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Sistemi per la fruizione sostenibile

Informazioni tesi

Pianificazione e gestione delle aree protette
  Autore: Andrea Ferraretto
  Tipo: Tesi di Master
Master in
Anno: 2006
Docente/Relatore: Franco Pedrotti
Istituito da: Università degli Studi di Camerino
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 84

Le aree naturali protette sono, in Italia, 631, pari a una superficie di circa tre milioni di ettari. I dati, riferiti al V° aggiornamento dell’Elenco ufficiale del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del territorio e del mare, sono aggiornati al 24 luglio 2003.
Si può pertanto affermare che il fatidico obiettivo di tutelare almeno il 10% del territorio nazionale sia stato raggiunto.
Il lavoro per conservare il patrimonio di biodiversità del nostro Paese non può interrompersi qui, con il raggiungimento di un obiettivo essenziale ma, ancora, legato alla “quantità” di territorio piuttosto che alla qualità di territorio effettivamente protetto e gestito.
Può essere utile, in questa sede, richiamare quei concetti che stanno alla base delle politiche di conservazione della natura e che dovrebbero ispirare l’azione di gestione del patrimonio collettivo.
La conservazione dell’ambiente naturale, attuata mediante l’istituzione di un’area protetta, svolge diverse funzioni , ciascuna delle quali contribuisce ad affermare il ruolo e l’importanza dei parchi come strumento per la sostenibilità.
Tra le funzioni che possono essere individuate nell’azione di un’area naturale protetta vanno messe in evidenza quelle:
1)ecologico-scientifiche: cioè le funzioni svolte per la conservazione del patrimonio di biodiversità, del paesaggio, degli equilibri ecologici e la tutela degli habitat;
2)economiche: cioè la capacità di gestire l’ambiente naturale in modo da rendere disponibili i servizi ambientali e creare opportunità per la sostenibilità dello sviluppo delle comunità locali;
3)sociali: cioè svolgere il compito “alto” di agire per tramandare alle generazioni future il patrimonio naturale, garantendo la possibilità di godere di un ambiente integro.
Si tratta, cioè, di riconoscere una molteplicità di funzioni ad aree e porzioni di territorio con caratteristiche molto differenti tra loro e che richiedono una capacità, in termini di competenze e strumenti, estremamente complesse e articolate.
L’esigenza è, soprattutto, quella di riuscire ad assicurare l’efficacia della conservazione della natura salvaguardando equilibri e rapporti tra ecosistemi diversi tra loro.
Il compito che va portato a termine oggi, a oltre 15 anni dall’approvazione della Legge quadro n. 394/91, è proprio quello di far funzionare le aree e assicurare la capacità dell’intero sistema di operare per l’obiettivo di conservare il patrimonio per tramandarlo alle generazioni future.
È un compito arduo, complesso, spesso perseguito in situazioni complesse, in assenza di organi di gestione e soprattutto di mezzi adeguati: l’elaborazione degli strumenti di pianificazione e di gestione segue iter complicati, sovrapposti ad altri poteri e ad altri obiettivi.
Altrettanto complesso è il compito di riuscire a rendere fruibili e accessibili le aree naturali protette, garantirne quegli elementi di godimento che costituiscono uno degli aspetti che caratterizzano queste aree e attribuiscono un valore sociale, in termini di disponibilità di un bene comune per il vantaggio e il benessere dei cittadini.
È quindi possibile immaginare quanto sia importante comprendere il senso di progettare i sistemi di fruizione e accessibilità in questa chiave: parchi non solo fatti da sentieri e parcheggi ma sistemi complessi, da tutelare e, al tempo stesso, rendere disponibili per la conoscenza e la ricerca di un contatto diverso con la natura.
Questo tipo di approccio può avere molti risvolti, strettamente connessi con le politiche della sostenibilità e con le scelte di valorizzazione delle risorse locali in grado di offrire nuove opportunità per lo sviluppo del territorio e delle comunità locali.
Con questa ricerca ho tentato di raccogliere alcune idee e alcuni spunti, il più delle volte paralleli alle discipline finalizzate alla conservazione della natura ma anch’essi fondamentali per attuare una politica delle aree naturali protette che risulti adeguata al contesto ambientale e alle sfide che si prospettano.

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Introduzione In Italia, le aree naturali protette sono 631, pari ad una superficie di circa tre milioni di ettari. I dati, riferiti al V° aggiornamento dell’Elenco ufficiale del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, sono aggiornati al 24 luglio 2003. Si può pertanto affermare che il fatidico obiettivo di tutelare almeno il 10% del territorio nazionale sia stato raggiunto. Tuttavia il lavoro per conservare il patrimonio di biodiversità del nostro Paese non può interrompersi qui, con il raggiungimento di un obiettivo essenziale ma ancora legato alla “quantità”, piuttosto che alla qualità di territorio effettivamente protetto e gestito. Può essere utile, in questa sede, richiamare quei concetti che stanno alla base delle politiche di conservazione della natura e che dovrebbero ispirare l’azione di gestione del patrimonio collettivo. La conservazione dell’ambiente naturale, attuata mediante l’istituzione di un’area protetta, svolge diverse funzioni 1 , ciascuna delle quali contribuisce ad affermare il ruolo e l’importanza dei parchi come strumento per la sostenibilità. Tra le funzioni che possono essere individuate nell’azione di un’area naturale protetta vanno messe in evidenza quelle: ‰ ecologico-scientifiche: le funzioni svolte per la conservazione del patrimonio di biodiversità, del paesaggio, degli equilibri ecologici e la tutela degli habitat; ‰ economiche: la capacità di gestire l’ambiente naturale in modo da rendere disponibili i servizi ambientali e creare opportunità per la sostenibilità dello sviluppo delle comunità locali; ‰ sociali: cioè svolgere l’ “alto” compito di agire per tramandare alle generazioni future il patrimonio naturale, garantendo la possibilità di godere di un ambiente integro. Si tratta, in altre parole, di riconoscere una molteplicità di funzioni ad aree e porzioni di territorio con caratteristiche molto differenti tra loro e che richiedono capacità, in termini di competenze e strumenti, estremamente complesse e articolate. 1 Per una trattazione approfondita si veda Franco Pedrotti, Scopi e finalità dei parchi nazionali, in I Parchi nel III Millennio, a cura di G. Piva, Perdisa, 2005 Sistemi per la fruizione sostenibile – Andrea Ferraretto 8

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