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La luce nella tomba. Fede, ideologie e strategie di fronte alla morte nella Castelvetrano di sec. XVI e XVII

Ogni epoca storica si confronta con la morte a partire dalla concezione filosofica che ne determina la cultura sociale e politica. Nella Sicilia del XVI secolo, mentre l'Europa insanguinava le sue nazioni con le guerre di religione, la sua periferia sembrava allontanarsi dal centro decisionale costituito dai grandi regni nazionali che si andavano formando. Eppure, nell'intimo dei suoi territori, laddove le solidarietà sociali tessevano legami indissolubili, la morte diventava il campo di nuove strategie comunitarie di sostegno e aiuto reciproci, che tutt'oggi segnano profondamente il tessuto connettivo siciliano, tra antiche superstizioni e sempre forti legami familiari.

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6 Introduzione Ci si interroga spesso sulle motivazioni che ci sollecitano ad intraprendere determinati percorsi e niente sembrerebbe, oggi, più desueto e inappropriato di una indagine sulla “buona morte” con tutto il suo apparato di riti e cerimoniali. Una ricerca storica sul tema della morte e dei suoi molti orizzonti nell’esperienza dell’uomo all’indomani del Concilio di Trento, in un piccolo paese della Sicilia Occidentale, rischiava di apparire come una ricerca sul folclore di una particolare fetta di popolazione, in un tempo e in un luogo ormai troppo lontani dalla contemporaneità. E il rischio, che spero di avere parzialmente eluso, era proprio quello di assumere l’atteggiamento dell’osservatore esterno che racconta, giudicando, quanto né condivide né comprende. In realtà ripercorrere antiche strade e calcare antiche orme mi ha permesso di fare i conti con una cultura che geneticamente condivido con i tanti protagonisti trovati lungo il percorso della ricerca, riconoscendoli e dialogando con essi e la loro fede. Il tema scelto permetteva simili confidenze, proprio perché è di fronte all’oscuro e misterioso attimo del trapasso che l’uomo diventa totalmente puro e totalmente simile ai suoi simili. Certamente, come sottolinea Cecilia Costa, di “storia della morte non è possibile parlare, se non come di un capitolo della vicenda dell’uomo; esistono, perciò, tante immagini della morte quante sono le percezioni che ne ha il soggetto durante la sua esistenza, così come tante e tra loro diverse sono le elaborazioni che la psicologia collettiva ha interiorizzato nelle varie epoche. L’individuo, in realtà, può “discorrere” della morte, ma non è in grado di “pensarla”, nel senso di assimilarla pienamente al proprio orizzonte sensibile, perché la percepisce emotivamente come l’attimo in cui l’ignoto oscura la coscienza. E’ un evento sicuro che dà senso al tempo ed alla storia, punti cardinali dell’esistenza umana; imprevedibile e fatale, interrompe il rapporto “consapevole” tra la natura e l’uomo, reintegrandolo in essa come parte passiva tra le altre. La morte, però, è di per se stessa sollecitatrice dello spirito. 1 1 Cecilia Costa, L’individuo, la morte e la malattia nel mondo contemporaneo, in Camillianum,1,2001, p.73

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Caterina Basile Contatta »

Composta da 138 pagine.

 

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