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I diritti sociali

La storia dei popoli e dell’umanità, specie a partire dall’età moderna, è politicamente caratterizzata da un continuo susseguirsi di rivendicazioni di diritti, le quali sono più o meno simultanee ad una presa di coscienza della propria dignità, sia da parte dei singoli individui che dei popoli.
Se si considera che esiste tanto un giusto storico quanto un giusto assoluto, a cui il primo tendenzialmente s’ispira ed aspira, pur conscio della difficoltà della sua completa realizzazione, ci si rende conto che il giusto storico e la rivendicazione storica dei diritti hanno come scopo un progressivo accrescimento dell’idea di giusto, che attraverso la sua realizzazione, non può che condurre verso un’esistenza pacifica storicamente giusta .
I grandi movimenti culturali dell’Età moderna, il processo di deteologizzazione e secolarizzazione, il razionalismo del XVII e XVIII secolo, l’individualismo moderno e il liberalismo politico, sono andati via via sedimentandosi nell’idea dei diritti dell’uomo .
Tradizionalmente i diritti dell’individuo sono classificati in civili, politici e sociali . Questa classificazione segue un percorso temporale che vede storicamente prima la rivendicazione dei diritti civili, cioè di quelli che attengono all’uomo come persona (il diritto alla vita, alla libertà di pensiero, di religione, al commercio ecc.), per cui all’individuo deve essere garantita una sfera di arbitrio o liceità nella quale lo Stato è obbligato a “non impedire”.
Si verifica, cioè, una limitazione del potere statale, limitazione che funge da garanzia per quei diritti che si percepiscono come naturali, come prestatali e quindi non “calpestabili”, non alienabili se non in casi del tutto eccezionali e ben regolamentati.
Una volta affermatisi i diritti civili, succedono i diritti politici (entrambi classificati di prima generazione), quali il diritto di associazione, il diritto di voto, e in genere i diritti elettorali, che sono stati conquistati con la trasformazione dello Stato autocratico in Stato democratico rappresentativo; questi implicano una libertà attiva, una partecipazione sociale e politica, e, inoltre, si può affermare che questi diritti siano i naturali “genitori” dei successivi diritti sociali, che sono una logica ed inevitabile conseguenza di questi, definiti di seconda generazione.
Infatti, questi ultimi nascono dalla constatazione che per una corretta e democratica partecipazione politica e sociale, sia necessario creare le condizioni di massima eguaglianza e di pari dignità sociale dell’uomo. Pertanto, l’uomo deve essere oggetto di tutela da parte dallo Stato. Si profila così la nascita del Welfare State. L’individuo può pretendere, cioè, prestazioni che garantiscano un minimo indispensabile per vivere dignitosamente; in tal modo acquistano tutela giuridica il diritto al lavoro, all’assistenza, allo studio, alla salute, ecc.
Anche secondo T. H. Marshall, i diritti sociali sono il prodotto finale dell’evoluzione della società industriale.
Infatti nella prima fase, che può essere collocata intorno al XVIII secolo, la lotta contro il potere stabilito è quella per la conquista dei diritti civili (libertà di pensiero, libertà di parola ecc.); nella fase successiva, e siamo già nel XIX secolo, le forze sociali combattono per il riconoscimento dei diritti politici (diritto di organizzazione, diritto di propaganda, diritto di voto ecc.) e culmina nella conquista del suffragio universale; nella fase finale, l’allargamento universale del diritto di voto consente lo sviluppo della democrazia e quindi del potere politico delle organizzazioni operaie e ciò permette l’attenzione verso il riconoscimento dei diritti sociali la cui attuazione diventa un obiettivo in quanto pre-requisito per il conseguimento di una vera e piena partecipazione politica democratica .
E’ indubbio che durante la prima fase del periodo di industrializzazione, nelle città sono concentrate masse di lavoratori (il proletariato industriale novella categoria sociale), per la cui accoglienza il contesto urbano non è risultato preparato.
Nel contempo il vecchio sistema sociale agricolo, che sino ad allora ha rappresentato una rete di sostegno per la popolazione non più attiva, venendo a mancare buona parte dei suoi componenti, comincia a smagliarsi perdendo l’originaria capacità di sostegno sociale e, d’altra parte, non è sostituito da un analogo e alternativo sistema urbano;

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4 Capitolo Primo La nascita dei diritti sociali §.1 - Generazioni di diritti. La storia dei popoli e dell’umanità, specie a partire dall’età moderna, è politicamente caratterizzata da un continuo susseguirsi di rivendicazioni di diritti, le quali sono più o meno simultanee ad una presa di coscienza della propria dignità, sia da parte dei singoli individui che dei popoli. Se si considera che esiste tanto un giusto storico quanto un giusto assoluto, a cui il primo tendenzialmente s’ispira ed aspira, pur conscio della difficoltà della sua completa realizzazione, ci si rende conto che il giusto storico e la rivendicazione storica dei diritti hanno come scopo un progressivo accrescimento dell’idea di giusto, che attraverso la sua realizzazione, non può che condurre verso un’esistenza pacifica storicamente giusta 1 . I grandi movimenti culturali dell’Età moderna, il processo di deteologizzazione e secolarizzazione, il razionalismo del XVII e XVIII secolo, l’individualismo moderno e il liberalismo politico, sono andati via via sedimentandosi nell’idea dei diritti dell’uomo 2 . Tradizionalmente i diritti dell’individuo sono classificati in civili, politici e 1 Sull’argomento si veda: L. Lippolis, Rispetto dei diritti e pace giusta, Milano, Giuffrè, 2000. 2 Sull’argomento si veda: G. Oestreich, Storia dei diritti umani e della libertà fondamentali, G. Gozzi (a cura di), Roma-Bari, Laterza, 2001.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Angelo Rizzo Contatta »

Composta da 117 pagine.

 

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