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Il suicidio nella Letteratura Scapigliata

Analisi letteraria e cause sociali del suicidio nella Letteratura Scapigliata, tra articoli di giornale dell'epoca e citazioni degli autori.

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Il suicidio nella letteratura scapigliata 1. Premessa Uno dei motivi cardine dell’identità esistenziale e letteraria della Scapigliatura fu il suicidio, non solo nei suoi tratti maledetti ed estetizzanti, ma anche come reazione e protesta contro la società. Differenti furono le concezioni e le “metodologie” del suicidio scapigliato: dal gesto estremo e feroce tramite armi da fuoco alla lenta e metodica distruzione del proprio corpo attraverso l’abuso d’alcool e droghe, fino alla ricerca morbosa della malattia e dell’auto-emarginazione, nel desiderio dell’annullamento del sé. Provando ad analizzare le cause di un numero così alto di suicidi reali o raccontati, possiamo constatare la crisi che colse i letterati all'indomani della proclamazione ufficiale dello Stato unitario nel 1861: gli Scapigliati non riuscirono ad accettare il nuovo assetto del paese, i conflitti dovuti alla modernità e allo sconforto amaro per la nuova società post- risorgimentale. Milano fu un teatro perfetto per tutto ciò: non ancora metropoli capitalistica ma già capitale morale italiana e prima città industriale d’Italia, non solo per le atmosfere nebbiose dei navigli e alle osterie, ma soprattutto per la sua crescita urbana, vista con angoscia e disadattamento, dove nuovi stili di vita e di mercato mutarono la società, dove nacquero nuovi ideali d’arte e nuovi valori come il denaro e il successo. Questo doppio impatto di tempo e spazio, con la nuova società urbana-borghese metropolitana, e soprattutto con l’emergere di un profondo disagio psicologico- esistenziale, portò gli Scapigliati ad essere artisti disadattati, consumati dall’alcool, dalle droghe, o da malattie come la tisi, il tifo e la schizofrenia. Le vite di tutti loro furono brevissime e tristi: Praga morì alcolizzato a soli 36 anni, Sacchetti a 34, Tarchetti non oltrepassò la trentina cercando la morte con voluttà morbosa, i poeti Pinchetti (a soli 25 anni), Uberti e Camerana si suicidarono, tramutando in realtà la loro nevrotica angoscia, Arrighi tra miseria e passione per il gioco, Rovani tra povertà e assenzio. Genio e follia, disperazione e noia esistenziale, miseria e autonomia dell’arte, un atteggiamento rivoluzionario contro le regole costituite, contro l’economia borghese, contro la morale corrente, il progresso, la religione, la patria e la famiglia, alla quale contrapposero l’anticlericalismo, l'erotismo, il vizio, i temi funebri e ossessivi, l’utopia, arrivando poi all’estremizzazione di tutto questo con il suicidio. 2

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere

Autore: Francesco Conti Contatta »

Composta da 39 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 6395 click dal 15/01/2007.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.