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Amore e odio nei gruppi ultra del calcio - Dinamiche dell'aggressività da Gustav Le Bon ad Alessandro Dal Lago

Il mio lavoro si propone di dare un'altro punto di vista del mondo ultras, partendo dal concetto che l'odio verso l'avversario ha un senso solo se si ama profondamente la propria squadra. Questo conflitto tra l'odio e l'amore viene vissuto domenica dopo domenica negli spalti dagli ultras che si distinguono dal tifoso "normale" perchè continuano ad essere ultras 7 giorni su 7 e la loro scelta comprende regole morali e di comportamento anche al di fuori del perimetro dello stadio.

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2 Introduzione Dentro uno stadio mi sono chiesta più volte, come uno sport, possa riunire così tante persone, ed emozionarle a tal punto da modificare i loro comportamenti abituali. Ho visto persone gridare ed abbracciarsi di gioia, ne ho viste altre piangere ed insultare l’arbitro e gli avversari…Comportamenti totalmente “irrazionali”, se pensiamo che il calcio è solamente un gioco, uno sport, un divertimento, e il pubblico ha solamente un ruolo marginale, funge da spettatore, da contorno. Ma la percezione che quelle emozioni siano reali mi ha spinto ad analizzare i contenuti che si possono trovare dentro ad uno stadio. Al suo interno possiamo trovare due tipologie di tifosi: quelli che entrano, consumano le loro emozioni, si distaccano dalla sobrietà della vita quotidiana, e poi tornano alla vita normalità appena varcati i cancelli, e poi ce ne sono altri che scelgono di essere tifosi sette giorni su sette, che aderiscono a gruppi di tifo organizzato. Sono gruppi composti principalmente da giovani, che scelgono dei modelli comportamentali particolari, che si distaccano per alcuni aspetti dai modelli imposti dalla società. Gli ultrà delle squadre di calcio vengono ricordati spesso per episodi di violenza , ma se ascoltiamo i loro cori e leggiamo i loro striscioni, molto spesso, si parla di “amore” e di “ fede”. Prima di capire come possono convivere questi due sentimenti così diversi, ho cercato di comprendere le dinamiche che stanno alla base dei gruppi. Ho iniziato con l’analisi del libro di Gustav Le Bon Psicologia delle folle, un libro fondamentale per la comprensione dei meccanismi sottostanti alle folle, egli fu il primo a trattare questo argomento, e il suo libro ebbe grande rilevanza e venne letto attentamente dai dittatori del Novecento. Egli analizza, principalmente, i caratteri che un individuo acquisisce entrando a far parte di una folla. Per comprendere meglio Le Bon ho utilizzato il libro di Freud Psicologia delle masse e analisi dell’Io. Qui l’autore oltre a prendere in grande considerazione l’opera di Le Bon, cerca di spiegare i meccanismi sottostanti alle dinamiche gruppali tramite il concetto di identificazione. Nel terzo capitolo ho cercato di capire la nascita e gli sviluppi della pulsione aggressiva, mi sono servita perciò, della teoria dell’etologo Konrad Lorenz. Egli fa uno studio comparato del comportamento animale e quello umano, considera l’aggressività come un impulso innato verso gli appartenenti alla stessa specie. In psicologia, un ulteriore concetto di dinamiche di gruppo è introdotto da Kurt Lewin, il quale analizza le relazioni che interessano il gruppo e che ne influenzano lo sviluppo e la condotta. Per avere un quadro sul calcio , ho utilizzato il libro di Alessandro Dal Lago Descrizione di una battaglia, i rituali del calcio, nel quale egli descrive le caratteristiche dell’evento calcistico, come uno “spettacolo” su cui avvengono investimenti materiali ed emotivi di massa. Gli ultimi due capitoli sono una descrizione del calcio odierno, dal punto di vista del tifoso, che vive dei sentimenti ed esprime aggressività. Ho cercato di comprendere meglio il mondo degli ultras tramite un’intervista ed un racconto fatte da ragazzi delle Weiss Schwartz

Laurea liv.I

Facoltà: Psicologia

Autore: Chiara Pracucci Contatta »

Composta da 30 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 3189 click dal 14/03/2007.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.