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La Cina e l’Europa nella nascita dell'economia mondiale moderna

Informazioni tesi

  Autore: Annamaria Iaccarino
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Napoli "L'Orientale"
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Internazionali e Diplomatiche
  Relatore: Giuseppe Moricola
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 37

La storiografia classica ha sempre trattato il fenomeno della nascita dell’economia mondiale moderna come l’esito inevitabile dell’evoluzione storica dell’occidente. Gli studi si sono incentrati sull’Europa e sul suo modello di sviluppo economico. Nel tentativo di cogliere l’unicità del percorso di sviluppo dell’Europa occidentale sono stati effettuati dei confronti con altre regioni del mondo. Negli ultimi decenni, però, ha acquisito una particolare urgenza il confronto con il mondo dell’Asia orientale che ha registrato una forte crescita economica. Gli storiografi hanno cercato di sperimentare nuovi approcci che superassero gli approcci tradizionali, ossia quello comparativo e quello sistemico. Per i comparativisi, la spiegazione del “miracolo europeo” va ricercata nelle specificità economiche, demografiche, istituzionali e culturali caratteristiche di questa regione. Secondo la prospettiva sistemica, invece, il vantaggio europeo scaturisce dalla formazione di un sistema sempre più integrato di relazioni politiche ed economiche tra l’Europa occidentale e il resto del mondo che le ha permesso di realizzare quella Marx definiva “accumulazione primitiva” di capitale.
Tra gli studiosi che hanno cercato di interpretare lo sviluppo economico europeo secondo una versione alternativa rispetto a quelle tradizionali, troviamo Kenneth Pomeranz, uno storico economico specializzato nella storia dell’Asia e della Cina in particolare. La sua tesi parte dal presupposto che fino a un dato momento storico – fino al 1800 circa – determinate regioni dell’Asia avevano raggiunto un livello di sviluppo economico simile a quello delle regioni europee più avanzate. La grande trasformazione del XIX secolo che caratterizzerà l’Europa occidentale sarà dovuta, secondo Pomeranz, alla combinazione di più fattori sia esogeni che endogeni. Tra i fattori esogeni è di fondamentale importanza la coercizione esercitata dagli europei sulle altre aree del mondo, soprattutto sul Nuovo Mondo e sullo sfruttamento delle sue risorse. A livello endogeno, invece, hanno giocato un ruolo decisivo fattori quali la distribuzione e la localizzazione dei giacimenti di carbone e la creatività tecnologica. Inoltre, secondo Pomeranz, è importante rilevare che anche le congiunture globali hanno avuto la loro parte nel processo di crescita economica europea. Ad esempio è stato il ritorno della Cina ad una monetazione fondata sull’argento a partire dal XV secolo che ha reso finanziariamente sostenibile sul lungo periodo l’impero spagnolo nel Nuovo Mondo.
L’ intento di questo lavoro è quello di illustrare le nuove prospettive che si sono aperte, negli ultimi decenni, nello studio della nascita dell’economia moderna partendo dalle osservazioni di Pomeranz. Nel primo capitolo saranno esaminate alcune interpretazioni dello sviluppo europeo che partono dal presupposto che l’Europa del XVII e XVIII secolo avesse già compiuto decisivi passi in avanti nell’accumulazione di capitale fisico ed economico. Attraverso l’analisi di fattori quali popolazione, accumulazione di capitale e tecnologia si cercherà di fare un confronto tra Europa occidentale ed Asia e di mettere in evidenza le somiglianze piuttosto che le differenze. Sempre nel primo capitolo si tratterà poi di un’altra corrente di pensiero che pone in primo piano la nascita nell’Europa della prima età moderna di istituzioni ritenute più favorevoli allo sviluppo economico di quelle esistenti altrove. Anche qui, esaminando i mercati della terra, dei prodotti agricoli e del lavoro emergeranno ben poche differenze tra le due regioni prese in considerazione o, quantomeno, si tratterà di differenze che, da sole, non possono aver condotto a quella grande divergenza degli anni seguenti.
In una prima parte del secondo capitolo si prenderanno in considerazione le tesi che si concentrano sulla produzione, il consumo e la distribuzione dei cosiddetti beni di lusso e sull’influenza che questi hanno avuto sull’accumulazione di capitale. Nella seconda parte di questo capitolo poi si esaminerà l’influsso che i diversi contesti istituzionali e socio-politici hanno esercitato sullo sviluppo del capitalismo. Soprattutto si approfondiranno le differenze nelle forme di organizzazione del commercio oceanico fra Europa occidentale e Asia orientale.
Nel terzo capitolo si mostreranno, prima di tutto i problemi e i vincoli ecologici che sia l’Europa che l’Asia dovettero fronteggiare nel momento in cui la crescita demografica e le esigenze di sviluppo economico aumentarono significativamente. Si vedrà come le due regioni utilizzeranno strategie diverse per risolvere questi problemi e quale sarà il fondamentale contributo delle risorse del Nuovo Mondo allo sviluppo economico europeo.

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2 Introduzione La storiografia classica ha sempre trattato il fenomeno della nascita dell’economia mondiale moderna come l’esito inevitabile dell’evoluzione storica dell’occidente. Gli studi si sono incentrati sull’Europa e sul suo modello di sviluppo economico. Nel tentativo di cogliere l’unicità del percorso di sviluppo dell’Europa occidentale sono stati effettuati dei confronti con altre regioni del mondo. Negli ultimi decenni, però, ha acquisito una particolare urgenza il confronto con il mondo dell’Asia orientale che ha registrato una forte crescita economica. Gli storiografi hanno cercato di sperimentare nuovi approcci che superassero gli approcci tradizionali, ossia quello comparativo e quello sistemico. Per i comparativisi, la spiegazione del “miracolo europeo” va ricercata nelle specificità economiche, demografiche, istituzionali e culturali caratteristiche di questa regione. Secondo la prospettiva sistemica, invece, il vantaggio europeo scaturisce dalla formazione di un sistema sempre più integrato di relazioni politiche ed economiche tra l’Europa occidentale e il resto del mondo che le ha permesso di realizzare quella Marx definiva “accumulazione primitiva” di capitale. Per quanto riguarda il primo approccio, nell’ultimo decennio sono stati fatti dei grandi progressi nella conoscenza della storia economica e sociale dell’Asia orientale che hanno messo in discussione le particolarità europee. È emersa un’Asia orientale con un’economia di mercato, uno sviluppo tecnico e un livello di benessere sostanzialmente comparabili a quelli delle aree più sviluppate dell’Europa. Inoltre si sono riscontrate delle somiglianze anche nei vincoli ecologici che le due regioni hanno dovuto affrontare. Entrambe si sono trovate davanti ad una possibile impasse maltusiana dovuta alla scarsità di terra coltivabile. Per quanto riguarda l’approccio sistemico, recenti studi hanno dimostrato che lo sfruttamento coloniale non ha effettivamente prodotto quei sovrapprofitti che avrebbero favorito l’accumulazione di capitali necessari per finanziare lo sviluppo economico. Anzi alcuni studiosi hanno sostenuto che i guadagni derivati dagli scambi commerciali con le colonie del Nuovo Mondo furono totalmente irrisori.

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