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L'approccio multicausa nell'analisi della mortalità in Italia

Nel corso dell’ultimo secolo in Italia, come negli altri paesi a demografia avanzata, si è registrato un forte aumento della sopravvivenza che ha consentito ad un numero crescente di persone di raggiungere età sempre più avanzate. E’ la cosiddetta “transizione sanitaria” durante la quale la sconfitta delle malattie di origine infettiva e, in generale, dei processi morbosi acuti, ha consentito una straordinaria contrazione dei rischi di morte, provocando, nel contempo, una profonda trasformazione del profilo della mortalità per causa. Oggi, il ruolo prevalente nella mortalità è giocato dalle patologie cronico-degenerative e l’innalzamento dell’età alla morte ha fatto sì che la maggior parte dei decessi si registri ad età sempre più avanzate e sia caratterizzata da quadri patologici complessi, non sempre univocamente riconducibili ad un’unica causa di morte. Il decesso che avviene alle età anziane è, infatti, spesso il frutto dell’interazione tra numerose patologie e condizioni che rende, a volte, estremamente arduo identificare tra di esse quell’unica causa che, come prescritto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, avendo dato avvio al processo morboso che ha condotto alla morte deve essere indicata come causa “iniziale”. Non di rado, quando l’età è molto avanzata, il quadro patologico può essere caratterizzato da un insieme di malattie di cui nessuna, considerata singolarmente, è letale, ma che nel loro complesso e nella loro interazione conducono l’individuo alla morte. Si tratta di situazioni in cui ha più senso studiare quali siano i quadri patologici che si presentano più di frequente piuttosto che ricercare una causa iniziale di morte responsabile del processo morboso, non rappresentando quest’ultima la complessità dell’evento in modo esaustivo. E’ in quest’ottica che si coglie l’esigenza di uno studio sulla mortalità che vada oltre la tradizionale analisi della sola causa iniziale e che integri gli studi condotti includendo nell’analisi tutte le altre patologie segnalate dal medico certificatore sulla scheda di morte: le malattie legate alla causa iniziale da contiguità causale (causa intermedia e causa finale) e quelle che si inseriscono nel processo ma che non possono essere ritenute conseguenza diretta della causa iniziale (concause).In Italia, il primo studio a riguardo è stato condotto nel 1958 dall’Istat. Si tratta del primo esempio di analisi dell’intera informazione contenuta sulla scheda di morte nel quale vengono analizzati i decessi registrati in Italia negli anni 1951-1954 classificandoli secondo il settore di causa e di concausa. Più recente, ma limitato ad una sola patologia, è lo studio condotto dall’Istat riguardante i 4400 decessi dovuti all’Alzheimer registrati in Italia nel 2001. A partire dai decessi relativi al 1995 è stata introdotta in Italia la codifica automatica delle schede di morte attraverso la quale si dispone dell’intera informazione, tanto di natura demografica che sanitaria, riportata sulla scheda stessa. La qualità dei dati prodotti attraverso questa nuova procedura ha subìto un notevole miglioramento: il processo automatizzato permette la riduzione della variabilità dovuta alla diversa interpretazione dello stesso processo morboso da parte dei codificatori preposti alla codifica manuale, migliora la coerenza nell’applicazione delle numerose regole di codifica stabilite in sede internazionale e aumenta la comparabilità dei dati non solo a livello nazionale ma anche internazionale. Lo studio della mortalità si fonda essenzialmente sull’informazione riportata sulla scheda di morte individuale e la qualità dei dati prodotti dipende strettamente dall’esaustività e dalla correttezza con la quale essa viene compilata. La sezione del modello utilizzato per registrate i decessi dedicata alla parte sanitaria prevede, nel caso di morte da causa naturale qui analizzato, quattro quesiti nei quali il medico certificatore può descrivere il quadro morboso dalla sua fase iniziale fino all’evento morte. Dopo una prima descrizione del sistema di codifica automatica delle schede di morte utilizzato dall’Istat (capitolo 2), presa visione delle esperienze condotte a livello internazionale sugli studi della multimorbosità svolti negli ultimi anni, con particolare riferimento all’esperienza francese (capitolo 3), si è proceduto all’analisi strutturale ed alla predisposizione dei dati necessari (capitolo 4) per lo sviluppo successivo dell’analisi della multimorbosità (capitolo 5). I dati presi in considerazione in questo studio sono relativi ai decessi registrati in Italia nel corso del 2001 ed in particolare ai records individuali sottoposti alla codifica automatica, ossia il totale dei decessi di tale anno esclusi i casi sopraccitati, per un totale di 519.965 unità delle complessive 556.892 (93,4%).

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1 Introduzione: finalità ed organizzazione della tesi Nel corso dell’ultimo secolo in Italia, come negli altri paesi a demografia avanzata, si è registrato un forte aumento della sopravvivenza che ha consentito ad un numero crescente di persone di raggiungere età sempre più avanzate. E’ la cosiddetta “transizione sanitaria” durante la quale la sconfitta delle malattie di origine infettiva e, in generale, dei processi morbosi acuti, ha consentito una straordinaria contrazione dei rischi di morte, provocando, nel contempo, una profonda trasformazione del profilo della mortalità per causa. Oggi, il ruolo prevalente nella mortalità è giocato dalle patologie cronico-degenerative e l’innalzamento dell’età alla morte ha fatto sì che la maggior parte dei decessi si registri ad età sempre più avanzate e sia caratterizzata da quadri patologici complessi, non sempre univocamente riconducibili ad un’unica causa di morte. Il decesso che avviene alle età anziane è, infatti, spesso il frutto dell’interazione tra numerose patologie e condizioni che rende, a volte, estremamente arduo identificare tra di esse quell’unica causa che, come prescritto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, avendo dato avvio al processo morboso che ha condotto alla morte deve essere indicata come causa “iniziale”. Non di rado, quando l’età è molto avanzata, il quadro patologico può essere caratterizzato da un insieme di malattie di cui nessuna, considerata singolarmente, è letale, ma che nel loro complesso e nella loro interazione conducono l’individuo alla morte. Si tratta di situazioni in cui ha più senso studiare quali siano i quadri patologici che si presentano più di frequente piuttosto che ricercare una causa iniziale di morte responsabile del processo morboso, non rappresentando quest’ultima la complessità dell’evento in modo esaustivo. E’ in quest’ottica che si coglie l’esigenza di uno studio sulla mortalità che vada oltre la tradizionale analisi della sola causa iniziale e che integri gli studi condotti includendo nell’analisi tutte le altre patologie segnalate dal medico certificatore sulla scheda di morte: le malattie legate alla causa iniziale da contiguità causale (causa intermedia e causa finale) e quelle che si inseriscono nel processo ma che non possono essere ritenute conseguenza diretta della causa iniziale (concause). In Italia, il primo studio a riguardo è stato condotto nel 1958 dall’Istat. Si tratta del primo esempio di analisi dell’intera informazione contenuta sulla scheda di morte nel quale vengono analizzati i decessi registrati in Italia negli anni 1951-1954 classificandoli secondo il settore di causa e di concausa. Tutta l’informazione necessaria per tale studio è stata ottenuta grazie alla codifica manuale del totale delle schede di morte da parte di codificatori nosologici forniti di competenza medica. Più recente, ma limitato ad una sola patologia, è lo studio 3

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Statistiche

Autore: Raffaella Fallone Contatta »

Composta da 110 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2137 click dal 09/11/2006.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.