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La liberalizzazione del servizio di trasporto ferroviario: profili economico-aziendali e giuridico-amministrativi

A cent'anni dalla nascita delle Ferrovie dello Stato (avvenuta a partire dalla legge n. 137 del 1905) e nel pieno del processo di liberalizzazione del mercato ferroviario europeo (che aprirà le porte a partire dal 2007 a tutti gli operatori merci dotati di 'licenza' e 'certificati di sicurezza'),
si è inteso riflettere sulle prospettive di sviluppo del trasporto su rotaia.

In particolare, anche grazie a un'accurata ricerca di carattere storico, si è cercato di enucleare i 'punti di forza' - e di converso le inevitabili debolezze del precedente regime giuridico - che indussero il legislatore italiano a intraprendere la statizzazione del trasporto ferroviario.

Inoltre, alla luce del vasto processo di privatizzazione che in Italia ha preso piede a partire dai primi anni Novanta, si è analizzata con dovizia - valendosi in particolare del prezioso contributo offerto dalle periodiche relazioni della Corte dei Conti - l'evoluzione formale e sostanziale dell'ex Azienda Autonoma dello Stato, poi Ente Pubblico Economico e, infine, Società per Azioni.

Il recente processo di societarizzazione (nascita di RFI e Trenitalia) e di superamento della 'integrazione verticale' è stato sviscerato anche alla luce dei principi economici di strategia aziendale.
Ciò si è reso possibile grazie alla presenza (unicum ?) di due relatori: un docente di Economia Aziendale e una di Diritto Amministrativo.

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INTRODUZIONE La liberalizzazione – ossia il superamento dell’assetto monopolistico – del trasporto ferroviario si inserisce in un contesto che vede una complessiva messa in discussione del perimetro dell’intervento pubblico in economia e della qualità, rectius delle modalità, in cui lo stesso si pone. Parlare di liberalizzazione implica pertanto analizzare la tematica del trasporto ferroviario da un punto di vista particolare e al tempo stesso - costantemente e al contempo lentamente - in evoluzione, se solo si pensi che il primo accenno di liberalizzazione in tale settore è stato sancito dalla Comunità Europea ancora nel 1991 ma – a distanza di quindici anni – in Italia (e nella maggior parte degli Stati-Membri UE, con la significativa eccezione di Regno Unito e Svezia) stenta ancora ad assumere rilevanza sistematica. Il punto di vista liberalizzatorio, se da un lato circoscrive i possibili (e vasti) risvolti della disciplina ferroviaria 1 , è peraltro utile al fine di ampliare la prospettiva dell’analisi del presente lavoro alla realtà europea sia sotto il profilo di una comparazione (seppur non analitica, in quanto il fulcro del presente lavoro è principalmente italiano) tra le diverse soluzioni apprestate dai singoli Stati-Membri, sia al fine di prendere in considerazione il ruolo assunto dalla giurisprudenza europea (in primis, la Corte di Giustizia di Bruxelles) e dalla dottrina ad essa attinente oltre che – naturalmente – dal legislatore europeo. In particolare, si avrà modo di dimostrare come l’approccio liberalizzatorio tragga la sua origine – per quanto competa alla materia trattata nel presente lavoro – dalle scelte compiute dalla Comunità Europea, e come in ragione di ciò sia poi stata coinvolta la realtà italiana, che nei primi anni ’90 del secolo scorso aveva invece intrapreso, con una volontà innanzitutto privatizzatrice 2 , la ristrutturazione del welfare state. Tale confronto tra le istanze comunitarie e quelle dello Stato italiano sarà indagato al fine di dimostrare la differenza, non sempre evidente, tra i processi di liberalizzazione e di privatizzazione 3 . Nel primo caso, infatti, l’oggetto dell’intervento normativo è il mercato di un determinato settore economico, per il quale si vuole favorire un’evoluzione dall’assetto monopolistico a quello concorrenziale attraverso l’eliminazione delle barriere legali (e per quanto possibile 1 Che, accanto agli aspetti economico-aziendale e giuridico-amministrativo, ne tocca – solo per rimanere nell’ambito giuridico-economico – di giuslavoristici, giusprivatistici, ragioneristici, macroeconomici. 2 Le Delibere del 1992 a cura del Comitato interministeriale per la Programmazione Economica (CIPE) lo dimostrano ampiamente. 3 Per un approfondimento sul tema delle politiche di privatizzazione e di liberalizzazione, cfr. S. CASSESE, La nuova costituzione economica, Laterza, Bari 2006. 7

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Federico Manzoni Contatta »

Composta da 246 pagine.

 

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