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La tutela non giurisdizionale del minore in Italia: dall'esperienza regionale verso un sistema nazionale di Garanti per l'infanzia

La studio si propone di comprendere quali siano le modalità attraverso le quali possa essere creata l'istituzione del Garante per l'infanzia in Italia.
Il lavoro si articola in tre capitoli e in una nota di conclusione. Nel primo capitolo si inquadra la genealogia dell'istituto dell'ombudsman entro il sistema internazionale di promozione e di protezione dei diritti dell'uomo, facendo riferimento sia ai documenti internazionali che si sono occupati del tema che alle ricadute di legislazione e di attuazione che si sono verificate in Europa.Nel secondo capitolo dopo aver chiarito il contesto (regionale/federale) in cui si colloca l'Italia, si procede ad una ricognizione comparata sia delle tre Regioni in cui il Garante/Pubblico Tutore dei minori è istituito ed operante ; sia delle strategie operate da ciascuno dei tre Uffici evidenziandone le peculiarità, le caratteristiche ed anche il carattere esplorativo, ultra legem, di alcune scelte operative. Nel terzo capitolo dopo aver svolto uno studio delle più significative esperienze europee in materia di istituzioni di garanzia per l'infanzia e l'adolescenza (Spagna, Austria e Francia) ed una esplorazione sulle molteplici iniziative parlamentari che hanno caratterizzato la XIV legislatura, è stato tentato di individuare le ragioni, le opportunità di un "sistema nazionale di garanti per l'infanzia"che operando distintamente a livello nazionale e regionale nel rispetto del principio di sussidiarietà definito dal nuovo Titolo V della Costituzione, realizzi nel modo più compiuto quel sistema di welfare che impegna sia le istituzioni pubbliche che la società civile verso un nuovo livello di capacità di vivere e di praticare i valori costituzionali.

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4 INTRODUZIONE La fine degli anni Ottanta segna simbolicamente, nel panorama internazionale, la rottura di confini ideologici e la conseguente comunità di intenti nel ripensare ad una società che mai come sino a quel momento può essere definita a tutti gli effetti globale. Naturale epicentro del ripensamento diviene il soggetto che della società è prospettiva - il fanciullo - perché l’eredità dei valori su cui essa si erige non vada dispersa ma semmai alimentata, arricchita. A New York, il 20 novembre 1989, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite in seduta plenaria, apre alla firma e alla ratifica degli Stati un documento che costituirà una “rivoluzione copernicana” nel pensare ai minori: la Convenzione sui diritti dell’infanzia. Fino ad allora gli strumenti generali sui diritti umani come il Patto sui diritti civili e politici e quello sui diritti economici sociali e culturali (1966), non erano sufficienti a proteggere un gruppo umano particolarmente vulnerabile come quello dei bambini. I minori continuavano ad essere visti come oggetto di tutela di norme fatte e pensate per gli adulti, come quelle relative all’ambiente familiare. Con la Convenzione del ’89 si conferisce al minore una vera e propria soggettività giuridica, facendolo divenire quindi legittimo titolare di diritti e di forme di tutela specifiche. Proprio perché siano effettive le garanzie nei confronti di colui che è adulto in potenza, ossia non ancora in grado di parlare (in –fans per l’appunto) per difendere i propri diritti, l’articolo 18 della Convenzione impegna gli Stati parte “alla creazione di istituzioni, istituti e servizi incaricati di vigilare sul benessere del fanciullo”.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Sara Memo Contatta »

Composta da 149 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.