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Come si racconta una guerra. Analisi semiotica dei discorsi di George W. Bush durante la guerra in Iraq.

Analisi sociosemiotica della produzione discorsiva di George W. Bush durante la guerra in Iraq.

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1 Introduzione. Guerra combattuta, guerra raccontata "Nei conflitti di domani, a prevalere non sarà più chi avrà la bomba più grossa, ma chi saprà raccontare la storia migliore" (Arquilla, Ronfeldt) Nella notte tra il 19 e il 20 marzo 2003, allo scadere dell’ultimatum con cui George W. Bush ingiungeva a Saddam Hussein di lasciare il territorio iracheno e rinunciare al potere per scongiurare una guerra, a suo dire, altrimenti inevitabile, i telespettatori di tutto il mondo stavano assistendo in diretta ad uno spettacolo già visto: continui collegamenti con Baghdad, dibattiti-veglia con giornalisti, politici ed esperti militari, trasmissioni-fiume in attesa dell’attacco e, infine, l’evento che tutti attendevano, le immagini della skyline di Baghdad illuminata dai bagliori dei bombardamenti e solcata dai traccianti della contraerea. La “guerra in diretta”, con tutta la sua iconologia fatta di cieli notturni virati in verde dai dispositivi ad infrarossi e di riprese di scorci della città effettuate da telecamere posizionate sui tetti di qualche albergo affollato di giornalisti, irrompeva di nuovo sugli schermi televisivi di tutto il mondo. Nei giorni successivi, telegiornali, programmi di approfondimento, speciali, mettevano in scena, giorno dopo giorno, il racconto televisivo della seconda guerra del Golfo, con i suoi colpi di scena, i momenti di suspence, di tragedia, di attesa. Sino all’epilogo finale: la liberazione del popolo iracheno dal terribile tiranno, con l’evento simbolico dell’abbattimento della statua di Saddam Hussein a Baghdad, in piazza al Fardous, il 9 aprile del 2003. C’erano le telecamere di televisioni di tutto il mondo, a riprendere l’evento. L’impressione, in effetti, è che ci fossero soltanto telecamere. Come nota Claudio Fracassi – un giornalista che si è occupato a lungo del tema guerra e informazione –, secondo diverse corrispondenze dal luogo, gli spettatori della capitolazione erano in gran parte giornalisti, mentre «la folla di iracheni festanti» di cui parlavano briefing e discorsi ufficiali era costituita da bande di ragazzini e sparuti manipoli di curiosi (Fracassi, 2003: 44-45). Insomma, si come è avuta la sensazione che l’“operazione Baghdad”, trionfalisticamente presentata come l’ultimo atto della liberazione dell’Iraq, somigliasse, più che all’occupazione militare della capitale del

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Francesco Mazzucchelli Contatta »

Composta da 228 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2612 click dal 23/01/2007.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.