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Il patto per il lavoro di Milano

Il Patto di Milano è un accordo di concertazione in stile europeo conclusosi nel 2001. Sperimenta nell'interland milanese le nuove politiche sociali affermate a Maastricht e modificate dal Trattato di Amsterdam, in un processo di ristrutturazione del mercato del lavoro volto ad elevarne l'efficenza, rispondendo alla "strategia di Lisbona" anche a livello locale. Le politiche Comunitarie, nell'esigenza di dover fronteggiare le dinamiche competitive internazionali imposte dalla globalizzazione dei mercati, hanno indicato alcuni metodi di politica attiva del lavoro e delle relazioni sindacali a cui il Patto si ispira ampiamente. Presidiare la crescita dei flussi migratori, intercettare i settori sommersi del mercati del lavoro, rilancire un ruolo attivo e di utilità sociale delle fasce marginali della popolazione lavorativa, sono le azioni principali con cui il Patto cerca di contribuire al miglioramento del sistema economico e sociale. Il Patto di Milano si colloca nell'ottica giuridica di rapido rivolgimento nazionale del diritto del lavoro, che vede allontanarsi le politiche garantiste verso i diritti del lavoratore, in un sistema di relazioni sindacali sempre più pressato dalle esigenze di rilancio dell'economia, dalla tendenziale liberalizzazione del sistema delle relazioni contrattuali che tentano di soddisfare, concedendo flessibilità ai rapporti d'impiego, impellenti bisogni imprenditoriali di sopravvivenza nel paese. I maggiori studiosi della materia furono Massimo D'Antona e Marco Biagi, il quale fu l'autore del progetto originario del Patto di Milano. L'accordo è considerato dalla dottrina giuridica un grande successo di concertazione, nonostante l'opposizione del maggiore sindacato dei lavoratori, ed ha ispirato le convenzioni concertative concluse in Italia negli anni successivi, fra le quali la più nota è il Patto per l'Italia concluso nel 2003. Lo scenario giuridico dell'accordo deve fare i conti col profondo mutamento delle condizioni politiche, economiche e sociali che hanno mutato le condizioni di mercato del lavoro in coincidenza con la caduta del muro di Berlino e l'affermarsi sulla scena internazionale di un nuovo soggetto politico sovranazionale: L'Unione Europea.

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IL PATTO PER IL LAVORO DI MILANO Introduzione Occupazione e mercato del lavoro sono temi di attualità tanto nelle politiche sociali attuate dall’Unione europea, quanto in quelle nazionali e locali che alle prime dovrebbero uniformarsi 1 . Oggetto della tesi è lo studio del Patto per Milano, un accordo peculiare di Concertazione 2 locale che affronta, nell’ampio campo dei temi connessi ad occupazione e mercato del lavoro, alcuni importanti problemi: il miglioramento del sistema delle transazioni in uno specifico settore trascurato del mercato del lavoro milanese; la sperimentazione dell’inserimento di soggetti deboli del mercato in quel settore, segmentandolo e riservandolo ad essi con un accordo fra parti sociali; la messa in atto di strategie di politica sociale attiva, volte a far emergere frange di lavoro illegale presenti in quel settore ed a convertirle in stabile occupazione, utilizzando la flessibilità come strumento incentivante per l’imprenditoria. Il patto di Milano opera nell’ottica delle politiche sociali affermate sul piano comunitario 3 , ed applicate a livello regionale, i cui reciproci collegamenti erano da tempo oggetto di studio da parte della dottrina 4 . Nella discussione cercheremo di considerare il patto tenendo presenti due distinti punti di vista: _ quello del metodo usato per condurre e stipulare l’accordo, il metodo della concertazione, ed suoi i collegamenti col diritto sindacale italiano ed europeo; 1 D’Antona Massimo, Armonizzazione del diritto del lavoro e federalismo nell’Unione Europea, Rivista trimestrale di diritto del lavoro, settembre 1994; Biagi Marco, Le relazioni industriali nell’Unione Europea, Diritto delle relazioni industriali, N.3-1997; Treu Tiziano, Il ruolo di una politica sociale europea, Diritto delle relazioni industriali, N.3-1997; Veneziani Bruno, Dal dialogo sociale alla contrattazione collettiva nella fase di trasformazione istituzionale dell’Unione Europea, Rivista giuridica del lavoro e della previdenza sociale, giugno 1998. Conclusioni di Consigli europei: Consiglio europeo straordinario sull’occupazione, Lussemburgo, 20-21 novembre 1997; Consiglio europeo di Colonia del 3-4 giugno 1999; Consiglio europeo di Lisbona del 24 marzo 2000; Consiglio europeo di Barcellona del 16 marzo 2002. Patto sociale per lo sviluppo e l’occupazione del 22 dicembre 1998; Patto per l’Italia – Contratto per il lavoro, 5 luglio 2002; Libro Bianco sul mercato del lavoro in Italia, ottobre 2001; Piano Nazionale d’azione per l’occupazione, Giugno 2002. Vedi anche stessa nota in appendice. I problemi dell’armonizzazione delle politiche sociali nazionali con quelle comunitarie sono tematiche di ampio respiro, oggetto di un interesse attuale per la dottrina, di attività crescente del Consiglio Europeo negli ultimi anni, di accordi di concertazione sindacale nazionale, di politiche attive e atti di indirizzo del Governo. Il tema dell’armonizzazione col diretto europeo, in connessione con il patto di Milano, è affrontato nell’ultimo capitolo di questo studio. 2 Il Patto sociale per lo sviluppo e l’occupazione del 1998, al punto 2.2, fa risalire l’origine della politica della concertazione al Protocollo del 23 Luglio 1993, anche se il protocollo non usa il termine concertazione ma la formula “costruttivo confronto con le parti sociali”. Il termine concertazione viene usato letteralmente per la prima volta dall’art 4 c.1 let. b) del D.Lgs 469/97, come criterio ai fini dell’organizzazione del sistema regionale per l’impiego, dove la concertazione è intesa come la costituzione di una sede tripartita di progettazione, proposta, valutazione e verifica delle linee programmatiche e di politiche per l’impiego. Il concetto di Concertazione come metodo è chiaramente introdotto solo nel 1998 dal Patto Sociale per lo sviluppo e l’occupazione del 22 dicembre, al punto 2, che la definisce come una “ forte procedura di coinvolgimento (delle parti sociali) volta a stabilizzare e potenziare le scelte di politica economica e sociale “; al punto 2.1 dice inoltre che il rafforzamento e lo sviluppo della concertazione anche a livello locale è necessario per la crescita dell’occupazione. Concretamente i primi accordi triangolari in cui anche la parte pubblica assumeva impegni ed obblighi, risalgono ai primi anni 80 (accordo Scotti dell’83). 3 Tiziano Treu, Diritto delle relazioni industriali, n.2-2000, Il Patto di Milano: un modello di concertazione in stile europeo 4 D’Antona Massimo, Armonizzazione del diritto del lavoro e federalismo nell’unione europea, Rivista trimestrale di diritto del lavoro, sett.1994; Biagi Marco, Il ruolo della concertazione per l’innovazione delle politiche del lavoro, Diritto&Pratica del lavoro n.21/1998, pag.1345. 5

Diploma di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Giovanni Candeo Contatta »

Composta da 97 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.