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Oltre il dolore, oltre la pena. Cinema e handicap, quattro diversi sguardi d'autore

Massmediatica come l'attuale la percezione che abbiamo della realtà è sfacciatamente influenzata dai mezzi della comunicazione. In questo contesto il cinema, più tardi il video, ha saputo sfruttare le sue potenzialità persuasive: incanto di forme in movimento ha contribuito a formare e modificare, nel corso del tempo, la nostra percezione del mondo, influenzando, attraverso le sue storie, anche l'immaginario sociale sulla disabilità.

Questo lavoro intende affrontare il binomio cinema-handicap attraverso l'analisi di quattro specifiche opere: Matti da slegare (di S. Agosti, M. Bellocchio, S. Petraglia, S. Rulli, 1975), A proposito di sentimenti (di D. Segre, 1999), Amleto...frammenti (di B. Bigoni, 1997) e Miserere (Cantus) (di Antonello Matarazzo, 2005).

Si tratta di prodotti audiovisivi molto lontani tra loro, si va dal film militante anni Settanta, ad un videoclip artistico ricco di contaminazioni e suggestioni, ma che rispecchiano un sentire comune nei confronti della diversità. Gli autori, pur percorrendo strade formali distinte, sono mossi da un sentimento di rispetto e di onestà intellettuale nei confronti di situazioni solitamente oggetto di facile retorica.

Testimoniando la contraddittorietà della società contemporanea senza preconcetti e pregiudizi, questi film attestano come il cinema possa diventare, oggi più che mai, un importante strumento di impegno civile, un mezzo per attivare coscienze e far riflettere.

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4 Premessa Oltre il dolore, oltre la pena 1 è il titolo di un film svedese di qualche hanno fa che narra la vicenda di un uomo il quale, rimasto invalido in seguito ad un incidente d’auto, cerca con fatica di ristabilire un contatto con la realtà circostante. Mi è sembrato che il titolo calzasse perfettamente all’argomento di questa tesi che tratta il binomio cinema-handicap attraverso l’analisi di quattro opere, Matti da slegare, A proposito di sentimenti, Amleto…frammenti e Miserere (Cantus), che si spingono “oltre” il deficit dei protagonisti, ponendo l’attenzione sulla loro umanità. La scelta dell’argomento è legata all’esigenza di coniugare il percorso accademico con esperienze che, svincolate dallo studio, hanno partecipato alla mia formazione. Nasce dall’incontro, avvenuto tre anni fa, con un’associazione di volontariato che opera nel settore della disabilità: tutto inizia con la decisione di svolgere l’attività di servizio civile promossa dall’Anffass di Lucca, presso la casa famiglia gestita dall’ente. Il contatto quotidiano con persone gravate da problematiche fisiche e mentali, ha corretto il mio rapporto con l’handicap, falsato dalla non conoscenza di una condizione che troppo spesso, nel sentire comune, è percepita come “reparto” disgiunto dal mondo dei normali. L’handicappato non è un’entità aliena con la quale si è “costretti” a fare i conti, qualcosa di pericoloso da tenere lontano, o, nel migliore dei casi, da affrontare con un’insana compassione di matrice cristiana. Se si prestasse loro attenzione, se ci fermassimo ad ascoltare, senza imbarazzi e falsi pudori, quello che hanno da dire, capiremmo che gli handicappati sono semplicemente delle persone: come ogni altro essere umano, sono incoerenti e pieni di limiti, hanno difetti, vigliaccherie, accanto a pregi e qualità. 1 Oltre il dolore, oltre la pena (Agneta Elers-Jarleman, 1983)

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Sara Panattoni Contatta »

Composta da 265 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.