Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

Un uomo in carne ed ossa nell'Umanesimo di Ortega y Gasset

Ortega interpreta il corpo umano come “carne” per distinguerlo dal corpo come “minerale”. “La carne, oltre che pesare e muoversi, esprime, è espressione”, rimanda ad un’intimità, ad un’interiorità che il minerale possiede solo virtualmente. Ogni superficie, infatti, contiene una dimensione di profondità che, in un momento dato, può divenire superficiale; “ma l’interno della carne non giunge mai a farsi esterno grazie a se stesso: è radicale, assolutamente interno. E’, essenzialmente, intimità. A questa intimità la chiamiamo vita.”

Il corpo-carne, quindi, non esprime la corporeità della persona, ma la profondità dell’anima ed i suoi sentimenti, la forza della vitalità e la sua spontaneità, l’immediatezza, la concretezza e l’individualità
del soggetto in carne ed ossa.

La cultura non può sostituirsi alla spontaneità, ad i sentimenti; le idee non possono annullare i movimenti “inutili” dei corpi.

Ad uno sguardo utilitaristico e pragmatico appare superfluo tutto ciò che sembra non recare alcun beneficio materiale o tangibile, ad esempio le emozioni, che lo spirito razionale non riesce a controllare; nella cieca rincorsa di ciò che è razionalmente utile, si dimentica che anche ciò che è razionalmente “inutile” ha un senso.

Mostra/Nascondi contenuto.
UN UOMO IN CARNE ED OSSA NELL’UMANESIMO DI ORTEGA Y GASSET 4 Introduzione Per quanto impenetrabili possano essere due corpi, lo saranno molto di più due concetti. […] L’uomo virtuoso è sempre ed allo stesso tempo, più, o meno vizioso, però la virtù è esente dal vizio. J.ORTEGA Y GASSET 1. Le “salvazioni” E’ umanistico, in ambito filosofico, quel pensiero che accentua il valore dell’uomo, in contrapposizione a Dio o alla Natura. Ad esempio, si può parlare di Umanesimo, in rapporto con la storia della filosofia, con riferimento a Feuerbach, che risolve l’intera realtà nell’individuo “naturale e sensibile”; il filosofo tedesco usa egli stesso il termine “Umanesimo” per caratterizzare il suo pensiero antiteologico ed antispeculativo: il centro della sua filosofia non è la teologia, ma l’antropologia. Sul finire dell’Ottocento, è la “filosofia della vita” che si incarica di riscoprire le potenzialità dimenticate dell’individuo e di rivendicare i diritti della persona nei confronti delle organizzazioni economiche e sociali. “Filosofo della vita” è José Ortega y Gasset, “saggista” spagnolo1 che sulla scia dell’Esistenzialismo reclama una rivalutazione dell’uomo concreto, celebrando la vita umana nella sua spontaneità radicale. La fedeltà a quest’uomo concreto impone un programma di rettificazione culturale ed un’attenzione riflessiva alla realtà immediata del soggetto in carne ed ossa; è un compito “umanistico” che implica il riassorbimento della vita umana, “realtà radicale”, nella sfera culturale. Eppure nei dodici volumi delle sue Obras completas2 mancano dichiarazioni esplicite sulla sua concezione di Umanesimo; tuttavia, nel 1914 il filosofo madrileno scrive le Meditaciones del Quiote che, più che una “teoria” vogliono essere una pratica di Umanesimo, delle riflessioni che cercano di calarsi nella

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Mauro Capitanio Contatta »

Composta da 123 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2150 click dal 20/03/2004.

 

Consultata integralmente 5 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.