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Roma-Cap Bon: sola andata. L'identità delle città italiane nell'esperienza dei telespettatori tunisini

La nostra televisione di Stato, grazie ad accordi con lo Stato tunisino, ha potuto installare un’antenna sulla punta di Cap Bon (Tunisia del nord) per irradiare il suo segnale. Inizialmente era possibile vedere la RAI solo all’interno della capitale; poi in quasi tutto il Paese. Desidero far notare che ancora prima che la Tunisia avesse una propria televisione era presente nel Paese il segnale della RAI. E in seguito, dopo la nascita della TV di Stato tunisina (creata con l’ausilio dell’esperienza di tecnici, registi, operatori italiani), la RAI continuò a catturare la fetta più grande dell’audience tunisino vista la scarsissima appetibilità del palinsesto della loro neo-nata TV.
Come si può facilmente intuire, la fruizione dei programmi trasmessi dalla nostra televisione deve avere in qualche modo lasciato un segno, se non addirittura influenzato una parte della popolazione tunisina.
È questa l’ipotesi che sta alla base della ricerca che ho condotto in Tunisia; ho cercato di capire fino a che punto la RAI è stata ed è in grado di mostrare correttamente le nostre città; ho tentato di comprendere se l’immagine che il telespettatore tunisino è riuscito a crearsi delle nostre città (e quindi dei nostri trasporti, abitazioni, modo di consumare ecc.– in generale l’immagine del Paese -) attraverso ciò che veniva mostrato dalla nostra TV, è un immagine fittizia o corrispondente al reale.

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5 Premessa Andai per la prima volta in Tunisia, al seguito dei miei genitori, all’età di un anno. Ci stetti per un mese intero, ma di quel viaggio, com’è ovvio, non ricordo niente. Negli anni successivi tornai numerose volte a visitare la Tunisia. Rimasi affascinato dalla vicinanza geografica di quel Paese, ma allo stesso tempo fui colpito dalla lontananza culturale che, inutile negarlo, esiste. Da un lato il mare di Hammamet, di Djerba, Tunisi e il suo essere una città araba solo in apparenza; dall’altro lato le dune di sabbia del deserto del Sahara, l’oasi di Tozeur, le case di fango dei contadini, i bambini che giocano sulle strade polverose, gli uomini e le donne con i loro abiti tradizionali; e poi ancora le moschee, ciascuna con il suo minareto e la voce assordante del “Muezzin” che prega, ciò che resta delle grandi civiltà del passato, la Medina della capitale. Un mondo policromo da scoprire e cercare di capire. Ciò che mi fu subito chiaro, sin dalle prime visite in Tunisia, è l’abilità, tutta nordafricana, di parlare correttamente la nostra lingua. Ciò pare essere dovuto a diversi fattori: in primo luogo va segnalata la grandissima presenza di italiani, fino agli anni ‘70-‘80, pienamente integrati e inseriti all’interno della popolazione locale; in secondo luogo l’italiano è una delle lingue che gli studenti hanno la possibilità di scegliere a scuola e l’Ambasciata d’Italia a Tunisi organizza corsi di italiano e distribuisce numerose borse di studio ai giovani tunisini per andare a studiare in Italia; in terzo luogo la presenza, tutt’altro che marginale, della TV italiana, in particolar modo la RAI, tra la gamma dei canali fruibili dalla popolazione tunisina.

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Paolo Mastino Contatta »

Composta da 131 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.