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Il ciclo di affreschi con le storie di San Francesco d'Assisi alla Kalenderhane Camii in Istanbul

La mia trattazione prende avvio dall’analisi di alcuni frammenti collocati attualmente in deposito presso il Museo Archeologico di Istanbul. Essi sono la conferma probante, nonché visiva, di una presenza francescana nel duecento insediata in una piccola cappella laterale dell’odierna Kalenderhane Camii, contenuta all’epoca all’interno delle mure costantinopolitane.

Dallo spoglio dei documenti pervenuti ho analizzato il programma iconografico confrontandoli con gli altri esempi “visivi” italiani. Partendo dal diligente studio di Chiara Frugoni ho cercato di rintracciare tutti i possibili legami con essi, vagliando le ipotesi di identificazione delle relative scene rimaste descritte rispettivamente dal professore emerito C. L. Striker dell’University of Pennsylvania che ha curato lo scavo archeologico nel 1998, e della studiosa romana Cristina Pantanella che ha dedicato un saggio sull’argomento .

Ciò che rende unico e irripetibile il nostro ciclo di affreschi è prima di tutto la sua collocazione, all’interno della città di Istanbul e, infine, il soggetto raffigurato: San Francesco d’Assisi. Se per la collocazione è stato possibile delineare abbastanza semplicemente le possibili cause della sua introduzione, dall’altro lato le molteplici difficoltà di lettura del ciclo raffigurato hanno dato adito a erronee interpretazioni. Questo per via della frammentarietà delle scene pervenute dal quale non è possibile comprendere interamente il ciclo, e in secondo luogo per via della sua eccezionalità che non ha paralleli a Costantinopoli. Si è cercato quindi di rifarsi a ciò che si conosce della “iconografia francescana”, soprattutto quella “occidentale” in base alla lettura dei saggi della Frugoni, nonostante esistono delle isolate raffigurazioni del Santo a Cipro e a Creta.

Naturalmente l’affresco deve “leggersi” anche in relazione al committente e nonostante non sia possibile identificare completamente la committenza in una specifica persona, è interessante notare come alcuni personaggi –“i francescani” appunto che abitavano quel loco – emergono per qualità e per cultura. È importante sottolineare come la figura del santo sia una presenza costante in quasi tutte le scene, quasi una dichiarazione figurata della forte volontà di radicare il culto in un luogo definito di confine.

Di timbro puramente “occidentale”, sia per la scelta del santo che per la tecnica utilizzata, l’affresco si caratterizza dalla stile – direi – quasi gotico. Del ciclo, l’unica scena pienamente identificata è la Predica degli Uccelli, un episodio tutto legato esclusivamente a San Francesco.

Per i miracoli “veri e propri” è possibile decifrarne con sicurezza solo il “Miracolo nei confronti di una cieca” e la Liberazione della donna Indemoniata di Narni. Effettivamente per quanto riguarda gli altri “miracoli” raffigurati vi è una ripresa dei quattro miracoli letti durante la cerimonia di canonizzazione del santo e molto spesso raffigurati nelle tavole francescane, come ad esempio nelle due tavole conservate ad Assisi e a Roma. Ne consegue che il nostro artista ne era a conoscenza, o forse li aveva visti direttamente.

La probabile o non probabile ripresa dei modi giotteschi in relazione alla scena della “Predica degli Uccelli” presente alla Kalenderhane rimane sommariamente celata ma sarebbe giusto non cadere nell’errore di dare per assodato l’esistenza di un probabile “modello intermedio” che collega Giotto al ciclo alla Kalenderhane,dato che non è emersa nessuna tavola, paliotto o manoscritto che avvalori la tesi. «La varietà - afferma Pantanella - degli apporti tematici e stilistici provenienti da zone così distanti tra loro, sembra richiamare inevitabilmente la stessa ampia diffusione mediterranea dei francescani» e, si pone la seguente questione: «… se l’insieme di tendenze e esperienze artistiche e culturali diverse riscontate nel ciclo della Kalenderhane non sia trascorso tra l’Italia, Costantinopoli, e la Terra Santa anche per il tramite degli stessi francescani» .

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- 4 - INTRODUZIONE [ ]quand ecco, all improvviso, emerse sulla terra un uomo nuovo, e all apparire subitaneo di un nuovo esercito, i popoli furono ripieni di stupore davanti ai segni della rinnovata et apostolica. ¨ ora d un tratto portato alla luce la perfezione gi sep olta nella Chiesa primitiva, di cui il mondo leggeva s le meraviglie, ma non vedeva l esempio [ ] . (3 Celano,1) Si potrebbe partire da questa frase, scritta da Tommaso da Celano, per spiegare come venne alla luce, cos all improvviso , un ciclo frammentario di affreschi narrante le storie di San Francesco, sepolto all interno di una chiesa bizantina a Costantinopoli, l attuale Kalenderhane Camii, che nulla aveva da spartire nØ con l uomo nuovo frate Francesco nØ con il nuovo esercito i francescani. Si cap subito che queste storie agiografiche sul Poverello d Assisi dovevano essere inserite nel periodo della dominazione latina, perchØ dopo la Crociata del 1204, proprio grazie ai mercanti veneziani, pisani e genovesi che ne ampliarono la diffusione nella Capitale bizantina, i francescani si insediarono definitivamente nella citt . Com Ł evidente, la straordinaria portata della scoperta consiste, oltre all anomala collocazione e all eccezionale scelta del soggetto raffigurato, anche nella ottima resa pittorica e narrativa delle scene, nonostante la perdita sfortunatamente della maggior parte degli affreschi.

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Melissa Tondi Contatta »

Composta da 81 pagine.

 

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