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L’integrazione dei ragazzi stranieri a scuola: dalla multiculturalità all'interculturalità

Il mio lavoro prende in considerazione un argomento di attuale interesse: la nuova immigrazione in Italia.
Questa improvvisa ondata di alunni stranieri ha portato ad una serie di problematiche riguardanti sia l’alunno stesso che la classe di docenti. Le difficoltà dell’alunno straniero si riferiscono da una parte alle pratiche di inserimento (compilazione della documentazione, comprensione dell’organizzazione scolastica) e, dall’altra, alla condizione di disagio psico-sociale. Questa condizione di disagio deriva sia dalla “cesura” creatasi nel processo migratorio, sia da problemi familiari, economici e sociali.
Per quanto riguarda invece il disagio degli insegnanti, non bisogna dimenticare che anche loro hanno un bagaglio personale di valori, pregiudizi e rappresentazioni collettive che possono impedire l’integrazione degli alunni stranieri. Inoltre, come risulta da una serie di ricerche fatte al riguardo, c’è un diffuso sentimento di abbandono da parte delle istituzioni e una difficile gestione degli alunni stranieri che, a loro avviso, rallentano il programma.
Risulta così che esistono una serie di problematiche che ad una prima indagine vengono ignorate fino al momento in cui si manifestano in modo esplicito sotto forma di disaggio scolastico e/o evolutivo. La mia proposta d’intervento parte da questo presupposto. A questo punto ci dovremmo domandare quale contributo possa dare la psicologia a queste problematiche.

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4 Capitolo I: Il fenomeno dell’immigrazione: una realtà sociale 1. L’immigrazione in Italia La storia dell’uomo è da sempre una storia di spostamenti e di migrazioni, a volte per movimenti volontari a volte dovute a bisogni di sopravvivenza. Se ci voltiamo indietro, ci rendiamo conto che i flussi migratori sono una costante della storia dell’umanità, e che come affermava Massey nel 1995, l’immigrazione tocca alla maggior parte di noi. I processi migratori hanno sempre avuto origine nelle aree in cui l’economia è arretrata e dove l’evoluzione sociale è rimasta indietro o in contraddizione. Le migrazioni riflettono dunque i mutamenti sociali in atto, i cambiamenti fisici ed economici dell’ambiente e la tendenza naturale degli uomini ad esplorare nuovi spazi (Massey, Jess, 1995). Dagli inizi dell’età moderna sino alla seconda guerra mondiale le migrazioni andavano, per lo più, dall’Europa, che allora era al centro del sistema mondiale, alla periferia di tale sistema e cioè verso l’ America, l’Africa e l’Asia. A partire dal ‘900 invece avviene un significativo cambiamento, i flussi migratori iniziano a spostarsi dalla periferie verso l’Europa e verso l’America del nord. Così l’Europa meridionale, con l’Italia in primo piano, diventa un importante area di immigrazione (Layard, Blanchard, Dornbusch, Krugman, 1994). La prima ondata di immigrati in Italia, diretti principalmente a Milano, Bologna e Roma, risale agli anni ’20 quando diversi cinesi, che erano stati chiamati a lavorare in Francia durante la prima guerra mondiale decisero di venire in Italia, per lavorare come venditori di cravatte.

Tesi di Laurea

Facoltà: Psicologia

Autore: Nicoleta Tudor Contatta »

Composta da 129 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.