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L'usabilità in Internet e i processi psicologici correlati

Informazioni tesi

  Autore: Cristiano Quattrini
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia
  Facoltà: Scienze della Comunicazione
  Corso: Comunicazione e Marketing
  Relatore: Cristina Iani
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 65

Nel corso del 2006, la popolazione mondiale ha superato i sei miliardi e mezzo di individui, e si stima che, entro il 2025, verranno raggiunti gli otto miliardi.
Molto più difficile è stimare la “popolazione” e la crescita di Internet, la più grande rete telematica mondiale: ogni giorno, centinaia di nuovi siti vedono la luce, e altrettanti vengono abbandonati, le pagine web si moltiplicano, vengono aggiornate, duplicate, modificate, cancellate, in una gara che ha come scopo il “sempre più” e il “sempre meglio”.
Troppo spesso, però, ci si dimentica che il fine ultimo di ogni progetto pubblicato in Internet è essere consultato da qua lcuno: è banale dire che la Rete non esisterebbe se qualcuno non spendesse il proprio tempo a visitarla, ma è indubbio che troppo sovente si abbia la sensazione di avere a che fare con pagine Web fini esclusivamente a sé stesse, senza apparenti legami con l’utente che si suppone abbia la necessità di consultarle.
È in questo contesto che nasce e si sviluppa il concetto di usabilità: creare pagine il più possibile appropriate per l’utente target a cui si rivolgono. Ma con miliardi di persone, e miliardi di pagine, con centinaia di culture differenti, migliaia di potenziali temi e argomenti, con un processo evolutivo e uno sviluppo da far impallidire Darwin e successori, come determinare i giusti criteri in base ai quali costruire “il” sito Internet?
La psicologia ci viene in aiuto; un’operazione all’apparenza semplice come la visita di una sito Internet, un clic o la compilazione di un modulo, nascondono in realtà un febbrile lavoro da parte del nostro cervello: la pagina va percepita, acquisita correttamente nella mente, interpretata, compresa, considerata nella propria singolarità e nella diversità da tutte le altre: dietro ad ognuna di queste operazioni si cela un mondo di attività cognitiva che deve essere necessariamente compreso se si vuole creare un sentimento di coinvolgimento fra l’utente e l’oggetto della sua navigazione, coinvolgimento che è la chiave per il successo del sito.
Il mio lavoro, ad ampi tratti, si prefigge di descrivere queste dinamiche. Dall’ingente quantità di operazioni mentali che vengono eseguite interfacciandosi con Internet, ho cercato di selezionare le componenti a mio avviso più importanti e significative: il vi processo della percezione, attraverso cui l’aspetto esteriore della pagina Web giunge alla nostra mente; l’attenzione, che permette di focalizzarci correttamente sul compito di navigazione e sulla ricerca delle informazioni; gli stili cognitivi, che garantiscono la compatibilità dell’insieme del sito con il nostro modo di intendere e di pensare; ed infine la decisione, che rappresenta il nostro intento di continuare a visitare il sito, di tornarvi, o di abbandonarlo.
Da ultimo, ma non di minor importanza, ho voluto anche tratteggiare il concetto di cultura, intesa come sistema di norme e valori caratterizzanti una popolazione, e i rapporti che questa può avere con i principi di una efficace navigazione.
Di grande aiuto mi è stata l’analisi di diverse situazioni sperimentali: è infatti tramite i risultati empirici, più che attraverso la semplice teoria, che sarà forse possibile elaborare un paradigma progettuale per la realizzazione di siti veramente compatibili con le aspettative dell’utente. La necessità di inseguire costantemente i mutamenti tecnologici, le mode, le tendenze della Rete, e le abitudini informatiche degli individui, fanno intendere le lunghe tempistiche di cui necessiterà la realizzazione di questo paradigma; tempistiche che, ad ogni modo, non potranno prolungarsi all’infinito, pena un fatale distacco tra la Rete e la sua ragione di vita, cioè la sua utenza.

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v Introduzione Nel corso del 2006, la popolazione mondiale ha superato i sei miliardi e mezzo di individui, e si stima che, entro il 2025, verranno raggiunti gli otto miliardi. Molto più difficile è stimare la “popolazione” e la crescita di Internet, la più grande rete telematica mondiale: ogni giorno, centinaia di nuovi siti vedono la luce, e altrettanti vengono abbandonati, le pagine web si moltiplicano, vengono aggiornate, duplicate, modificate, cancellate, in una gara che ha come scopo il “sempre più” e il “sempre meglio”. Troppo spesso, però, ci si dimentica che il fine ultimo di ogni progetto pubblicato in Internet è essere consultato da qua lcuno: è banale dire che la Rete non esisterebbe se qualcuno non spendesse il proprio tempo a visitarla, ma è indubbio che troppo sovente si abbia la sensazione di avere a che fare con pagine Web fini esclusivamente a sé stesse, senza apparenti legami con l’utente che si suppone abbia la necessità di consultarle. È in questo contesto che nasce e si sviluppa il concetto di usabilità: creare pagine il più possibile appropriate per l’utente target a cui si rivolgono. Ma con miliardi di persone, e miliardi di pagine, con centinaia di culture differenti, migliaia di potenziali temi e argomenti, con un processo evolutivo e uno sviluppo da far impallidire Darwin e successori, come determinare i giusti criteri in base ai quali costruire “il” sito Internet? La psicologia ci viene in aiuto; un’operazione all’apparenza semplice come la visita di una sito Internet, un clic o la compilazione di un modulo, nascondono in realtà un febbrile lavoro da parte del nostro cervello: la pagina va percepita, acquisita correttamente nella mente, interpretata, compresa, considerata nella propria singolarità e nella diversità da tutte le altre: dietro ad ognuna di queste operazioni si cela un mondo di attività cognitiva che deve essere necessariamente compreso se si vuole creare un sentimento di coinvolgimento fra l’utente e l’oggetto della sua navigazione, coinvolgimento che è la chiave per il successo del sito. Il mio lavoro, ad ampi tratti, si prefigge di descrivere queste dinamiche. Dall’ingente quantità di operazioni mentali che vengono eseguite interfacciandosi con Internet, ho cercato di selezionare le componenti a mio avviso più importanti e significative: il

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