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La conciliazione nei contratti turistici tra vessatorietà della clausola conciliativa e tutela dei diritti del turista

La conciliazione è un procedimento cooperativo nel quale un terzo soggetto imparziale, che prende il nome di conciliatore, nel corso di incontri congiunti e sessioni private e con l’utilizzo di tecniche di comunicazione, aiuta i soggetti coinvolti ad instaurare un dialogo e a valutare possibili ipotesi di risoluzione della controversia, facendo contribuire le parti all’individuazione dell’accordo che meglio soddisfa i rispettivi reali interessi.
Con la conciliazione, superando le ostilità tipiche del processo, le parti in lite si concentrano non più sull’attribuzione di torti e ragioni, ma sul ventaglio delle possibili soluzioni accettabili che possano chiudere con soddisfazione la controversia insorta.
Il ricorso alla procedura di conciliazione può essere previsto dal contratto commerciale mediante l’introduzione di una specifica clausola, oppure può essere attivato da una delle parti che in seguito all’insorgere di una controversia deposita la domanda di conciliazione presso la segreteria dell’organismo che gestirà il procedimento.
Gli organismi che intendono svolgere procedimenti conciliativi devono essere iscritti in un apposito registro tenuto dal Ministero delle Giustizia e devono depositare presso il medesimo ministero, il proprio regolamento di procedura. Per le Camere di Commercio è prevista una particolare disciplina che le esonera dallo svolgimento di un procedimento amministrativo volto ad accertare la sussistenza delle condizioni necessarie per l’iscrizione.
La procedura conciliativa può terminare con o senza il raggiungimento di un accordo.
Qualora venga raggiunto, l’accordo ha la medesima efficacia di un vincolo contrattuale che, a seconda del contenuto, potrà essere qualificato come transazione o negozio di accertamento, tranne nei casi in cui il legislatore abbia espressamente previsto la possibilità di conferirgli l’efficacia di titolo esecutivo.
Gli elementi fondamentali su cui si basa la conciliazione sono la riservatezza, la volontarietà, valutazione di elementi anche non giuridici, l’ economicità e la celerità.
La conciliazione è, da sempre, uno strumento vicino ai consumatori e così, in seguito alle nuove esigenze di questi ultimi di poter effettuare degli acquisti tramite internet, si è sviluppata la possibilità di poter risolvere, on line, le divergenze nascenti da contrattazioni effettuate attraverso l’uso di strumenti informatici.
Alla vendita via internet così come al costante aumento della voglia/necessità di viaggiare, registratosi in questo decennio, è collegata l’introduzione, nel settore turistico, dei pacchetti di viaggio “all inclusive”.
Ad oggi la conflittualità, derivante dal settore turistico, che giunge fino alle aule dei Tribunali, sia nei rapporti tra imprenditori, quanto tra imprenditori e consumatori, rappresenta un fenomeno la cui portata appare molto limitata, soprattutto se si tiene conto del volume d’affari complessivo creato dall’indotto turistico.
Il motivo che ha consentito e che ancora consente il mantenimento di un numero di controversie che può considerarsi sottodimensionato rispetto al numero dei rapporti che si instaurano nel settore turistico è da ricercarsi nell’atteggiamento remissivo dei turisti in conseguenza del quale gli inadempimenti contrattuali degli operatori turistici tendono a non emergere.
Le associazioni dei consumatori ritengono, infatti, che numerosi consumatori sebbene riscontrino delle anomalie nei servizi loro offerti rispetto a quanto stabilito contrattualmente non propongano alcun tipo di reclamo per non imbattersi in una procedura giudiziale lunga e costosa.
Rispetto a questa microconflittualità sotterranea, che non giunge quasi mai agli onori della cronache giudiziarie, la risposta non può essere certo rappresentata dall’ordinario giudizio civile che, con i suoi tempi ed i suoi costi, disincentiva i soggetti dall’avanzare delle legittime pretese.
Per questo motivo è da più parti, ormai, che da tempo si lavora per l’introduzione nei contratti turistici di una clausola obbligatoria che rimandi le controversie, nascenti organizzatore/venditore e consumatore ad una procedura di ADR.

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La conciliazione nei contratti turistici, tra vessatorietà della clausola conciliativa e tutela dei diritti del turista. Introduzione L’epoca attuale si contraddistingue per la conquista di maggiori spazi da parte dell’autonomia privata o dell’autodeterminazione. Il potere d'esplicare la propria personalità, regolando come meglio si crede i rispettivi interessi, s’inserisce nell’ordinamento italiano quale principio garantito dalla costituzione (artt. 2, 3,4 1 Cost.), noto come autonomia negoziale (art. 1322 c.c.). “Questo significa, non solo che le parti si vincolano esclusivamente se vogliono, ma anche che s’impegnano nel modo che vogliono, dando ai loro accordi il contenuto che meglio si adatta alle relative esigenze” 1 . Il negozio giuridico si pone, in tale sistema, come il mezzo di maggior risalto con il quale si attua nel diritto privato l'autonomia dei soggetti. “Il principio dell'autonomia contrattuale, inteso come segno di liberazione e di emancipazione da qualsiasi costrizione del potere politico, risultato della generale vittoria dell'individualismo, si mostra carente nell'ambito della tutela della persona nell'era dello sviluppo industriale; talvolta è stato addirittura utilizzato per perpetuare situazioni di abuso nei confronti dei soggetti più deboli” 2 . 1 A. Trabucchi, I contratti in generale, Istituzioni di diritto civile, Cedam, 2001, pag. 667. 2 F. Macioce L’obbligazione e il contratto, Giappichelli, pag 85. 1

Tesi di Laurea

Facoltà: Economia

Autore: Carmine Pignataro Contatta »

Composta da 214 pagine.

 

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