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Il reato di nocumento al risparmio

L'analisi contenuta nelle pagine seguenti si concentra sulla nuova ipotesi di reato di nocumento al risparmio, originariamente proposta come fattispecie autonoma da inserirsi nel codice penale, poi, a seguito delle modifiche apportate dal Parlamento, nel codice civile, al comma 4 dell'art. 2622 c.c. (False comunicazioni sociali in danno delle società, dei soci o dei creditori.) Prima di analizzare le peculiarità della norma in esame, si è ritenuto opportuno introdurre il tema della tutela del risparmio partendo dalle novità introdotte dalla riforma penale societaria del 2002, la quale ha profondamente mutato la disciplina del reato di false comunicazioni sociali.

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Introduzione I recenti e rovinosi collassi finanziari di alcune delle più note società italiane (Parmalat e Cirio) hanno riportato all’attenzione del legislatore, e non solo, la difficile questione del come intervenire per evitare che queste clamorose vicende finanziarie possano reiterarsi, nuocendo gravemente ai risparmiatori e producendo effetti disastrosi per l’economia italiana. Essi infatti hanno alimentato la diffidenza degli investitori – italiani e stranieri – nei riguardi delle imprese, rendendo oggi più difficile il reperimento, da parte di queste, delle risorse necessarie al finanziamento della propria crescita. Con la riforma dei reati societari, introdotta con il Decreto legislativo 11 aprile 2002, n. 61 (Nuove disposizioni sugli illeciti penali ed amministrativi in materia di società e consorzi), il legislatore, inserendo fattispecie penali perseguibili a querela, condizionate dal verificarsi di un danno patrimoniale, soglie di rilevanza e cause estintive del reato, in precedenza assenti, ha focalizzato la tutela penale nella sfera degli interessi individuali e collettivi interni alla realtà economica della società, trascurando completamente gli interessi della collettività esterna, cioè degli investitori e dei risparmiatori, i quali, per essere tutelati, devono aspettare la compromissione del bene finale, cioè del loro patrimonio. Tale scelta, alla luce degli scandali finanziari verificatesi, appare discutibile e inadeguata a tutelare il risparmio, come è invece richiesto dall’articolo 47 della nostra Costituzione, che recita: <<La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito. Favorisce l’accesso al risparmio popolare, alla proprietà dell’abitazione, alla proprietà diretta coltivatrice e al diretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese>>. Proprio per lanciare un segnale forte agli investitori italiani ed alla comunità internazionale, perché guardino con rinnovata fiducia alla cosiddetta “azienda Italia”,

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Rossella Corapi Contatta »

Composta da 188 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1247 click dal 15/01/2007.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.