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L’industria ferroviaria nell’Unione Europea dopo la riforma del 1991: un confronto tra l’Italia e la Gran Bretagna.

Informazioni tesi

MASTER IN ANTITRUST E REGOLAZIONE DEI MERCATI
  Autore: Emanuele Atzeni
  Tipo: Tesi di Master
Master in
Anno: 2006
Docente/Relatore: Paolo Celentani
Istituito da: Università degli Studi di Roma Tor Vergata
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 36

Fin dalle sue origini, l’industria ferroviaria è stata organizzata nella forma di monopolio naturale: un’unica impresa verticalmente integrata era allo stesso tempo titolare dell’infrastruttura ferroviaria e forniva i servizi di trasporto merci e passeggeri. In Europa questa forma organizzativa è rimasta in vigore sostanzialmente fino all’inizio degli anni ’90. L’emanazione della direttiva 91/440 da parte della Commissione Europea nel 1991, può essere infatti considerata il punto di partenza di un graduale processo di riforma dell’industria ferroviaria.
Le determinanti della riforma del 1991 sono differenti: in generale è aumentata la consapevolezza che un sistema di trasporto ben funzionante può avere un effetto positivo sulla crescita economica e su altre importanti variabili macroeconomiche. Per quanto riguarda l’industria ferroviaria in particolare, la necessità di efficientare la sua struttura era dovuta essenzialmente alla performance delle ferrovie che, negli ultimi decenni, era inferiore alle aspettative. A ciò si aggiungeva la considerazione che la valorizzazione delle potenzialità delle ferrovie avrebbe consentito di raggiungere uno sviluppo sostenibile, dato che il trasporto ferroviario è di gran lunga il meno inquinante.
La riforma del 1991, e i successivi interventi normativi, hanno modificato l’industria ferroviaria eliminando la preesistente struttura monopolistica e introducendo la liberalizzazione del settore. Tutto ciò è avvenuto in primo luogo attraverso la separazione gestionale, organizzativa e contabile dell’infrastruttura ferroviaria dall’impresa ferroviaria e permettendo l’accesso nel mercato ad imprese esterne che intendessero fornire i servizi di trasporto. Ma a sedici anni dall’avvio della riforma quale è la situazione che si è realmente determinata? L’industria ferroviaria europea è effettivamente aperta alla concorrenza o esistono ancora barriere all’entrata? L’obiettivo di questa tesi è di determinare in che modo è stato portato avanti il processo di riforma dell’industria ferroviaria nella Comunità Europea. A tal fine esamineremo gli esiti della direttiva 91/440 (e della normativa emanata in seguito) in due paesi europei, Italia e Gran Bretagna, e li confronteremo.

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3 Premessa. Fin dalle sue origini, l’industria ferroviaria è stata organizzata nella forma di monopolio naturale: un’unica impresa verticalmente integrata era allo stesso tempo titolare dell’infrastruttura ferroviaria e forniva i servizi di trasporto merci e passeggeri. In Europa questa forma organizzativa è rimasta in vigore sostanzialmente fino all’inizio degli anni ’90. L’emanazione della direttiva 91/440 da parte della Commissione Europea nel 1991, può essere infatti considerata il punto di partenza di un graduale processo di riforma dell’industria ferroviaria. Le determinanti della riforma del 1991 sono differenti: in generale è aumentata la consapevolezza che un sistema di trasporto ben funzionante può avere un effetto positivo sulla crescita economica e su altre importanti variabili macroeconomiche. Per quanto riguarda l’industria ferroviaria in particolare, la necessità di efficientare la sua struttura era dovuta essenzialmente alla performance delle ferrovie che, negli ultimi decenni, era inferiore alle aspettative. A ciò si aggiungeva la considerazione che la valorizzazione delle potenzialità delle ferrovie avrebbe consentito di raggiungere uno sviluppo sostenibile, dato che il trasporto ferroviario è di gran lunga il meno inquinante. La riforma del 1991, e i successivi interventi normativi, hanno modificato l’industria ferroviaria eliminando la preesistente struttura monopolistica e introducendo la liberalizzazione del settore. Tutto ciò è avvenuto in primo luogo attraverso la separazione gestionale, organizzativa e contabile dell’infrastruttura ferroviaria dall’impresa ferroviaria e permettendo l’accesso nel mercato ad imprese esterne che intendessero fornire i servizi di trasporto. Ma a sedici anni dall’avvio della riforma quale è la situazione che si è realmente determinata? L’industria ferroviaria europea è effettivamente aperta alla concorrenza o esistono ancora barriere all’entrata? L’obiettivo di questa tesi è di determinare in che modo è stato portato avanti il processo di riforma dell’industria ferroviaria nella Comunità Europea. A tal fine esamineremo gli esiti della direttiva 91/440 (e della normativa emanata in seguito) in due paesi europei, Italia e Gran Bretagna, e li confronteremo. La presente tesi è suddivisa in sei capitoli ed è articolata nel modo seguente: nel capitolo 1 presenteremo una breve introduzione sulla storia dell’industria ferroviaria: faremo riferimento in particolare a come era strutturata, alle sue caratteristiche e problematiche, alle politiche pubbliche comunitarie attinenti al trasporto ferroviario e alle difficoltà della loro attuazione. Il capitolo 2 intende fornire il quadro normativo di riferimento del settore ferroviario: successivamente alla direttiva 91/440 vi sono stati differenti interventi del legislatore comunitario e un esame della normativa può essere utile anche per mettere in

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antitrust
apertura del mercato
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infrastrutture
liberalizzazione
r.f.i.
regolamentazione
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trenitalia

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