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La rappresentanza degli interessi a livello comunitario. Esperienze regionali a confronto

L’elaborato si articola in due parti. La prima,“Unione Europea e lobbying”,focalizza l’attenzione sulle dinamiche di rappresentanza degli interessi a livello europeo le quali hanno forte risonanza in campo sia nazionale che sub-nazionale. L’Unione Europea infatti può essere identificata come un sistema politico multistatale che presuppone la coesistenza di più livelli (sovranazionale, nazionale e locale) e di una molteplicità di attori che partecipano al processo decisionale comunitario. Ne consegue che, al tavolo delle trattative, pur in un ottica di perseguimento di ciò che è bene per la Comunità, innumerevoli sono gli interessi specifici che in un modo o nell'altro, i diversi attori cercano di tutelare e di far valere. Quel modo trova la sua espressione nella pratica del lobbying la quale si è fortemente sviluppata in ambito europeo proprio per le caratteristiche istituzionali della stessa: esiste una maggiore apertura del sistema europeo rispetto agli ambienti nazionali e una ridotta dimensione della burocrazia comunitaria. Bruxelles è diventato un luogo altamente competitivo dove ciascuno punta a tutelare il proprio self-interest e per far ciò è necessario intraprendere un’attività di lobbying che si ponga come un processo articolato e continuo, come un’attività democratica, lecita e dotata di una propria etica. Rappresentanza di interessi che non riguarda esclusivamente la sfera economica, ma anche la gestione di interessi collettivi, quali la difesa di interessi territoriali, locali e regionali oltre che nazionali. Pertanto, gli stati membri non sono più gli unici responsabili delle decisioni dell’Unione Europea data l’influenza che attori non-statali, tra cui i gruppi d’interesse, sono capaci di esercitare. Proprio per questo sono sempre più numerose le organizzazioni nazionali e sub-nazionali che hanno preso coscienza della necessità e dell’importanza di essere presenti a Bruxelles per poter seguire più da vicino il processo decisionale comunitario.
E’ a partire dagli anni ’90 che il tema della partecipazione regionale ai processi comunitari ha incominciato ad acquisire una certa rilevanza. Le regioni di tutti gli stati membri hanno visto innovata la loro sfera d’azione ampliando i loro confini d’intervento dando vita a quel fenomeno definito con il termine di “mobilitazione regionale”. Tali strategie si sono concretizzate nell’apertura di uffici di rappresentanza degli interessi regionali a Bruxelles allo scopo di stabilire contatti costanti con le istituzioni comunitarie e in particolar modo con la Commissione.
Dopo l’analisi,dei rapporti tra gruppi d’interesse e istituzioni comunitarie, individuati i canali d’accesso tra questi attori comunitari utili a delineare un’adeguata strategia di lobbying atta ad influenzare il processo politico comunitario, la seconda parte, intitolata “Regioni e lobbying: aspetti istituzionali e organizzativi”, attraverso la raccolta di dati empirici ottenuti grazie ad interviste con i funzionari degli uffici di rappresentanza di Bruxelles della Regione Veneto e della Regione Friuli-Venezia Giulia, delinea in maniera più specifica l’insieme di attività che queste regioni, scelte come metro di paragone, hanno deciso di intraprendere oltre il confine nazionale. Dall’analisi comparata si è potuto sviluppare una griglia valutativa che mette in evidenza similitudini, divergenze, punti di forza o debolezza delle strategie di tali regioni. Considerazioni queste che hanno permesso di elaborare personali valutazioni sull’attività che i livelli regionali e locali dovrebbero tenere in considerazione per poter intraprendere azioni di innovazione che permettano di stare al passo con i tempi così da potersi sentire consapevolmente e attivamente parte del sistema Europa in quanto ambiente altamente dinamico e mutabile. Elenchiamole brevemente:
•Garantire una rappresentanza all’interno del Comitato delle Regioni (CdR) e una partecipazione attiva ai lavori delle Commissioni di cui il Comitato si compone.
•Attivazione di un ufficio di collegamento a Bruxelles e relativa attività di domiciliazione.
•Attività di gemellaggio e ricerca partner per lo sviluppo e la promozione di progetti comuni.

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4 Introduzione La volontà da parte degli Stati firmatari di dotarsi di una moneta unica e di una struttura di natura sovranazionale, fondata sui principi di sussidiarietà 1 e di organizzazione di politiche comuni, trova la sua espressione nel Trattato di Maastricht del 1992. Trattato che non solo permise il completamento del mercato comune, ma lo trasformò in un’Unione Europea. Assumendo tra i suoi obiettivi fondamentali, oltre al progresso economico, l’affermazione sulla scena internazionale dell’identità dell’Unione, soprattutto attraverso una politica estera e di sicurezza comune, il Trattato gettò le basi giuridiche per il superamento delle sovranità nazionali degli Stati membri e, pur non negando le loro specifiche identità, pose le premesse per la definitiva trasformazione delle varie comunità (CECA, CEE, EURATOM) 2 da enti istituzionali complessi a elementi costitutivi di un unico soggetto giuridico internazionale, rappresentativo di un insieme di stati. La questione della rappresentanza degli interessi altro non è che diretta conseguenza dell’unione degli intenti degli Stati membri. Infatti, delegando alcuni dei loro poteri decisionali alle istituzioni europee da loro stessi create, questi hanno permesso che questioni specifiche d’interesse comune venissero prese democraticamente a livello europeo. Non è difficile immaginare la molteplicità di interessi specifici che vengono presentati al tavolo delle trattative ogni qual volta i rappresentanti degli Stati membri sono chiamati a partecipare al processo politico comunitario, se pur in un’ottica di perseguimento di ciò che è meglio per la comunità. A Bruxelles infatti, la capitale comunitaria, ogni giorno, si susseguono una varietà di attori che agiscono per sostenere interessi economici e interessi pubblici, interessi settoriali e interessi generali, interessi nazionali e interessi sub-nazionali. 1 Principio che esprime la conservazione dell’identità individuale propria di ogni Stato membro della comunità, stabilendo la prevalenza delle competenze nazionali, che possono essere integrate da interventi comunitari solo se questi ultimi appaiono giustificati in virtù di un obiettivo previsto dai trattati e se riguardano aspetti sovranazionali che esulano dalle possibilità dei singoli Stati. 2 Nate dalla consapevolezza, all’indomani della Seconda Guerra Mondiale, di quei Paesi che erano stati terribilmente nemici e divisi (Belgio, Germania, Francia, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi) della necessità di discutere e ricercare insieme gli strumenti politici e giuridici per impedire che i recenti eventi di devastazione e di morte potessero ripetersi. Il consolidamento della pace fu l’obiettivo perseguito dalla nascente volontà di integrazione europea. “Se non avete più il controllo totale dell’energia e dell’acciaio, voi non potrete più dichiarare la guerra”, questa fu l’intuizione di un padre dell’unità europea, Robert Schuman (9 maggio si celebra la Festa dell’Europa).

Laurea liv.I

Facoltà: Lingue e Letterature Straniere

Autore: Martina Bonaldo Contatta »

Composta da 181 pagine.

 

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