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This is the end... Analisi testuale di Apocalypse Now di F.F.Coppola

Informazioni tesi

  Autore: Gabriele Nasisi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze e tecnologie delle arti figurative, musica, spettacolo e moda
  Relatore: Lucilla Albano
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 113

Chiudere Apocalypse Now con il testo dei Doors non sarebbe stato encomiabile. Lo stesso gruppo rock soleva terminare le proprie esibizioni con la loro, forse, canzone più celebre. Ma inserire The end nella prima sequenza (perdonate il gioco di parole) riempe il testo filmico di significazioni, sostenute dall’ossimoro che quel verso d’apertura inevilabilmente provoca. Le strofe iniziali coincidono con il prologo, le finali con l’epilogo. In mezzo e durante, il film. Coppola non ha eliminato tutte le altre strofe della canzone, ma le ha trasformate in immagini.
Il regista e il cantante/poeta si conoscevano ed entrambi appartenevano a quella generazione che tanto ha ostracizzato la guerra del Vietnam. Ma, come vedremo, Coppola va oltre i confini asiatici del conflitto allargandolo esponenzialmente e privandolo di limiti geografici e storici. Le analogie fra il testo della canzone e quello del film rimangono comunque numerose. Quella di Morrison è una lirica che annuncia una fine, dominata da immagini apocalittiche che culminano con l’uccisione del proprio padre. Come il titolo stesso suggerisce, l’opera di Coppola tratta di un’inevitabile Apocalisse a cui la nostra società ci ha colpevolmente condotto. L’uccisione del Padre è la soluzione, nonché il risultato, definitivo.
Questo lavoro si propone di analizzare le analogie fra i versi della canzone e quegli elementi del film che, tematicamente, si relazionano ad essi. Le strofe si trasformano in capitoli e il singolo verso diventa un paragrafo. E’ solo una divisione formale, perché ogni singola unità affronta ed esaurisce l’argomento che tratta. Ne nasce una fitta ragnatela di rimandi, da un paragrafo ad un altro, che meglio di ogni altra, riprende la forma del film, costituito appunto da un insieme di segni la cui iterazione o relazione con altri genera un senso.
Perché Apocalypse Now nasce da una grande operazione di sincretismo culturale, e la varietà delle discipline da cui trae la propria ispirazione si riverbera nella diversità dei segni che lo compongono. La grande abilità di Coppola, per la quale la storia del cinema gli dovrà per sempre rendere omaggio, è consistita nel trovare la sinergia in grado di realizzare una pacifica convivenza fra tutte quelle componenti artistiche che plasmano il corpus del film.
Non bisogna però dimenticare il grande contributo (spesso ignorato) che Conrad, con il suo Cuore di tenebra ha fornito per l’ideazione del film. Il testo dello scrittore inglese verrà spesso tenuto in considerazione, ma solo ogniqualvolta possa essere confrontato col testo filmico. Se la canzone è quindi lo scheletro di questo lavoro, il libro di Conrad allora ne è la carne.
This is the end…

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III-4 In a…desperate land Il poeta dell’Apocalisse In Apocalypse Now, i riferimenti al poeta americano T.S.Eliot sono numerosi e diversificati. Non appena approda al villaggio, Willard viene subito accolto dalla sua poesia, pronunciata, per imitazione, dal fotoreporter. Il villaggio di Kurtz è il regno di Eliot, costruito sulla falsariga dell’opera poetica del Novecento che più ha influenzato le generazioni successive: The Waste Land. Pubblicato nel 1922, il poemetto ebbe risonanza a livello internazionale, e divenne il simbolo di una civiltà che usciva lacerata dal primo conflitto mondiale. In verità, l’autore aveva composto l’opera durante un suo ricovero in Svizzera a fini terapeutici: Vari critici mi hanno fatto l’onore di interpretare il poemetto nei termini di una critica del mondo contemporaneo, l’hanno considerato davvero come un importante pezzo di critica sociale. Per me fu solo il sollievo da una personale e del tutto insignificante lagnanza contro la vita; è proprio un pezzo di lamentela ritmica 1 . Ciò non significa che l’esegesi del testo sia errata. La poesia di Eliot tende continuamente alla mitizzazione oggettiva di immagini filtrate attraverso la soggettività (reale) dello scrittore. Se i personaggi, o le situazioni, che il poeta descrive sono universali, essi rimangono pur sempre lo specchio delle proprie emozioni. Il racconto (se di racconto si può parlare) è incentrato sulla leggenda del Re Pescatore. A causa di una probabile evirazione, la sterilità del Re Pescatore si riflette sulla sua terra, che non produce più frutto. Un giovane eroe, venuto da lontano, salverà la terra, da quella che sembrava la sua inevitabile fine, guarendo il Re. Oltre a riprendere esplicitamente l’opera di Jessie Weston, From Ritual to Romance, l’altra fonte (anch’essa di carattere antropologico) rivelata dallo stesso autore (in un’edizione annotata personalmente) è l’opera enciclopedica di James Frazer, The Golden Bough. La terra desolata è sterile per simpatia, ovvero le caratteristiche del suo Re si riflettono su di essa. A sua volta è la sterilità dell’epoca in cui ha vissuto Eliot, in un’Europa ferita e ridotta in macerie dal conflitto mondiale. Ha scritto Edmund Wilson: “Eliot, come Flaubert, sente in ogni momento che la vita umana è adesso ignobile, sordida o insipida ed è ossessionato e tormentato dal sospetto che una volta essa sia stata diversa 2 ”. Eppure anche i personaggi e le scene che il poeta rievoca sembrano voler dire che “tutte le epoche sono potenzialmente terre desolate: da quella di Budda a quella di Sant’Agostino a quella del Re 1 Citazione posta da Valerie Eliot in apertura della prima redazione del poemetto. 2 E.Wilson, Axel’s castle, Flamingo, London 1959, pp.85-86.

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