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Costume e società, la rivoluzione siciliana. Dal caso Viola al delitto d'onore, le grandi svolte degli anni '60 viste dai giornali

Informazioni tesi

  Autore: Nicola Figlioli
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Palermo
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Scienze della Comunicazione
  Relatore: Franco Nicastro
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 186

Gli anni ’60 rappresentano per il nostro paese un’epoca di profonde trasformazioni sociali, per le quali si è spesso parlato di una vera e propria “rivoluzione dei costumi”. Cambiano i rapporti in famiglia, i giovani conquistano la ribalta sociale e le donne rivendicano maggiore libertà di essere e di agire. Una trasformazione che investe tutta l’Italia, ma che trova al meridione una maggiore resistenza, dovuta a un sistema di valori più tradizionalista e arcaico.
In Sicilia sono tanti i fatti di cronaca di quel periodo che si pongono in aperta rottura con la tradizione, a testimonianza del forte processo di mutamento sociale in atto. Nel dicembre del 1965 la diciassettenne Franca Viola, di Alcamo, si oppone per la prima volta alla consuetudine del “matrimonio riparatore”, rifiutando di sposare chi l’aveva rapita e violentata. Su tutta la stampa nazionale e locale nasce un ampio dibattito: si tratta di un evento di quelli che segnano una vera e propria svolta nei costumi dell’isola. Vediamo come, in relazione a questo e ad altri casi, i quotidiani trasformano i fatti di cronaca in “eventi di costume”.
Il termine “costume”, socialmente inteso, ha un significato ampio ed eterogeneo, con il quale si indicano generalmente tutte “le consuetudini e gli usi propri di un tempo e di un luogo” .
Nel mondo dell’informazione il “costume” diventa un genere giornalistico a parte, che “ha per oggetto avvenimenti che non modificano la realtà in cui viviamo, ma che attestano come essa si sta modificando o si è già modificata” . Gli eventi raccontati perdono, in questo caso, sia il carattere dell’immediatezza che quello dell’eccezionalità, per trasformarsi in comportamenti sociali e in testimonianze del modo di vivere dei popoli in ogni epoca.
Per quanto riguarda la stampa, la sede privilegiata della notizia di costume è rappresentata in genere dai rotocalchi e dai periodici. Al contrario dei quotidiani, questi contenitori di notizie sfuggono, infatti, alla gabbia delle routines produttive giornaliere e delle deadlines immediate, diventando i veicoli privilegiati dell’approfondimento e dell’opinione.
Nel raccontare il mutamento e l’evoluzione sociale, una funzione fondamentale viene svolta però anche dalla cronaca, che deve selezionare e segnalare, tra gli infiniti fatti che avvengono ogni giorno nel mondo, anche e soprattutto quegli eventi che sono un indice rilevante dei processi sociali in atto. I quotidiani e la cronaca in essi contenuta sono, per questo motivo, essenziali alla comprensione del mondo in cui viviamo, in una concezione che intende il mestiere di giornalista alla stregua di uno “storiografo del presente”.
Oggetto della tesi è il cambiamento di costume avvenuto in Italia negli anni ’60, con particolare riferimento alla posizione della donna nella società meridionale. Il lavoro svolto intende documentare come, in un’epoca così densa di trasformazioni sociali, i quotidiani abbiano raccontato e influenzato i processo sociali in atto. L’analisi si sofferma, in particolare, sul modo in cui la sfida al cambiamento viene raccolta in Sicilia, terra da sempre soggetta ad una condizione di ritardo socio-culturale nei confronti del resto della penisola.
Due sono i fatti di cronaca su cui mi sono soffermato: il caso Franca Viola e il delitto commesso da Gaetano Furnari, entrambi svoltisi tra il 1964 e il 1966. I due casi suscitarono una grande eco mediatica, fungendo da stimolo per aprire sulla stampa un ampio dibattito sulla condizione femminile e sull’esigenza di svecchiare una legislazione, quella italiana, non più al passo con i tempi.
Nella stesura del lavoro mi sono concentrato in particolare su due testate: il Giornale di Sicilia, quotidiano più letto nell’isola, e L’Ora, in quanto suo concorrente diretto, con un ampio bacino di lettori soprattutto a Palermo. Il corpus di edizioni trattate racchiude entrambe le vicende di cronaca, il caso Viola dal rapimento della giovane alla conclusione del processo, il caso Furnari solo per quel che riguarda le vicende processuali, fino alla condanna dell’omicida a 2 anni e 11 mesi di reclusione. Oggetto d’analisi è quindi un periodo della durata di circa un anno, che va dal 14 dicembre 1965 (il giorno precedente all’inizio del processo contro Gaetano Furnari) al 20 dicembre 1966 (due giorni dopo la sentenza di condanna per Filippo Melodia, il rapitore di Franca Viola).

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1 I “fatti di costume” raccontati dai quotidiani Gli anni ’60 rappresentano per il nostro paese un’epoca di profonde trasformazioni sociali, per le quali si è spesso parlato di una vera e propria “rivoluzione dei costumi”. Cambiano i rapporti in famiglia, i giovani conquistano la ribalta sociale e le donne rivendicano maggiore libertà di essere e di agire. Una trasformazione che investe tutta l’Italia, ma che trova al meridione una maggiore resistenza, dovuta a un sistema di valori più tradizionalista e arcaico. In Sicilia sono tanti i fatti di cronaca di quel periodo che si pongono in aperta rottura con la tradizione, a testimonianza del forte processo di mutamento sociale in atto. Nel dicembre del 1965 la diciassettenne Franca Viola, di Alcamo, si oppone per la prima volta alla consuetudine del “matrimonio riparatore”, rifiutando di sposare chi l’aveva rapita e violentata. Su tutta la stampa nazionale e locale nasce un ampio dibattito: si tratta di un evento di quelli che segnano una vera e propria svolta nei costumi dell’isola. Vediamo come, in relazione a questo e ad altri casi, i quotidiani trasformano i fatti di cronaca in “eventi di costume”. Il termine “costume”, socialmente inteso, ha un significato ampio ed eterogeneo, con il quale si indicano generalmente tutte “le consuetudini e gli usi propri di un tempo e di un luogo” 1 . Nel mondo dell’informazione il “costume” diventa un genere giornalistico a parte, che “ha per oggetto avvenimenti che non modificano la realtà in cui viviamo, ma che attestano come essa si sta modificando o si è già modificata” 2 . Gli eventi raccontati perdono, in questo caso, sia il carattere dell’immediatezza che quello dell’eccezionalità, per trasformarsi in comportamenti sociali e in testimonianze del modo di vivere dei popoli in ogni epoca. Per quanto riguarda la stampa, la sede privilegiata della notizia di costume è rappresentata in genere dai rotocalchi e dai periodici. Al contrario dei quotidiani, questi contenitori di notizie sfuggono, infatti, alla gabbia delle routines produttive giornaliere e delle deadlines immediate, diventando i veicoli privilegiati dell’approfondimento e dell’opinione. 1 G. Folena, Nuovissimo dizionario della lingua italiana, Loescher editore,Torino,1991. 2 A. Papuzzi, Professione giornalista, Donzelli editore, Roma 1998, p. 174.

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