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La fruizione del patrimonio culturale tra spettacolarizzazione e forme narrative

Informazioni tesi

  Autore: Elena Chiaberge
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Scienze della Comunicazione
  Corso: Comunicazione di massa e multimediale
  Relatore: Salvatore Rizzello
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 165

Il mio lavoro è nato dalla volontà di analizzare forme di fruizione del patrimonio culturale diverse da quelle tradizionali attraverso lo studio di casi in cui venissero adottati strumenti di mediazione innovativi. Ho cercato poi di valutarne l’efficacia e la sostenibilità all’interno di un contesto variegato e eterogeneo come quello museale. La mia attenzione si è concentra in particolare su due soggetti che elaborano e realizzano progetti nell’ambito della mediazione culturale: uno è la cooperativa di animazione teatrale cast l’altro è il laboratorio di narrazione holdenart. L’obiettivo che mi sono posta con questo lavoro è quello di verificare, per quanto possibile dai dati raccolti, l’efficacia di questo tipo di intervento, sia dal punto di vista del gradimento da parte del pubblico, sia dal punto di vista cognitivo di incisività sull’apprendimento, sia da un punto di vista di sostenibilità economica e gestionale di attività di questo tipo da parte di diverse tipologie di istituzioni. Le due tipologie di mediazione possono rientrano all’interno del concetto di spettacolarizzazione intesa come strategia che usa forme e linguaggi dello spettacolo non come fine, ma come strumenti della comunicazione del contenuto culturale. L’obiettivo è quindi sempre quello della formazione. Una formazione intesa come formazione continua in questo modo il museo si può proporre come agente attivo di formazione di individui dalle esigenze e dalle caratteristiche eterogenee. Questo perché questi linguaggi hanno la capacità di diventare un medium e di creare un ponte tra codici diversi quello dell’opera e quello del pubblico. Mutando la forma della comunicazione è possibile entrare in contatto con l’opera in modo diverso consentendo di coglierne il significato in modo nuovo.

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Introduzione Il museo del nuovo millennio è chiamato a ridefinire la propria missione e, di conseguenza, le proprie strategie comunicative ed educative, per essere in grado di produrre e diffondere la cultura a un pubblico ampio, sovranazionale ed estremamente diversificato. Il museo è oggi un medium di un più vasto circuito del consumo culturale e deve misurarsi con il concetto di produttività, con la capacità attrattiva di nuove fasce di pubblico, con quote sempre crescenti di autofinanziamento, con l’inserimento delle tecnologie più avanzate nel si- stema espositivo, per assolvere al proprio ruolo conservativo e per svolgere quello di diffusore della cultura. Il panorama museale è estremamente variegato e sono in atto numerose conta- minazioni nelle modalità comunicative fra musei anche molto diversi fra loro, come pure fra musei e forme di spettacolo come il teatro. Ugualmente, all'interno dei singoli musei, svariate sono le proposte al pubblico articolate e differenziate per target. (Convegno internazionale "Quale museo per quale pubblico? Strategie educative e di comunicazione della conoscenza di fronte a crescita e differenziazione del pubblico" Firenze, 26-27-28 Ottobre 2001). Questo lavoro parte da una riflessione sul significato che il concetto di fruizione ha assunto all’interno dell’istituzione museale moderna e come essa sia in grado di relazionarsi in modo efficace col pubblico che visita le sue sale. Ad essere cambiato, infatti, non è “solo la realtà concreta dei pubblici delle opere d’arte, ma anche i paradigmi che fondano la loro rappresen- tazione e interpretazione.” (Ortoleva, Di Marco (a cura di), 2002, pag. 16). Da un concetto di pubblico indifferenziato fondato su un ideal-tipo di individuo, dotato di una preparazione mi- nima sufficiente per poter comprendere e in grado di apprezzare i valori estetici, storici e cul- turali delle opere esposte in un museo, si è passati a una nuova concezione di pubblico che de- riva da una presa di coscienza della eterogeneità dei visitatori. La comunicazione legata ai be- ni culturali sceglie in partenza di rivolgersi a target precisi “cercando di tenere conto non solo del loro livello di istruzione, ma anche dei loro interessi e a volte anche delle loro idiosincra- sie; […] l’attenzione si è così spostata all’uditorio concreto, ai diversi segmenti statisticamen- te misurabili di pubblico che effettivamente vedono il bene, che con il loro denaro ne deter- minano almeno in parte la redditività economica, che con i loro giudizi e il passa-parola ali- mentano i flussi turistici”. (Ortoleva, Di Marco (a cura di), 2002, pag. 16-17). La fruizione del patrimonio culturale si è quindi complicata e articolata nel tentativo di ri- spondere alle nuove esigenze emerse dal cambiamento di concezione del pubblico e del suo rapporto col museo. Questo ha portato ad un ripensamento delle politiche di comunicazione e trasmissione del patrimonio culturale in un’ottica di valore formativo dell’esperienza con 6

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