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Soldati, generali e gerarchi nella campagna di Grecia. Aspetti e tematiche di una guerra vista da prospettive differenti

Informazioni tesi

  Autore: Francesco Casati
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Storia
  Relatore: Luigi Bruti Liberati
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 170

Questa ricerca sulla campagna di Grecia, si propone lo scopo di analizzare, prendendo le mosse dai vari punti di vista dei protagonisti della campagna, dall’ ultimo soldato semplice al duce del fascismo, alcuni degli aspetti e delle tematiche di un episodio bellico, tra quelli che videro protagonisti gli italiani nel secondo conflitto mondiale, poco approfondito dagli studi storiografici e rimosso dalla memoria collettiva, sia per la negatività dell’esperienza che per il suo carattere d’aggressione deliberata.
In questo periodo stiamo assistendo ad un rinnovato interesse riguardo alla guerra italiana dal 1940 al 1943, in particolare sulle campagne d’Africa e di Russia, mentre ho notato che per la Grecia, lo spazio dedicato, è presente in misura minore rispetto al grosso della produzione.
Evidentemente la guerra d’aggressione contro il piccolo stato balcanico pesa ancora sulla coscienza nazionale degli italiani, anche dopo il 1945, come del resto si è poco propensi a trattare altre brutte pagine della storia d’Italia, quali la repressione e il genocidio dei Senussi in Libia, a cavallo degli anni Venti e Trenta, la “pacificazione” dell’Etiopia dopo la proclamazione dell’Impero e le occupazioni balcaniche dal 1941 al 1943.
Le motivazioni che mi hanno spinto a trattare la guerra di Grecia sono diverse ma unite da un solido filo conduttore: la particolarità del conflitto rispetto al resto delle vicende belliche dell’Italia fascista. Se la condotta di guerra italiana è stata subordinata alle esigenze politiche e militari dell’Asse, la campagna di Grecia è un caso unico, il duce ha deliberatamente provocato il governo di Atene, per una sua guerra personale, dopo che Hitler lo aveva messo ancora una volta di fronte al fatto compiuto con la penetrazione militare tedesca in Romania dell’ottobre 1940.
Per la paura di apparire in secondo piano rispetto al “collega” tedesco che aveva conquistato l’Europa dalla Vistola ai Pirenei, il duce, anch’egli desideroso di successi militari, ha provato il colpo di mano secondo lui più facile, l’occupazione della Grecia. Il regime andò così incontro ad un disastro totale, perdendo il consenso, che si era creato con la conquista dell’Etiopia e le successive sanzioni.
Una guerra, quindi, voluta da Roma senza il consenso di Berlino, dove le responsabilità politiche, come si vedrà, sono d’attribuirsi esclusivamente a Mussolini ed agli uomini orbitanti nella cerchia del ministro degli Esteri Ciano.
Le fonti utilizzate sono per la maggior parte edite: un buon numero di opere di vario taglio e spessore sono state scritte sull’argomento, dalla saggistica alla memorialistica, comprendendo un arco temporale dal va dal 1941, a campagna finita agli anni Ottanta.
Ho analizzato vari epistolari e diari di combattenti, che sono il “cuore” di questa ricerca, in quanto il fine che mi sono posto è quello di dar voce alla testimonianza diretta del soldato in Albania per poi trarne delle considerazioni e riflessioni contestualizzando il tutto per diverse tematiche.
Riguardo alla saggistica ho utilizzato fonti storico- militari, diplomatiche e opere di carattere generale.
La struttura del lavoro si articola in tre capitoli. Una prima parte tratta le vicende politico militari della campagna, un quadro d’insieme sul variabile sviluppo dei rapporti italo greci, l’ambiguo atteggiamento di Roma dall’occupazione dell’Albania al 28 ottobre 1940 e la precaria condotta della guerra.
La seconda parte, dedicata ai soldati italiani, intende, attraverso le memorie di quest’ultimi, tracciare un profilo del soldato lungo tre filoni che ho trovato idonei per raccontarne la vicenda umana: le variegate motivazioni che animavano gli uomini partiti dall’Italia, ovvero com’era sentita dalle truppe la brutta guerra di Grecia; le condizioni di vita al fronte, segnate dalla sofferenza e dal disagio materiale; i pericoli della guerra, ossia come gli uomini combattevano e morivano sulle montagne d’Albania.
La terza parte riguarda i comandanti superiori e i gerarchi in Albania. Si considera, oltre lo studio dei piani operativi contro la Grecia elaborati dall’occupazione dell’Albania in avanti, anche l’opera dei tre generali che si susseguirono al comando delle truppe in Albania durante la campagna; Sebastiano Visconti Prasca, Ubaldo Soddu, Ugo Cavallero. Questa parte del lavoro è svolta grazie all’analisi delle memorie di questi ultimi e di altre opere di carattere militare.
I gerarchi al fronte sono trattati nella parte finale, dalla loro mobilitazione dai ministeri, voluta da Mussolini, all’esperienza in Epiro. L’ampia memorialistica al riguardo mi ha permesso di esporre un quadro ben definito sulle vicende politiche, militari e personali degli uomini di spicco della gerarchia del PNF e del governo.

