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La concezione della donna nella cultura ebraica: modello comunitarista e prospettive liberali

Informazioni tesi

  Autore: Laura Palomba
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1995-96
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Annamaria Loche
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 198

Con la presente tesi mi sono proposta come obiettivo l'analisi della concezione della donna nella comunità ebraica della diaspora dal punto di vista filosofico-politico. Ho scelto di assumere come chiave di lettura due filoni di filosofia politica contemporanei, il liberalismo e il comunitarismo, in quanto le femministe ebree delle comunità anglosassoni, partendo dall'assunto dell'uguaglianza con gli uomini nelle aspirazioni spirituali, basano le loro rivendicazioni sulla riproposizione di alcuni concetti chiave del femminismo internazionale tradizionale, come uguaglianza, libertà e giustizia i quali, per un verso, appaiono profondamente radicati nella religiosità ebraica e per un altro, costituiscono il fondamento teorico del pensiero liberal anglosassone e di quello rawlsiano in particolare. La tesi esposta in questa ricerca è dunque quella del possibile connubio tra ideali liberali e obiettivi femministi. Il lavoro è suddiviso in cinque capitoli:
1) Il primo capitolo analizza brevemente il ruolo che la legge codificata nella Torah riveste nell'ebraismo e lo status che viene assegnato alle donne dal Pentateuco.
2) Nel secondo capitolo, alla luce di una breve descrizione dei contenuti del comunitarismo contemporaneo e di un excursus sulla posizione della donna che emerge nella legge orale, il Talmud, si sono descritti i termini comunitaristici della comunità ebraica e le discriminazioni di genere che ne derivano.
3) Il terzo capitolo svolge un'analisi della concezione ebraica di giustizia, libertà ed eguaglianza, concetti che sono ricorrenti anche nel linguaggio femminista ebraico.
4) Il quarto capitolo esamina l'assunto giusnaturalistico del primo stadio legalistico, quello rappresentato dalle leggi noachiche e mosaiche, al fine di mostrare come il successivo monopolio maschile della legge sia positivistico e quindi non legittimabile attraverso la sua natura divina.
5) Nel quinto capitolo ho svolto il tema centrale della tesi mostrando i punti d'incontro possibili tra il femminismo ebraico e il liberalismo rawlsiano dell'opera Una teoria della giustizia, premettendo una panoramica sul mondo femminile secolare e sui concetti chiave espressi dai filosofi liberali contemporanei. L'originalità della tesi esposta può essere espressa proprio dall'accostamento tra femminismo e liberalismo. Oggi, infatti, il panorama femminista, soprattutto quello italiano, è dominato dal filone filosofico del pensiero della differenza sessuale, con il quale il progetto di un femminismo liberale si scontra. In questo lavoro invece cerco di proporre come nuova soluzione al disagio femminile presente sul panorama internazionale un parametro filosofico politico, che punti sul valore fondamentale della ''cittadinanza'' e miri per prima cosa ad ottenere l'acquisizione prioritaria dell'uguaglianza tra uomo e donna nei diritti.

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INTRODUZIONE Il popolo ebraico è il popolo della legge. Essa costituisce l'anello di congiunzione tra la comunità e il singolo, la «direzione da percorrere» (halakhà) individualmente per raggiungere una meta collettiva: consolidare l'alleanza tra Dio e l'umanità e preparare il mondo ad accogliere il Messia. Chiunque si impegni in un'analisi della posizione della donna in seno all'ebraismo rileverà che tale posizione non è che uno dei tanti risultati della forte problematicità del rapporto tra la Legge e lo "spirito del tempo", che oggi ha come frutto una consistente ondata di secolarizzazione che travolge, tra i credenti, anche le donne1. Così come il processo di emancipazione degli ebrei europei durante il Settecento e l'Ottocento portò in primo piano il problema della conciliazione dei rigidi precetti ebraici con le nuove esigenze socio-economiche, anche oggi l'influsso dei valori del mondo secolare e le rivendicazioni femministe hanno sollevato, in molte donne ebree, la consapevolezza della necessità di ripensare gli strumenti della fede ebraica al fine di poter evitare l'esperienza dolorosa di una scelta tra ebraismo e femminismo. Riteniamo utile premettere che il nostro lavoro si concentrerà quasi esclusivamente sulla condizione della donna nella società ebraica della Diaspora. Escludendo qualche breve accenno sullo Stato d'Israele, perché comunque esso rimane il canone normativo dell'ebraismo anche per le comunità satellite sparse nel mondo, le ragioni per cui abbiamo voluto limitare la nostra analisi alla realtà ebraica europea e soprattutto americana è triplice. Il primo motivo è una questione personale che ci porta a privilegiare, nell'ambito del nostro complessivo interesse per l'universo ebraico, la realtà ebraica rispetto a quella 1Un'analisi significativa del problema della secolarizzazione femminile all'interno della comunità ebraica londinese è presente nell'articolo di Linda Grant, Daughters in Law, in "New Moon", August 1994, p. 28. Commentando il rapporto sulla comunità femminile ebraica di Londra, curato da Rosalind Preston per conto del Rabbino Capo Dr.Sacks, la Grant afferma: «I would suggest that years and years of tolerating women's faith as a fashion parade has exacted an extremely heavy price. Mainstream Judaism has completely failed to offer women a spirituality dimension to their lives and they have looked elsewhere, to the world, for beliefe.[...] 52% of affiliated women are 'definitely' feminist». Per un'interessante panoramica sulla comunità inglese vedi A. Baker, The Jewish Woman in Contemporary Society, MacMillan, London 1993, pp. 9-12 e pp. 74-86.

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