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Il migrante come attore trasnazionale: le rimesse come fattore di co-sviluppo

Secondo il rapporto Caritas - Migrantes del 2006 gli immigrati regolari ed irregolari,in Italia, risultano essere quasi tre milioni. Principalmente sono provenienti dai paesi dell’Est Europa di prossima integrazione nell’UE e dal Magreb. Tra i principali motivi del loro migrare vi sono il desiderio e la speranza di migliorare le loro condizioni economiche e di riflesso poter far fronte alle necessità quotidiane dei loro parenti più prossimi rimasti in patria o il pagamento di debiti. A seguito di ciò, dagli anni’90, ad oggi, vi sono stati dei rilevanti aumenti di flussi di denaro, in uscita dall’Italia, sotto forma di rimessa. Tale denaro viene utilizzato in base alle priorità e al progetto migratorio dell’immigrato, agli anni di permanenza all’estero, al grado di integrazione, alla tipologia di lavoro in cui è impiegato e ai legami affettivi esistenti. I canali utilizzati per il trasferimento dello stesso sono vari e passano sia per modalità formali che informali. La preferenza generalizzata ad utilizzare canali informali si basa sulla diffusa diffidenza verso le banche e i servizi offerti, e a volte dalla mancanza di un conto aperto verso le stesse. Spesso l’uso di agenzie parabancarie ( Western Union), è dettata dalla facilità delle modalità di invio e dalla velocità del servizio. Per conto alti sono le provvigioni chieste per elargire il servizio.
Gli effetti moltiplicatori che questo flusso monetario potrebbe avere nei contesti di origine è attenuato dalla percentuale del costo del servizio d’ invio, rispetto alle somme inviate e dall’uso privatistico del denaro giunto a destinazione.
Visto gli attuali problemi di finanziamenti pubblici, rivolti al terzo settore e alla cooperazione internazionale e visto l’interesse costante delle banche verso questi nuovi clienti, urge canalizzare il fenomeno in modalità formali e controllate, in modo che vi sia una ritorno per gli immigrati, le banche etiche, i territori di origine e chi opera nelle organizzazioni internazionali.
Dall’indagine svolta durante il tirocinio e riportata nella tesi di laurea ( Il migrante come attore trasnazionale: Le rimesse come fattore di co-sviluppo), ho verificato una serie di bisogni dichiarati dalla popolazione target, della sperimentazione, che in questo caso erano gli immigrati residenti in Padova, detentori di un reddito e soggetti periodicamente a invio di denaro vero i loro cari all’estero. Secondo mie indagine quantitative è emerso che 88% di coloro che hanno un reddito inviano regolarmente denaro a casa, e che il 54 % di loro utilizza le agenzie come la Western Union. Inoltre ben il 60% ha dichiarato di non essere soddisfatto dei canali di invio che utilizza a causa dei costi e dei rischi che corre, soprattutto negli invii con corrieri informali.

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5 INTRODUZIONE Non si può considerare la mobilità umana come un fatto biologico, alla stessa stregua della natalità e della mortalità, poiché, se tutte le persone sono soggette alla nascita e alla morte, non tutte si spostano. È però detto, giustamente, che la mobilità è fisiologica e che una società immobile non sopravviverebbe a lungo (Livi Bacci, 1981). Come per gli animali anche per gli esseri umani la mobilità rappresenta un modo per adattarsi all'ambiente, cercare nuove risorse e utilizzare meglio quelle già note. I vari tipi di mobilità geografica si distinguono, anzitutto, in base al grado di durata e transitorietà. Vi può essere la temporaneità, che comporta il ritorno al luogo di residenza, dopo breve tempo con effetti territoriali di scarsa importanza, oppure la permanenza, che implica un cambio di residenza per un periodo di almeno un anno e con un certo effetto sulle aree di partenza e di arrivo. Più complessa è la migrazione a tappe, che comporta il permanere in diversi luoghi, in modo temporaneo, prima di arrivare nel luogo reputato di stanziamento. Migrare vuol dire abbandonare un luogo in cui non si ha più interesse a rimanere perchè vi dominano condizioni repulsive (push factors), per andare a stare in un altro luogo, provvisto di condizioni attrattive (pull factors). Ciò che determina queste condizioni sono un insieme di variabili di natura economica sociale, cultuale, politica e legale che caratterizzarono un contesto strutturale, denominato territorio, espressione del corpo sociale che vi vive e si riproduce. Senza dubbio l'emigrazione alleggerisce il peso di quei popoli che crescono a un ritmo superiore a quello delle risorse, come per gran parte dei Paesi africani. Così si evita un uso ed abuso del territorio che potrebbe significare anche un degrado irreversibile delle sue caratteristiche umane, sociali, economiche, ecologiche, geografiche, ambientali, arrivando all'equilibrio con il territorio. Oggi, le migrazioni internazionali di lavoro sono legate ai dislivelli nello sviluppo socio-economico mondiale, tanto che gli spostamenti all'interno del Terzo Mondo, da un Paese sottosviluppato a uno meno sottosviluppato (p.es., dall’Africa sub-sahariana all’Africa del Nord), si calcola rappresentino la metà di tutti gli spostamenti; quelli da un Paese sviluppato a uno più sviluppato (p. es., dall'Europa mediterranea a quella

Laurea liv.I

Facoltà: Interfacoltà

Autore: Ferruccio Melappioni Contatta »

Composta da 91 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.