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Il regolamento del fondo comune

Informazioni tesi

  Autore: Serena Boni
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1998-99
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Renzo Costi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 131

La tesi contiene un capitolo introduttivo dedicato a inquadrare il fenomeno dei fondi comuni da un punto di vista giuridico, con un breve excursus sul dibattito dottrinale svoltosi a partire dagli anni Sessanta.
La disciplina dei fondi è stata dettata per la prima volta nel 1983, ed è stata arricchita fino a trovare una sistemazione organica nel decreto Draghi (D. Lgs. 58/98), che ha demandato gran parte della disciplina della materia alla normazione secondaria della banca centrale.
Il regolamento del fondo è il “contenitore” della disciplina contrattuale tra i partecipanti, la società di gestione e la banca depositaria. Ne vengono analizzati i requisiti di legge e quelli prescritti dai provvedimenti della Banca d’Italia, le modalità di comunicazione e pubblicazione.
Il contratto di partecipazione al fondo è una fattispecie complessa, che chiama in causa i tre soggetti principali (partecipanti, società di gestione e banca depositaria), nonché, a vari livelli, le autorità di controllo, il cui ruolo è stato accentuato dalla nuova normativa.
La tesi tenta di dimostrare che il contratto di partecipazione al fondo è sottratto al controllo dei singoli partecipanti, e può essere modificato unilateralmente dalla società di gestione.
Le esigenze di protezione dei risparmiatori sono in primo luogo dettate dal fatto che i risparmiatori non professionali sono inquadrabili nella categoria dei consumatori, e quindi hanno bisogno di efficace difesa dallo strapotere dei soggetti professionali con cui contrattano. Tali esigenze di tutela sono poi accentuate anche dalla complessità del servizio che essi acquistano e dalla loro istituzionale incapacità di avere tutte le informazioni indispensabili per giudicare e valutare il merito del rapporto d’investimento.
Il legislatore, a mio avviso, ha fatto una scelta politica precisa (che la Banca d’Italia ha sostanzialmente recepito, pur con qualche incertezza, con la normazione secondaria), volta a sottrarre totalmente il controllo sull’operato della società di gestione e della banca depositaria ai risparmiatori anche dal punto di vista della responsabilità per cattiva gestione. Gli interessi dei partecipanti, quindi, sono meglio tutelati dal controllo da parte delle autorità preposte a ciò, ossia la Consob e soprattutto la Banca d’Italia, il che da un lato li relega in una posizione contrattuale di inferiorità rispetto ai diretti contraenti (società di gestione e banca depositaria), ma dall’altro costituisce il metodo più efficace di garantire la corretta gestione dei risparmi.

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1. I fondi comuni I fondi comuni hanno visto la luce in Italia molto in ritardo rispetto agli altri Paesi europei, in cui alcune forme di regolamentazione delle gestioni in monte erano già in vigore dai primi anni Sessanta 1 . Per lungo tempo i fondi sono stati un elemento totalmente estraneo, oltre che all’ordinamento, anche al sistema economico italiano. Da più parti si auspicava che l’Italia si desse una normativa in tema di fondi comuni, considerati uno strumento fondamentale nel mercato mobiliare. Un fondo comune è, per usare il linguaggio delle direttive europee, un organismo di investimento collettivo in valori mobiliari (OICVM); è uno strumento che consente che il risparmio di modesta entità possa venire allocato efficacemente nel mercato mobiliare (e non invece, ad esempio, in depositi bancari, o comunque in impieghi meno redditizi). Al piccolo risparmiatore, che in genere è proprietario di un modesto capitale, l’ingresso sul mercato mobiliare è impedito da almeno due fattori: la sua mancanza di informazione, che gli impedisce di agire in modo professionale in materia, e il fatto che l’esiguità dell’apporto non consente un’adeguata diversificazione dell’investimento, necessaria per ridurre i rischi. Questi problemi vengono risolti attraverso le gestioni in monte, ossia convogliando insieme i risparmi di più famiglie, e investendo professionalmente un capitale divenuto 1 O anche prima: in Francia, ad esempio, la costituzione di fondi open end era possibile già dal 1945, e nel 1957 vennero disciplinate le SICAV.

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Parole chiave

decreto draghi
diritto commerciale
diritto dei mercati mobiliari
disciplina dei fondi comuni
fondi comuni
mercato mobiliare

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