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Pensione pubblica o privata? Un'analisi di portafoglio dei costi di transizione.

Informazioni tesi

  Autore: Francesca Giordana
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1998-99
  Università: Università Commerciale Luigi Bocconi di Milano
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia Politica
  Relatore: Guido Tabellini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 172

In molti paesi europei (ed extraeuropei) i sistemi pensionistici pubblici in vigore si stanno rivelando insostenibili a causa del declino della forza lavoro (il che riduce la base d’imposta) e del parallelo aumento della popolazione anziana avente diritto a prestazioni troppo generose per essere sostenute dagli attuali sistemi di finanziamento. Nella maggior parte dei paesi europei (ed in particolare in Italia) i sistemi pensionistici sono di carattere pubblico e a ripartizione. In assenza di riforme per il 2050 l’aliquota contributiva di equilibrio raggiungerà livelli preoccupanti, prossimi al 50-60% delle retribuzioni correnti. Tali livelli sono chiaramente insostenibili. E’ necessario procedere ad una riforma dei sistemi in vigore. Il discorso a questo punto si sposta sulla questione del come procedere ad una eventuale riforma e sulle caratteristiche del sistema pensionistico da implementare. Quale sia la struttura ottima del sistema di previdenza pubblica è una questione di complessa e discussa natura. Tale struttura deve rispondere a principi di efficienza economica, equità intergenerazionale, equilibrio macroeconomico e finanziario. Astraendo dalla complessità e varietà dei sistemi pensionistici esistenti si possono individuare due casi estremi:
- Sistemi pubblici a ripartizione;
- Sistemi privati a capitalizzazione.
La natura pubblica o privata del sistema può prescindere dalla modalità di finanziamento dello stesso (a capitalizzazione o a ripartizione); tuttavia le caratteristiche tipiche di queste modalità di finanziamento rendono tale combinazione natura-modalità di finanziamento piuttosto comune. In particolare, un sistema a ripartizione, coinvolgendo piu’ generazioni, richiede l’esistenza di un’autorità che abbia il potere di imporre alla generazione correntemente attiva sul mercato del lavoro di finanziare le erogazioni pensionistiche della generazione correntemente inattiva in cambio della promessa di ricevere indietro tali pagamenti dalla generazione successiva. Normalmente tale autorità è rappresentata dal Governo o dall’ente pensionistico pubblico. Un sistema a capitalizzazione si appoggia tipicamente ai mercati dei capitali (in cui vengono infatti investiti i contributi previdenziali) e opera sulla base di principi di mercato. Tale sua caratteristica fa sì che i sistemi a capitalizzazione siano più frequentemente di natura privata. Un punto di partenza per la definizione del sistema pensionistico ottimo a livello della collettività considerata nel suo insieme è l’individuazione della combinazione ottima dei due sistemi pensionistici di base a capitalizzazione e a ripartizione da un punto di vista economico-finanziario. Non è detto che la scelta del sistema ottimo debba coincidere con il sistema ottimo da un punto di vista finanziario, c’è infatti una pluralità di criteri che un sistema pensionistico deve rispettare, non solo quello di efficienza economica. L’individuazione del sistema ottimo da un punto di vista economico-finanziario permette tuttavia di individuare chiaramente il carico dato dal costo che consegue all’allontanamento dal sistema ottimo, che il raggiungimento di altri scopi accolla alla collettività. Secondo un’ottica meramente finanziaria i sistemi pensionistici possono essere considerati alla stregua di attività finanziarie: essi possono infatti essere valutati sulla base di un’analisi media-varianza. Un sistema a ripartizione presenta un tasso di rendimento dato dal tasso di crescita del monte salari, quello a capitalizzazione presenta come rendimento il rendimento delle attività finanziarie in cui sono investiti i contributi pensionistici. Tali rendimenti presentano una correlazione non positiva, è quindi possibile miscelare i due sistemi in modo da ottenere una efficace diversificazione di portafoglio.

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In molti paesi europei (ed extra-europei) i sistemi pensionistici pubblici in vigore si stanno rivelando insostenibili a causa del declino della forza lavoro (il che riduce la base d’imposta) e del parallelo aumento della popolazione anziana avente diritto a prestazioni troppo generose per essere sostenute dagli attuali sistemi di finanziamento. Nella maggior parte dei paesi europei (ed in particolare in Italia) i sistemi pensionistici sono di carattere pubblico e a ripartizione. In assenza di riforme, per il 2050 l’aliquota contributiva di equilibrio raggiungera’ livelli preoccupanti, prossimi al 50-60% delle retribuzioni correnti. Tali livelli sono chiaramente insostenibili. E’ necessario procedere ad una riforma dei sistemi in vigore. Il discorso a questo punto si sposta sulla questione del come procedere ad una eventuale riforma e sulle caratteristiche del sistema pensionistico da implementare. Quale sia la struttura ottima del sistema di previdenza pubblica e’ una questione di complessa e discussa natura. Tale struttura deve rispondere a principi di efficienza economica, equita’ intergenerazionale, equilibrio macroeconomico e finanziario. Astraendo dalla complessita’ e varieta’ dei sistemi pensionistici esistenti possiamo individuare due casi estremi: • Sistemi pubblici a ripartizione • Sistemi privati a capitalizzazione La natura pubblica o privata del sistema puo’ prescindere dalla modalita’ di finanziamento dello stesso (a capitalizzazione o a ripartizione); tuttavia le caratteristiche tipiche di queste modalita’ di finanziamento rendono tale combinazione natura-modalita’ di

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Parole chiave

analisi di portafoglio
pensioni
previdenza privata
previdenza pubblica
sistema pensionistico
sistema previdenziale

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