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Comunicare la gratuità. Il caso dell'Opera di San Francesco e del Banco Alimentare

Informazioni tesi

  Autore: Miriam Fusi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2005-06
  Università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze della comunicazione
  Relatore: Giancarlo Rovati
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 33

L'idea di questo lavoro nasce dalla curiosità di scoprire nel mondo di oggi quello che resta della gratuità. Nella società moderna sembra interessante cercare le tracce di quell'universo di senso e di azione dati dal gesto spontaneo, compiuto per il semplice piacere di farlo. Un dono che non viene visto come sacrficio, ma che sublima la privazione nella gioia del dare. Perchè nel dono è l'intenzione che conta e per questo, adifferenza del mercato, non ha prezzo.
Comunicare la gratuità significa allora indagare gli strumenti che le associazioni del terzo settore hanno a disposizione per parlare di sè, per diffondere i propri progetti e sensibilizzare le persone alle loro cause.

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Introduzione L’idea di questo lavoro nasce dalla curiosità di scoprire nel mondo di oggi quello che resta della gratuità. Nella società moderna, consumistica e orientata sempre più verso forme di mercificazione, sembra interessante cercare le tracce di quell’universo di senso e di azione dati dal gesto spontaneo, compiuto per il semplice piacere di farlo. Un dono quindi che non viene vissuto come un sacrificio, come una perdita fine a se stessa, ma si sublima la privazione nella gioia del donare, nell’attenzione all’altro. Perché nel dono è l’intenzione che conta e per questo, a differenza del mercato, non ha prezzo. «Il desiderio di dare è altrettanto importante per comprendere la specie umana quanto quello di ricevere […], l’attrattiva del dono è altrettanto o più forte dell’attrattiva del guadagno (Godbout 1993: 29)». Se esiste questo bisogno significa che c’è anche un modo per soddisfarlo. Viene spontaneo chiedersi in che modo questo possa accadere in una società di stampo prevalentemente mercantile come la nostra. La risposta è data dalle organizzazioni non profit, cioè da quelle realtà che ragionano secondo criteri diversi da quelli del solo profitto economico. In genere i guadagni ottenuti vengono reinvestiti nella produzione e nel potenziamento dei servizi promossi, sempre di utilità collettiva. In Italia sono tre le grandi direzioni in cui è cresciuto questo impegno. La prima affonda le radici nelle opere caritatevoli delle istituzioni religiose di ispirazione cristiano-cattolica, rivolta in gran parte ai bisogni dei soggetti emarginati e diseredati. Esse permangono un punto di riferimento importante fino alla fine dell’Ottocento quando, in concomitanza con il primo sviluppo del movimento operaio e contadino, si origina una seconda direttrice di natura più mutualistica, che punta a dare autonoma risposta ai bisogni dei soci, aggregati in associazioni o cooperative. L’anima volontaristica e solidale, quella che conta sul dono disinteressato di uno dei nostri beni più preziosi, il tempo, è la più recente ed è quella che ha dato un forte impulso alla crescita del settore. Queste tre anime continuano a convivere nel mondo del non profit italiano, fondendosi talvolta in un insieme complesso e difficile da decifrare. Il primo passo allora deve essere obbligatoriamente quello di definire con chiarezza i termini che entrano in gioco, per capire meglio la complessità di un settore tuttora in costruzione e in continuo cambiamento. Ogni volta che si cambia prospettiva il mondo del non profit presenta un volto diverso, perciò è importante avere sempre presente la chiave di lettura utilizzata: economica, politica o sociologica. In questo lavoro si è preferito concentrare l’attenzione sulle implicazioni sociali, rendendo conto delle teorie e degli approcci più rilevanti (capitolo primo). 2

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sociologia
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