della propria memoria storica e che non ha una patria, non ha mai rivendicato nessun territorio nazionale e non ha mai indetto una guerra. La storia degli zingari è anche la storia delle rappresentazioni sociali e culturali che di essi le società hanno creato nelle diverse epoche storiche; così la nostra attenzione si è soffermata sulle immagini e sugli stereotipi più comuni usati per definire gli zingari. Anche il cinema, come la letteratura, la musica, la pittura, ha subito il fascino irresistibile dei rom e, nello stesso tempo, ha contribuito a creare e diffondere particolari immagini degli zingari; immagini che, se da un lato costituiscono un importante punto di vista sull’universo culturale dei rom, dall’altro sono entrate a far parte del nostro immaginario collettivo influendo sul modo di vedere, di pensare e di comunicare la diversità.
La scelta di utilizzare il cinema come strumento in grado di mediare la conoscenza da parte dei non zingari del mondo rom è stata effettuata a partire dalla constatazione che i rom non hanno un linguaggio scritto. Di conseguenza l’unico altro modo per poter affrontare un discorso sulla rappresentazione che la società dei gagè ha prodotto di questo popolo è quello di analizzare le immagini che il cinema ha utilizzato per descrivere e raccontare gli zingari; in particolare la nostra attenzione si è soffermata sui film nei quali è possibile analizzare e individuare gli stereotipi più comuni su cui viene costruito il personaggio dello zingaro. La ricerca di un punto di vista cui guardare la cultura rom attraverso le immagini filmiche è stata fondamentale per chiarire il significato stesso da attribuire al termine cultura e il ruolo e l’importanza del cinema nella rappresentazione di culture “altre”.
Ecco perché il punto di vista del cinema: come se le immagini e i film, potessero rappresentare uno spazio entro cui gli individui avessero la possibilità di “sospendere la realtà quotidiana, togliersi la maschera, abbandonare le solite posizioni e ruoli sociali occupati, costruendo e vivendo nello spazio del possibile” .
Dentro questo spazio abbiamo cercato di interrogarci sulla cultura dei rom, sul loro pensiero, sul loro modo di vivere in relazione con i gagè, e lo abbiamo fatto, in particolare, usando lo sguardo di due autori, Emir Kusturica e Tony Gatlif. Una ricerca quindi che ci ha portato da una parte, in direzione dell'analisi storico sociologica dei principali stereotipi che nell'immaginario collettivo identificano gli zingari e che, condizionando gli atteggiamenti e il modo di vedere questa gente rappresentano una forma di conoscenza della cultura rom parziale e pregiudiziale e nello stesso tempo dell’analisi filmica volta individuare il modo in cui tali stereotipi siano stati utilizzati dal cinema, dall’altra verso una consapevolezza personale diretta alla formazione di un atteggiamento e di un modo nuovo di guardare la “diversità” basato sulla lettura antropologica contemporanea del concetto di cultura che fa propria una concezione “meticcia” di essa. Un viaggio dunque alla scoperta della “diversità” intesa come valore positivo, dell’alterità considerata come ricchezza umana e culturale. Un viaggio dove il punto di arrivo corrisponde a una nuova partenza. Nomade come lo sguardo del cinema, nomade come il popolo rom.

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4 INTRODUZIONE Il cuore rallenta e la testa cammina in un buio di giostre in disuso qualche rom si è fermato italiano come un rame a imbrunire sul muro Fabrizio De Andrè 1 Il progetto di questa tesi di laurea nasce a partire da un desiderio e da una curiosità: il desiderio di guardare al modo in cui la nostra società e la nostra cultura, nelle sue rappresentazioni, ha osservato e giudicato il popolo rom, gente portatrice di un’istanza di alterità e diversità, e la curiosità di conoscere un po’ meglio questo popolo strano, che non ha un verbo per tradurre il termine “avere”, che designa lo ieri e il domani con la stessa parola. Il percorso che abbiamo scelto di compiere si apre con una riflessione sul significato della parola “zingaro”, scoprendo che si tratta di un’etichetta comunemente usata per definire coloro che invece si autodefiniscono “rom”. Gli studi storici, linguistici e socio - antropologici, ci hanno fornito gli strumenti principali per raccontare e descrivere il popolo rom che non usa la scrittura come mezzo di documentazione e conservazione della propria memoria storica e che non ha una patria, non ha mai rivendicato nessun territorio nazionale e non ha mai indetto una guerra. Sono emerse questioni controverse riguardo le origini e l’identità culturale dei rom, sia in relazione alle implicazioni della condizione nomadica, 1 Strofa della canzone Khorakhanè (A forza di essere vento) di Fabrizio de Andrè, contenuta nell’album Anime salve.

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze della Comunicazione

Autore: Lucia Monia Vernò Contatta »

Composta da 201 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.