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L'impatto di Basilea 2 sul private equity

La recente pubblicazione del Nuovo Accordo di Basilea è oggetto di particolare attenzione da parte di tutti gli operatori del mercato; è stato analizzato in molteplici aspetti e da differenti prospettive. Resta, tuttavia, dai contorni opachi l’impatto che quest’ultimo avrà sugli investimenti a titolo di capitale di rischio delle banche. Gli studi effettuati a livello comunitario conducono, difatti, a conclusioni opposte. Da un lato c’è chi sostiene che queste ultime, tramite investimenti di private equity, potranno rimediare ad eventuali fenomeni di credit crunch per le imprese; d’altro canto, i risultati degli studi d’impatto quantitativo evidenziano un forte innalzamento dei requisiti patrimoniali.
Il lavoro si inserisce in tale contesto analizzando l’impatto del Nuovo Accordo di Basilea, in termini di requisiti patrimoniali, sugli investimenti in private equity detenuti dalle banche al fine di comprendere, indirettamente, gli effetti su tale mercato nel contesto italiano. L’analisi dimostra che il timore di un eccessivo inasprimento dei requisiti patrimoniali con riguardo agli investimenti di private equity va, con riferimento alla realtà italiana, necessariamente ridimensionato. Il ruolo del private equity, potrà per contro godere, sotto determinate condizioni, di un ruolo rinnovato rappresentando un’alternativa appetibile per le banche rispetto all’investimento a titolo di debito.


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5 Introduzione La regolamentazione dell’attività creditizia in Italia si caratterizza ancora oggi per una netta separazione tra banca ed industria. Ciò è, principalmente, dovuto alla regolamentazione passata che imponeva la specializzazione delle banche per scadenze temporali, conferendo alcuni caratteri peculiari al nostro sistema finanziario: la rigida separazione tra breve termine e medio/lungo termine e il divieto per tutte le banche di assumere partecipazioni nel capitale di rischio delle aziende non finanziarie. La despecializzazione introdotta dal TUB, la deregolamentazione del settore finanziario e creditizio a livello internazionale, l’ampliamento dei fondi comuni e di quelli a finalità previdenziale ed, in generale, l’attenuazione delle barriere regolamentari costitute dopo la crisi degli anni Trenta, sono tutti fattori che hanno consentito un forte incremento delle iniziative di private equity. Nel tempo è aumentato difatti il peso delle partecipazioni bancarie nel capitale delle imprese, principalmente attraverso sottoscrizione di quote di fondi chiusi ovvero tramite strutture specializzate o investimenti diretti. Le Autorità di Vigilanza hanno risposto a tali cambiamenti privilegiando strumenti di vigilanza prudenziale, piuttosto che di vigilanza strutturale, e lasciando liberi gli intermediari di articolare le proprie scelte strategiche ed operative nel rispetto di alcuni vincoli, tra cui quello fondamentale della patrimonializzazione. Hanno promosso, inoltre, lo sviluppo di sistemi di risk management, incentivando gli intermediari a dotarsi di sistemi di controllo interni coerenti con la dimensione e tipologia dei rischi assunti, nonché di strumenti quantitativi tali da consentire di catturare il peculiare profilo di rischio associato alle esposizioni azionarie. La nuova proposta del Comitato di Basilea, che mira, in prima approssimazione, ad incrementare il capitale regolamentare assorbito dagli investimenti azionari nel banking book, e quindi dagli investimenti di private equity, per riflettere la maggiore rischiosità di tali investimenti, ha sollevato un’ondata di polemiche in quanto tali requisiti sono stati ritenuti eccessivi e mal calibrati. La normativa europea, con l’emanazione della Direttiva 2006/48/CE del 14 Giugno 2006 (meglio nota come CDR III), ha parzialmente attenuato, sotto determinate condizioni, l’aggravio di capitale con riferimento a tali esposizioni.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Economia

Autore: Fabio Lanzara Contatta »

Composta da 98 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2563 click dal 21/03/2007.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.