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I rischi operativi

I principali rischi dell’intermediazione finanziaria sono certamente i rischi di credito e di mercato. Tuttavia si è andata affermando sempre più, a fianco di queste tipolo-gie, una nuova espressione di rischio che ha conosciuto recenti e rapidi sviluppi analitici: il rischio operativo.
Nel documento di consultazione per la definizione del nuovo Accordo di Basilea sul Capitale (gennaio 2001) un’importante innovazione ha riguardato la previsione di un esplicito requisito patrimoniale a fronte del rischio operativo. Tale novità è chiara espressione di una graduale affermata consapevolezza che non sono soltanto le componenti storiche a costituire il profilo complesso di rischio di un intermedia-rio bancario ma stanno assumendo sempre più importanza altri elementi. La neces-sità di una corretta loro valorizzazione è motivata soprattutto da contesti di business innovativi e fortemente tecnologici come per esempio quelli legati alla new eco-nomy.
Il Comitato di Basilea, già nella prima proposta di revisione al documento del 1988, presentata nel giugno del 1999, aveva stabilito che fosse opportuno introdurre un nuovo requisito patrimoniale a fronte degli “altri rischi” (other risks) ai quali le ban-che sono esposte nell’operatività corrente. La natura residuale degli “altri rischi” aveva fatto sì che la definizione indicata dal Comitato fosse particolarmente generi-ca. Infatti gli “altri rischi” venivano definiti come “i rischi diversi dal rischio di cre-dito e da quello di mercato” .
Una definizione di carattere così residuale non tardò a generare rilevanti critiche da parte dell’industria bancaria. L’impossibilità di rilevare con esattezza quale fosse l’ambito di applicazione della nuova regolamentazione ne era la causa principale. L’ampio e interessante dibattito che n’è seguito ha permesso di mettere maggior-mente a fuoco cosa includere o meglio enucleare da questa categoria. Da un lato è stato deciso di rinunciare a definire in maniera esaustiva gli “altri rischi”, dall’altro ci si è concentrati sull’analisi della tipologia più diffusa, più facilmente misurabile e maggiormente oggetto di studio da parte delle banche: il rischio operativo.
L’esistenza di rischi derivanti da errori manuali, dal cattivo funzionamento dei si-stemi informativi o dell’esecuzione delle operazioni connesse allo svolgimento dell’attività bancaria è nota da tempo. L’attenzione verso tali fenomeni è, tuttavia, cresciuta solo negli ultimi anni, sia perché tale categoria di rischio ha acquisito un contenuto più ampio, sia perché il contesto esterno e le caratteristiche stesse dell’attività bancaria di sono modificati nel tempo.
Come noto, le scelte maturate in sede di revisione dell’Accordo di Basilea del 1998 sui requisiti patrimoniali minimi stanno conducendo alla formalizzazione di una “proposta normativa”, articolata su tre pilastri inscindibili:
a) un nuovo sistema di requisiti patrimoniali;
b) la valutazione dei sistemi di controllo dei rischi, con evidenza del ruolo attri-buito alle Autorità di Vigilanza;
c) la disciplina del mercato, che si perfezionerà attraverso un rafforzamento del-la trasparenza (disclosure) relativa alle condizioni di rischio e di patrimonia-lizzazione delle banche.
Con riferimento ai rischi operativi, la proposta di Basilea 2 propone per la prima volta l’inclusione di tali rischi nell’ambito della gamma dei rischi che le banche de-vono prendere in considerazione nella determinazione della copertura patrimoniale utile ai fini di vigilanza.
I rischi operativi, ovviamente, sono sempre esistiti, tanto nelle realtà industriali quanto in quelle finanziarie, pur non essendo mai stati individuati quale categoria a sé stante, meritevole pertanto di un autonomo trattamento, e per certi versi più, dei rischi finanziari. I rischi operativi sono percepiti come elementi chiave del risk management e le esigenze di profitto e competitività hanno posto da più tempo il problema di un adeguato trattamento di tali rischi.
Gran merito va, pertanto, a Basilea 2 per la rilevanza degli sforzi compiuti nel cir-coscrivere la fattispecie di rischi operativi, in quanto categoria eterogenea e non necessariamente o meramente residuale rispetto ai rischi di credito e di mercato nell’ambito della gestione degli intermediari finanziari.
Tuttavia vi sono ancora molteplici aree di criticità, con riferimento ai tre profili es-senziali d’identificazione, valutazione e gestione, a testimonianza del fatto che il trattamento dei rischi operativi nelle realtà bancarie sia ben lungi dall’essere com-pleto.

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- INTRODUZIONE - Serafini Simone Pagina IV CMIF -----------------------INTRODUZIONE----------------------- I principali rischi dell’intermediazione finanziaria sono certamente i rischi di credito e di mercato. Tuttavia si è andata affermando sempre più, a fianco di queste tipolo- gie, una nuova espressione di rischio che ha conosciuto recenti e rapidi sviluppi analitici: il rischio operativo. Nel documento di consultazione per la definizione del nuovo Accordo di Basilea sul Capitale (gennaio 2001) un’importante innovazione ha riguardato la previsione di un esplicito requisito patrimoniale a fronte del rischio operativo. Tale novità è chiara espressione di una graduale affermata consapevolezza che non sono soltanto le componenti storiche a costituire il profilo complesso di rischio di un intermedia- rio bancario ma stanno assumendo sempre più importanza altri elementi. La neces- sità di una corretta loro valorizzazione è motivata soprattutto da contesti di business innovativi e fortemente tecnologici come per esempio quelli legati alla new eco- nomy. Il Comitato di Basilea, già nella prima proposta di revisione al documento del 1988, presentata nel giugno del 1999, aveva stabilito che fosse opportuno introdurre un nuovo requisito patrimoniale a fronte degli “altri rischi” (other risks) ai quali le banche sono esposte nell’operatività corrente. La natura residuale degli “altri ri- schi” aveva fatto sì che la definizione indicata dal Comitato fosse particolarmente generica. Infatti gli “altri rischi” venivano definiti come “i rischi diversi dal rischio di credito e da quello di mercato” [D’Auria 2001].

Tesi di Specializzazione/Perfezionamento

Autore: Simone Serafini Contatta »

Composta da 53 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2968 click dal 26/02/2007.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.