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I percorsi del museo. Orientamenti della museografia demologica in Italia

Informazioni tesi

  Autore: Maria Iuliano
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Napoli - Federico II
  Facoltà: Sociologia
  Corso: Sociologia
  Relatore: Lello Mazzacane
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 218

La tesi tratta gli sviluppi della museografia demoetnoantropologica italiana, dal primo dopoguerra ai nostri giorni. Il percorso dei musei demologici dal museo razionale al museo multimediale, passando per il museo discorso, è ricostruito sia attaverso i principali contributi teorici al dibattito scientifico sulla museografia demoetnoantropologica, sia attraverso l'analisi di alcune esperienze museali riconosciute come rappresentative delle linee teoriche individuate.

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I INTRODUZIONE Con questo lavoro si intende illustrare gli orientamenti della museografia demologica italiana, spingendo l’analisi su due piani differenti e contigui: da un lato ci si soffermerà su alcune tappe considerate fondamentali per ricostruire il percorso e la crescita del dibattito teorico, dall’altro verranno esaminate alcune esperienze museali, scelte tra quelle che sono riconosciute come rappresentative delle principali linee teoriche. Sarà interessante scoprire se e come questi due piani d’analisi possano intersecarsi e soprattutto verificare fino a che punto gli episodi museali siano realmente rappresentativi della filosofia che dicono di incarnare o se in alcuni casi non si possa parlare di una attribuzione di paternità a posteriori. Il lasso di tempo oggetto dell’analisi non è arbitrario, ma è stato individuato a partire da un evento che da più parti è riconosciuto come inauguratore di quello che poi è stato definito il “nuovo corso” della museografia demologica italiana: il seminario svoltosi a Palermo nel 1967 dal titolo Museografia e Folklore. Lasciato alle spalle il clima ideologico del ventennio e le riflessioni sul rapporto tra arte e folklore, il dopoguerra aveva spinto il dibattito in seno agli studi demologici su tematiche più socio-politiche, individuando nella cultura contadina un campo di indagine scientifica: furono queste le premesse concettuali del seminario di Palermo, in cui furono gettate le basi della moderna museografia, ovvero di una museografia dalla quale ancora oggi non si può prescindere; in quella data infatti il dibattito sui musei demologici si spostò dal problema dell’ordinamento museografico degli oggetti, problema che aveva attraversato tutte le discussioni, sin dal primo Congresso di Etnografia italiana del 1911, alla funzione del museo. Quello che fino a quel momento era stato considerato deposito di oggetti, veniva proposto da A. M. Cirese come centro propulsore di ricerca, sicuramente anche sull’onda del coevo dibattito francese. Successivamente, in seno al Primo Convegno di Museografia Agricola (Bologna, gennaio 1975), si delineò una linea teorica opposta: quella di L. Gambi che proponeva un museo all’aria aperta. Vennero chiaramente definiti due modelli teorici ai quali si possono far corrispondere altrettante tipologie museali: il museo- verità, che ritiene di poter restituire la conoscenza del mondo e della cultura

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