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Il terrorismo dopo l'11 settembre: un crimine internazionale?

Informazioni tesi

  Autore: Arquimedes Cecconi Correa
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Internazionali e Diplomatiche
  Relatore: Paola Gaeta
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 78

Gli attentati terroristici dell’11 Settembre 2001 hanno avuto un enorme impatto nell’ordinamento internazionale. Tuttavia, per quanto riguarda la qualifica del terrorismo come crimine internazionale, gli attacchi contro il Pentagono e le Torri Gemelle non hanno avuto un ruolo decisivo, ma hanno solo consolidato la categoria di un crimine già esistente in base al diritto consuetudinario. Dallo studio della prassi attuata dagli Stati in seno alle organizzazioni internazionali prima e dopo il settembre 2001, si evince come le forme più gravi di terrorismo siano state considerate infrazioni lesive della dignità umana a un punto tale da mettere a repentaglio le basi della convivenza tra le nazioni, la pace e la sicurezza internazionale.
A sostegno di quanto detto possono essere citate varie disposizioni rintracciabili in diversi strumenti internazionali come: le dodici convenzioni per la soppressione di talune manifestazioni terroristiche (che trattano di attività delittuose transnazionali); le risoluzioni 49/60 e 52/210 dell’Assemblea Generale dell’ONU; la risoluzione 1269 del 1999 del Consiglio di Sicurezza; le convenzioni americane contro il terrorismo del 1971 e del 2002; le convenzioni antiterroristiche della Lega Araba (1998) e dei paesi islamici (1999); la convenzione europea contro il terrorismo del 1977; quella africana del 1999 e molte altre. In diversi di questi atti internazionali si dichiara il terrorismo come “criminale e ingiustificabile” e si pongono le basi per la cooperazione internazionale al fine di reprimerlo.
Se riconosciamo nel terrorismo internazionale un crimine di natura consuetudinaria, si possono risolvere alcune problematiche che parte della dottrina non ha ancora risolto, ossia: la mancanza di un accordo intorno ad una definizione chiara ed unitaria di terrorismo, e la consapevolezza che la nozione di “combattenti nelle lotte per la liberazione nazionale” sia ben diversa da quella di “terrorista”. Ciò non toglie l’obbligo, a carico degli Stati, di punire le attività terroristiche anche in assenza di una convenzione generale sul tema.
L’11 Settembre ha dimostrato quanto devastante possa essere il terrorismo. Se tale evento non è stato determinante per sancire la natura di questo fenomeno, almeno ha rafforzato definitivamente l’idea che il terrorismo internazionale è un crimen ius gentium.

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INTRODUZIONE Chiunque volesse scrivere sul terrorismo oggi non potrebbe non tener conto dei terribili attentati dell’11 settembre 2001. A quasi cinque anni da tali eventi, sono ancora presenti nei nostri occhi le immagini delle Torre Gemelle in fiamme. Con esse crollavano anche le nostre speranze di un mondo unito dopo decenni di frattura bipolare. Il terzo millennio cominciava, invece, con la minaccia che si avverassero le profezie sui “conflitti di civiltà”. Sebbene sia discutibile l’idea che gli attacchi terroristici contro i simboli del potere americano abbiano scatenato una guerra fra culture, non c’è dubbio che l’11 settembre ha cambiato radicalmente il nostro mondo: si rafforzano le identità culturali, si guarda con curiosità o diffidenza chi professa un credo diverso, si modificano le alleanze strategiche, si cercano fonti energetiche alternative al petrolio, e così solo per notare alcune delle trasformazioni ancora in corso. Il diritto – e il diritto internazionale in primis – come substrato normativo della società non poteva rimanere estraneo a questi mutamenti. Le pretese di estendere lo jus ad bellum ai casi della c.d. “guerra preventiva” o la restrizioni dei diritti civili per motivi di “sicurezza nazionale” sono solo alcuni esempi dei principi che cercano di prevalere nel nuovo sistema creatosi. Non è del tutto inusuale che trasformazioni sostanziali sorgano da simili tragedie: le scienze della politica, il diritto – e persino la mitologia – conoscono guerre fondanti, rivoluzioni e “caos primigeni” come eventi generanti di nuovi sistemi politici, normativi e persino cosmogonie. Questa volta non è toccato ad una conflagrazione internazionale (come accadde con la Guerra dei 30 anni o con la Seconda guerra mondiale, all’origine dell’assetto politico seguente alla Pace di Westfalia o delle Nazioni Unite) ma è bastata una decina d’uomini per provocare il più devastante atto terroristico della storia. Atto di enormi conseguenze nella vita della comunità internazionale. Il terrorismo è un fenomeno relativamente recente. Escludendo alcuni precedenti in epoche passate, è possibile situare la sua nascita al tempo della Rivoluzione francese. Durante gli ultimi due secoli, quasi tutti le nazioni hanno dovuto far fronte a questa problematica in qualche momento della loro storia. Quello che rende inedito il terrorismo odierno è la sua capacità di colpire l’intera umanità. Aldilà delle numerose

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