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Identità e cittadinanza in Europa

Informazioni tesi

  Autore: Marcello Greco
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Lecce
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Luigi Melica
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 183

Oggi più che mai, il discorso sulla cittadinanza, sull’identità, sull’appartenenza, in Europa e nel mondo, assume una particolare importanza. Il mondo è cambiato, molto e vorticosamente. Nemmeno il tempo di metabolizzare la caduta del sistema socialista, quando un nuovo evento scuote le coscienze di tutto l’Occidente: l’attacco terroristico contro gli Stati Uniti d’America l’11 settembre del 2001.
Questa data segna l’inizio di una nuova era ed il declino di quel forte ottimismo scaturito dalla fine della guerra fredda, che aveva indotto a credere nell’idea di una cittadinanza mondiale, di un mondo sempre più pacificato, più libero e democratico. Gli attentati dell’11 settembre, insieme a tutto ciò che ne sta conseguendo hanno bruciato queste speranze. Il mondo in questo momento è caratterizzato da relazioni internazionali instabili, da un mondo nuovamente diviso in due blocchi, dalla presa di coscienza di non essere più invulnerabili, da una riduzione della democraticità degli ordinamenti di derivazione liberale per favorire la lotta al terrorismo. La paura potrebbe, sì, essere sproporzionata, dal momento che il terrorismo non è certamente tra le prime cause di mortalità nei paesi occidentali, ma ciò che conta è l’impatto emotivo dell’opinione pubblica, spesso abilmente cavalcato dal mondo politico, dal mondo economico e dai mass-media.
«Qui è nata una nuova nazione»: così dichiarava G.W. Bush in occasione della commemorazione del terzo anniversario degli attentati dell’11 settembre. E’ evidente anche in questa affermazione l’idea di sostituire l’ordine preesistente.
Molti dei diritti fondamentali, fino a poco tempo fa considerati irrinunciabili,
vengono svuotati, compressi o sospesi a tempo indeterminato e tutto fa presagire che il periodo sarà piuttosto lungo. Si rende necessario quindi avviare un dibattito intorno ai diritti umani, alla loro effettività, alla legittimità delle deroghe ad essi, ai mutamenti che interessano la comunità politica (in particolar modo la nuova ripartizione di poteri), alla legittimazione del diritto, alle nuove identità, al nuovo rapporto tra i valori (con particolare riguardo alla tensione tra libertà e sicurezza).
A causa della globalizzazione e delle intense e consolidate relazioni tra Europa e Usa, il vecchio continente non poteva sottrarsi ai riflessi delle vicende che hanno interessato la società americana.
L’Europa, anch’essa esposta a rischi di attentati terroristici, è alle prese con importanti e delicate incombenze, come l’attuazione della «cittadinanza
dell’Unione», l’integrazione dei numerosi extra-comunitari che giungono dall’est e dal sud del mondo, i processi di annessione di nuovi paesi prima appartenenti all’area sovietica, l’approvazione della Costituzione Europea ed il conseguente iter di ratifica ed attuazione.
Per realizzare la cittadinanza, l’Europa ha bisogno di risalire alla propria identità, compito non certo semplice. Se alcuni anni fa si era agevolati dal minor numero di stati membri, peraltro tutti appartenenti ad una tradizione giuridica e politica in buona parte condivisa, ora, invece, con l’allargamento ad est, a paesi di tradizione socialista, il compito è ancora più arduo.
Ma approfondire le tematiche legate alla cittadinanza e all’identità risponde anche ad esigenze contingenti, come l’elaborazione dei criteri per l’assegnazione della cittadinanza. L’esempio più significativo è offerto dall’attuazione della legge britannica sull’immigrazione, novellata nel 2002, la quale richiede, ai fini della naturalizzazione, una conoscenza sufficiente della lingua e della vita nel Regno Unito. Ma in cosa deve consistere la conoscenza de «life in the United Kingdom»?
Il dibattito generatosi intorno a questo tema è molto importante, in quanto riguarda un fenomeno che interessa tutti i paesi europei e sul quale bisogna riflettere anche, e soprattutto, in vista della costituzionalizzazione dell’Unione e di una pacifica convivenza nella società europea.
Il lavoro qui svolto non si preoccupa di esaminare le legislazioni e i discorsi legati alle politiche dell’immigrazione o di concessione della cittadinanza. Piuttosto, l’oggetto della trattazione è la cittadinanza non intesa semplicemente come appartenenza ad una comunità politica, ma considerata in tutte le sue componenti nel suo valore più profondo in una prospettiva storica, politica, ideologica e giuridica. Insieme allo studio della cittadinanza non può mancare l’esame di ciò che fa da collante tra le componenti di essa: l’identità.

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Premessa Oggi più che mai, il discorso sulla cittadinanza, sull’identità, sull’appartenenza, in Europa e nel mondo, assume una particolare importanza. Il mondo è cambiato, molto e vorticosamente. Nemmeno il tempo di metabolizzare la caduta del sistema socialista, quando un nuovo evento scuote le coscienze di tutto l’Occidente: l’attacco terroristico contro gli Stati Uniti d’America l’11 settembre del 2001. Questa data segna l’inizio di una nuova era ed il declino di quel forte ottimismo scaturito dalla fine della guerra fredda, che aveva indotto a credere nell’idea di una cittadinanza mondiale, di un mondo sempre più pacificato, più libero e democratico. Gli attentati dell’11 settembre, insieme a tutto ciò che ne sta conseguendo hanno bruciato queste speranze. Il mondo in questo momento è caratterizzato da relazioni internazionali instabili, da un mondo nuovamente diviso in due blocchi (Occidente e Islam), dalla presa di coscienza di non essere più invulnerabili, da una riduzione della democraticità degli ordinamenti di derivazione liberale per favorire la lotta al terrorismo. La paura potrebbe, sì, essere sproporzionata, dal momento che il terrorismo non è certamente tra le prime cause di mortalità nei paesi occidentali, ma ciò che conta è l’impatto emotivo dell’opinione pubblica, spesso abilmente cavalcato dal mondo politico, dal mondo economico e dai mass-media. «Qui è nata una nuova nazione»: così dichiarava G.W. Bush in occasione della commemorazione del terzo anniversario degli attentati dell’11 settembre. E’ evidente anche in questa affermazione l’idea di sostituire l’ordine preesistente. Molti dei diritti fondamentali, fino a poco tempo fa considerati irrinunciabili, vengono svuotati, compressi o sospesi a tempo indeterminato e tutto fa presagire 9

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