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La condotta mafiosa in un contesto criminale

Lo scopo del presente lavoro sta innanzitutto nel descrivere il fenomeno mafioso siciliano, a partire dall’etimologia del significato “mafia” che ha avuto parecchie possibili derivazioni di origine araba ma che ha ottenuto menzione per la prima volta in un atto ufficiale del 1865 dall’allora prefetto di Palermo Filippo Gualtiero; mentre per ciò che ha riguardato il termine “cosca mafiosa”, esso ha avuto riscontro in un documento scritto dal Procuratore di Trapani Pietro Calà Ulloa, e risalente al 1837. Si è fatto cenno alle radici storiche dell’organizzazione di Cosa Nostra che sin dai tempi dei baroni e gabellotti aveva dato luogo al fenomeno cosiddetto premafioso, descrivendo altresì la struttura organizzativa dell’organizzazione criminale. Viene dato menzione circa il cambiamento dello spirito mafioso in conseguenza del mutare degli interessi dell’organizzazione nei traffici di droga e nel riciclaggio del denaro sporco mediante il sistema delle banche, facendo meno a quella condotta che aveva caratterizzato il classico mafioso nel suo rigido codice d'onore, sui rituali e sull’omertà; un'assoluta segretezza ne regolava l'attività ed il vincolo di segretezza legava strettamente (oggi meno che un tempo) i suoi membri. Nel secondo capitolo viene illustrato l’aspetto psico-antropologico e religioso di un’appartenente, mentre viene dato particolare attenzione all’iter formativo di una carriera all’interno di una cosca, dall’educazione data ai figli cresciuti in una famiglia di mafia sino all’apice di una scalata sociale tipico di un boss. Il terzo capitolo viene trattato con l’intento di descrivere il tipo di rapporto e le condizioni criminali che possono scaturire fra il politico e l’organizzazione. E per finire nell’ultimo capitolo viene analizzato il contesto economico, dando un breve cenno sull’evoluzione storica dell’economia criminale che dalla mafia tradizionale di tipo agrario si è passati ad una mafia di tipo finanziario.
Su questo ultimo contesto viene altresì rappresentato il rapporto di tipo criminoso con cui l’imprenditore, assegnatario di appalti pubblici, entra in collusione con la cosca mafiosa, descrivendo la metodologia di approccio.
Con il suddetto elaborato ho voluto rappresentare l’agire di un’appartenente all’organizzazione mafiosa siciliana nelle forme in cui si origina e si sviluppa, attraverso una rigida mentalità che abbraccia vari contesti.

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4 INTRODUZIONE Il termine “Mafia” prima usato solo per la criminalità organizzata siciliana ormai da anni viene usato per designare anche altri gruppi criminali, per cui si rende necessaria una precisazione: è un insieme di organizzazioni criminali, di cui la più importante ma non l'unica è Cosa Nostra, che agisce all'interno di un vasto e ramificato contesto relazionale, configurando un sistema di violenza ed illegalità finalizzato all'accumulazione del capitale ed all’acquisizione ed alla gestione di posizioni di potere, avvalendosi di un codice culturale e godendo di un certo consenso sociale. La Sicilia non è mai stata l’artefice della propria storia ma piuttosto una terra di permanente dominio e questo dominio è stato soggetto a continui cambiamenti. La distanza e il cambio del centro sovrano, non consentivano alla popolazione di identificarsi con i detentori del potere a prescindere della loro impotenza. Pertanto, la struttura politica della Sicilia fu sempre contrassegnata da una straordinaria debolezza degli organi del potere ufficiale, dalla diffidenza, anzi dalla ostilità della popolazione verso gli organi statali e dal suo ritirarsi nel sistema informale delle istituzioni di auto-soccorso, in particolare la famiglia e la clientela. La mafia siciliana è una realtà complessa, un fenomeno dinamico risultato dell'interazione di vari aspetti: quali culturali, criminali, sociali, economici, politici, e al contempo legato a salde radici atropo-culturali La mafia non è solo comportamento, è anche una "cultura" mafiosa: cultura nell'accezione antropologica, come maniera di sentire, pensare e agire, caratterizzato da una relazione Io-Noi inadeguata, con ipertrofia dell’Io e riduzione del Noi alla famiglia e al clan, per i quali soltanto si vivono i valori di fedeltà, amicizia, onore, con esclusione di società civile e Stato.

Tesi di Master

Autore: Giovanni Gueli Contatta »

Composta da 53 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2901 click dal 16/03/2007.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.