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I giornali regionali nell'epoca fascista. Il caso del "Telegrafo"

Informazioni tesi

  Autore: Marta Nicoletti
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2005-06
  Università: Libera Univ. degli Studi Maria SS.Assunta-(LUMSA) di Roma
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze della comunicazione
  Relatore: Sergio Chizzola
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 160

Il lavoro è sostanzialmente diviso in due parti. La prima può essere definita generale in quanto tenta di dare un quadro dettagliato della situazione in cui vissero giornali e giornalisti durante l'epca fascista. La seconda parte invece è più specifica restringendo il campo di interesse ai giornali regionali ed in particolare al "Telegrafo" di Livorno, quotidiano della famiglia Ciano. Per concludere l'ultimo capitolo è stato dedicato ad una breve analisi del "Tirreno", quotidiano regionale che ha preso il posto del "Telegrafo" nel dopogerra.

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5 Introduzione L’idea di fare uno studio sui quotidiani locali nel periodo fascista è nata dalla mia esperienza di stage presso il quotidiano “Il Tirreno” nella redazione di Grosseto, un giornale vivo, presente in maniera significativa nel tessuto del territorio. Mi sono domandata quale fosse la funzione della stampa locale durante il fascismo e ho cercato di approfondire questo aspetto per comprendere fino a che punto fosse stata cambiata la stessa struttura dei quotidiani dalle restrizioni imposte ai giornalisti nonché le modalità di costruzione delle notizie e gli argomenti trattati. Come esempio per la trattazione dei vari argomenti ho preso in considerazione il giornale dove mi trovavo a lavorare, un giornale regionale che durante l’epoca fascista diventò di grande prestigio e non solo nazionale. “Il Telegrafo” era un quotidiano livornese – oggi sostituito dal “Tirreno” – fondato nel 1877 a Livorno da Giuseppe Bandi, un ex garibaldino che decise di intraprendere la carriera giornalistica. Oltre ad essere uno dei quotidiani più antichi d’Italia, “Il Telegrafo” ha conosciuto un periodo d’oro proprio durante il ventennio. Divenne infatti di proprietà di una delle famiglie simbolo del regime, la famiglia Ciano e a dirigerlo fu Giovanni Ansaldo che viene ricordato come la voce ufficiosa del ministro degli esteri. Ansaldo instaurò un forte rapporto con Galeazzo Ciano, futuro genero del Duce e ministro degli esteri, e quindi “Il Telegrafo” acquistò prestigio internazionale proprio perché si cercava di leggere tra le righe le idee, i pensieri e le opinioni dell’Italia fascista. E’ stato dunque l’interesse per un periodo particolare della stampa italiana e la curiosità di analizzare le pagine del quotidiano livornese a spingermi ad intraprendere questo studio, che si divide essenzialmente in due parti. La prima, composta da due capitoli, può considerarsi generale: infatti vi tratto

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ciano
fascismo
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