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Il ruolo degli investitori istituzionali nel processo di sviluppo delle Pmi. Il caso di una società operante nel settore fotovoltaico.

Analizzando il successo di alcune grandi imprese, si può osservare come tutte avessero un comune denominatore. Realtà aziendali quali Microsoft, Apple Computer, Netscape Communications, solo per citarne alcuni, illustrano che il più importante asset di una nuova impresa deve essere una buona idea, ma questo può anche non bastare, infatti, pensare un idea è ben diverso che costruirla in larga scala, è chiaro che la seconda richiede un ammontare elevato di capitali non indifferente. Gli operatori che si trovano più a suo agio in investimenti di questo tipo sono i venture capital, che aiutano le imprese nella fase “adolescenziale”.
Il concetto di venture capital si è comunque evoluto. Agli inizi degli anni Ottanta, con il termine venture capital si definiva l'apporto di capitale azionario, o la sottoscrizione di titoli convertibili in azioni, da parte di operatori specializzati, in un'ottica temporale di medio-lungo termine, effettuato nei confronti di imprese non quotate e con elevato potenziale di sviluppo in termini di nuovi prodotti o servizi, nuove tecnologie, nuove concezioni di mercato. Nel corso degli anni, pur rimanendo invariati i presupposti di fondo, le caratteristiche dell'attività di investimento istituzionale nel capitale di rischio sono mutate, diversificandosi in funzione del sistema imprenditoriale di riferimento e del grado di sviluppo dei diversi mercati e offrendo, oggi, una più variegata gamma di possibilità di intervento. Di fatto, il comune denominatore rimane l'acquisizione di partecipazioni significative in imprese, in ottica di medio lungo-termine, e il conseguente obiettivo di sviluppo finalizzato al raggiungimento di una plusvalenza sulla vendita delle azioni, ma la presenza delle ulteriori caratteristiche ha assunto connotati molto variabili. Sul fronte prettamente terminologico, oggi, secondo la prassi più diffusa negli USA, l'attività di investimento istituzionale nel capitale di rischio, definita nella sua globalità attività di "private equity", viene suddivisa, in funzione della tipologia di operatore che la pone in essere, tra venture capital e operazioni di buy out, come illustrato nel primo capitolo dove viene fornita una carrellata dei vari interventi, in base al tipo di situazione aziendale.
Il secondo capitolo spiega come avviene l'attività di questi operatori, analizzando le attività di richiesta di fondi, e le modalità di valutazione del fondo, passando per una dettagliata analisi del mercato.
I capitoli successivi danno un taglio analitico, rispetto ai primi due, viene, infatti, descritto il processo di investimento e relativo disinvestimento, analizzando anche i relativi problemi che nascono in sede di valutazione dell'enterprise value.

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5 Introduzione. Analizzando il successo di alcune grandi imprese, si può osservare come tutte avessero un comune denominatore. Bill Gates e Paul Allen fondarono Microsoft nel 1975, mentre entrambi avevano 20 anni. Undici anni dopo Microsoft veniva offerta al pubblico per 21 dollari ad azione che salirono immediatamente a 35. Bill Gates da quella operazione guadagnò circa 350 milioni di dollari. Nel 1976, altri due studenti, Steve Jobs e Steve Wozniak, vendettero una coppia di calcolatori e con il ricavato crearono una piccola fabbrica di computer in un garage. Nel 1980, quando Apple Computer fu offerta al pubblico le azioni furono vendute a 22 dollari, che in breve tempo salirono a 36. A quel punto il valore delle azioni dei due fondatori era di circa 414 milioni di dollari. Nel 1994 Marc Andreesen, un ventiquattrenne dall’ University of Illinois, conobbe un investiore, James Clark, insieme fondarono Netscape Communications. Solo un anno dopo le azioni di Netscape furono offerte al pubblico a 28 dollari e immediatamente salirono a 71 dollari. Dall’operazione James Clark guadagnò circa 566 milioni di dollari, mentre Marc Andreesen circa 245 milioni. Queste storie illustrano che il più importante asset di una nuova impresa deve essere una buona idea, ma questo può anche non bastare, infatti, pensare un idea è ben diverso che costruirla in larga scala, è chiaro che la seconda richiede un ammontare elevato di capitali non indifferente. L’imprenditore allora può chiedere prestito ad una banca, ma questo non è sufficiente per fondare il successo. I venture capital sono operatori specializzati nel fornire capitale alle prime fasi e aiutare le imprese nella fase “adolescenziale” Il padre fondatore dei venture capital è Arthur Rock. Nel 1957 un gruppo di otto scienziati, disincantati dello stile di gestione del loro capo, William Shockley, prevedevano che il loro prodotto poteva cambiare il mondo, ma a loro necessitava il denaro per creare una nuova società. Gli "otto traditori", che sono diventati noti, hanno arruolato l'aiuto di un banchiere di investimento visionario di New York, Arthur Rock.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Economia

Autore: Salvatore Bologna Contatta »

Composta da 242 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.