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Ruolo del coordinatore nella realizzazione di una rete tecnologica unica delle centrali operative "118" della Regione Emilia Romagna

La motivazione che mi ha spinto a trattare questo argomento è maturata ripercorrendo il passato.
Negli anni sessanta si era sviluppata fortemente l’assistenza e la cultura intraospedaliera cioè, il paziente era considerato bisognoso di assistenza sanitaria solo nel momento in cui varcava la soglia del pronto soccorso.
Il livello assistenziale extraospedaliero fornito dalle ambulanze era pressoché nullo, si limitava a trasportare in fretta il malato all’ospedale a volte con solo l’autista.
I cittadini avevano a disposizione diversi numeri telefonici per chiedere soccorso sanitario, questo faceva sì che a volte arrivassero due ambulanze ed altre nemmeno una, senza alcuna garanzia o tutela per il cittadino stesso!
Col passare del tempo e con il mutare del bisogno assistenziale richiesto dall’utente si intuì che qualcosa era da rivedere nel sistema di soccorso.
Sul finire degli anni 80, sull’onda di diversi atti terroristici che videro coinvolti un numero di feriti elevato emerse in modo clamoroso la necessità di una supervisione e un coordinamento di queste associazioni, si iniziò concretamente a pensare alla necessità di una risposta organizzata alle richieste di soccorso sanitario.
Punto di riferimento per anni fu Bologna soccorso, che negli anni ottanta iniziò il percorso che ha portato all’attivazione, per la prima volta in Italia, nel 1990 in occasione dei campionati mondiali di calcio, del numero unico per l’emergenza sanitaria “118” per la città di Bologna.
Gli avvenimenti sopra riportati e la ferma volontà di alcuni operatori del soccorso, portarono, non senza sforzi ed impegno, nel 1992 al D.p.r 118 del 27 marzo, decreto che istituzionalizzò le centrali operative 118 su base provinciale .
Tutto questo, che così declinato sembra breve, in realtà è stato un percorso lungo, non privo di ostacoli e non ancora concluso, ha visto e vede come protagonista la figura dell’infermiere professionale; individuata dal decreto stesso come figura fondamentale nel coordinamento della centrale operativa sanitaria “118”.
L’oggetto di questa tesi vuole essere un punto di partenza verso l’obiettivo di realizzare un sistema che possa garantire livelli di sicurezza e prestazionali di grado elevato.
Il coordinatore infermieristico entra in questo percorso come gestore di tutti quei processi che permetteranno di progredire verso l’obiettivo.
I processi di programmazione, gestione, valutazione ed implementazione sono patrimonio della professionalità e delle competenze del coordinatore infermieristico quindi, quale se non questo professionista potrà avere costantemente il polso della situazione?
E’ mia intenzione in questa tesi, prendere in considerazione un coordinamento di tipo regionale, che sia in grado di avere il costante confronto con tutte le realtà organizzative che entrano, come attori, nel percorso di omogeneizzazione della rete tecnologica.
Il processo si dovrà sviluppare secondo il principio delle learning organizations , ciò avrà come punto fondamentale lo svilupparsi di chiare linee di responsabilità, la costruzione di momenti di confronto sistematici e quindi un forte coordinamento regionale.
Credere di avere una soluzione pronta ad ogni problema sarebbe presuntuoso.
Come detto all’inizio, questa mia tesi vuole essere solo un punto di partenza verso l’obiettivo di garantire livelli prestazionali e di sicurezza elevati.
Qualsiasi progetto che abbia come obiettivo rendere più omogenea l’organizzazione del sistema, dovrà avanzare solo se largamente condiviso dalle persone che sono strettamente coinvolte nei processi, in considerazione della grande peculiarità che ha l’autonomia professionale di cui sono dotati gli operatori.
Una organizzazione che sia in grado di reagire ai cambiamenti, alla complessità e all’incertezza basandosi su una flessibilità culturale che sia supportata anche dalle soluzioni tecnologiche, sarà una sistema in grado di rispondere alle nuove informazioni con una modalità di pianificazione rimodulabile, con la quale le informazioni saranno elaborate e valutate.
Il coordinatore infermieristico, come gestore di processi all’interno dell’organizzazione sanitaria, credo debba avere come obiettivo principale quello di migliorare dal punto di vista qualitativo le prestazioni erogate e che questo debba essere ricercato con impegno costante.
Ritengo quindi che la definizione di ambiti di responsabilità, il confronto sistematico e un forte coordinamento di livello regionale possano svolgere un ruolo determinante per raggiungere l’obiettivo.

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Premessa La motivazione che mi ha spinto a trattare questo argomento è maturata ripercorrendo il passato. Negli anni sessanta si era sviluppata fortemente l’assistenza e la cultura intraospedaliera cioè, il paziente era considerato bisognoso di assistenza sanitaria solo nel momento in cui varcava la soglia del pronto soccorso. Il livello assistenziale extraospedaliero fornito dalle ambulanze era pressoché nullo, si limitava a trasportare in fretta il malato all’ospedale a volte con solo l’autista. I cittadini avevano a disposizione diversi numeri telefonici per chiedere soccorso sanitario, questo faceva sì che a volte arrivassero due ambulanze ed altre nemmeno una, senza alcuna garanzia o tutela per il cittadino stesso! Col passare del tempo e con il mutare del bisogno assistenziale richiesto dall’utente si intuì che qualcosa era da rivedere nel sistema di soccorso. Negli anni 70 si iniziò a parlare di coordinamento del trasporto infermi. Per circa altri dieci anni il soccorso rimase affidato, nella maggior parte dei casi, alla croce rossa o ad associazioni di volontariato nate spontaneamente. Sul finire degli anni 80, sull’onda di diversi atti terroristici che videro coinvolti un numero di feriti elevato emerse in modo clamoroso la necessità di una supervisione e un coordinamento di 3

Tesi di Master

Autore: Fabio Mora Contatta »

Composta da 54 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.