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2 NATURA E SCOPI DELLA RICERCA Soldati, generali e gerarchi nella campagna di Grecia. Una guerra vista da prospettive differenti. Questo è il titolo che ho scelto per questa ricerca, con lo scopo di analizzare, prendendo le mosse dai vari punti di vista dei protagonisti della campagna, dall’ ultimo soldato semplice al duce del fascismo, alcuni degli aspetti e delle tematiche di un episodio bellico, tra quelli che videro protagonisti gli italiani nel secondo conflitto mondiale, poco approfondito dagli studi storiografici e rimosso dalla memoria collettiva, sia per la negatività dell’esperienza che per il suo carattere d’aggressione deliberata. In questo periodo stiamo assistendo ad un rinnovato interesse riguardo alla guerra italiana dal 1940 al 1943, in particolare sulle campagne d’Africa e di Russia, mentre ho notato che per la Grecia, lo spazio dedicato, è presente in misura minore rispetto al grosso della produzione. Dalla bibliografia che ho utilizzato per la ricerca si può verificare la scarsa fortuna che l’argomento ha trovato dalla seconda metà degli anni Ottanta in avanti. Evidentemente la guerra d’aggressione contro il piccolo stato balcanico pesa ancora sulla coscienza nazionale degli italiani, anche dopo il 1945, come del resto si è poco propensi a trattare altre brutte pagine della storia d’Italia, quali la repressione e il genocidio dei Senussi in Libia, a cavallo degli anni Venti e Trenta, la “pacificazione” dell’Etiopia dopo la proclamazione dell’Impero e le occupazioni balcaniche dal 1941 al 1943. Le motivazioni che mi hanno spinto a trattare la guerra di Grecia sono diverse ma unite da un solido filo conduttore: la particolarità del conflitto rispetto al resto delle vicende belliche dell’Italia fascista. Se la condotta di guerra italiana è stata subordinata alle esigenze politiche e militari dell’Asse (a partire dai rovesci in Libia, con la fine della “guerra parallela” voluta da Mussolini, la “guerra d’interessi nostri” da combattere slegata dalla Germania), la campagna di Grecia è un caso unico, il duce ha deliberatamente provocato il governo di Atene, per una sua guerra personale, dopo che Hitler lo aveva messo ancora una volta di fronte al fatto compiuto con la penetrazione militare tedesca in Romania dell’ottobre 1940. Per la paura di apparire in secondo piano rispetto al “collega” tedesco che aveva conquistato l’Europa dalla Vistola ai Pirenei, il duce, anch’egli desideroso di successi

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