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L’export delle province italiane: l’internazionalizzazione delle imprese lombarde

Informazioni tesi

  Autore: Carlotta Chiodi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia aziendale
  Relatore: Alberto Cclò
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 18

L’esportazione italiana è molto diversificata avendo una connotazione non tanto regionale quanto provinciale. In tal senso la Lombardia rappresenta il modello esportativo italiano poiché accanto ad un consistente numero di medio - grandi industrie, accentrate nell’area milanese, presenta migliaia di PMI che, come noto, sono alla base dell’economia italiana e dell’export; le PMI sono, frequentemente concentrate in determinate aree, i cosiddetti “distretti industriali” che consentono di mantenere un alto grado di flessibilità, ma anche di realizzare economie di scala tipiche della grande impresa attraverso l'integrazione produttiva.
Ma come tutti i sistemi economici regionali, estremamente aperti e perciò potenzialmente vulnerabili, l’impatto dei grandi mutamenti internazionali, non poteva essere facilmente contrastato né sul piano istituzionale né su quello della trasmissione dei cicli economici.
Il completamento del mercato comune europeo e la cresciuta competizione delle economie leader hanno prodotto in questo sistema una sorta di involuzione in cui appaiono di particolare rilevanza due elementi: il deterioramento della competitività dal lato dei costi, che si è riflessa in un notevole peggioramento dell’interscambio con l’estero e la mancanza di una risposta adeguata ai cambiamenti in atto nell’economia mondiale.
Di fronte alla complessità dei grandi cambiamenti avvenuti nello scenario globale la Regione Lombardia ha compiuto in quest’ultimo decennio forti scelte di competitività.
Gli obiettivi di innovazione strutturale che ogni politica di competitività richiede, sono stati perseguiti soprattutto in termini di politiche per l’internazionalizzazione, per l’attrattività, per l’intermediazione e la specializzazione settoriale.
La Lombardia, situata nel cuore di quella zona compresa tra Torino, Genova e Milano che è comunemente indicata con il nome di “triangolo industriale”, è oggi uno dei “Quattro Motori” per l’Europa insieme al Baden-Württemberg (Germania), al Rhône-Alpes (Francia) e alla Catalunya (Spagna), sue controparti in un articolato accordo di cooperazione e collaborazione. L’economia regionale rappresenta da sola un quinto di quella dell’intero Paese e il Pil pro capite è uno dei più alti tra le regioni europee. La Lombardia è la prima regione in Italia sia nei settori tradizionali (agricoltura e allevamento) sia in quelli dell’industria e del terziario.
A tal proposito si concentra l’attenzione su tre sistemi innovativi regionali europei, particolarmente rilevanti all’interno dei rispettivi sistemi nazionali di innovazione: Baden-Wurttemberg, Rhone-Alpes e Lombardia; in particolare, si è potuto rilevare il diverso atteggiamento delle tre regioni considerate, nei confronti dell’internazionalizzazione delle proprie PMI.

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3 1. La proiezione internazionale dell’industria lombarda nel quadro evolutivo della specializzazione all’export delle province italiane 1.1. Il quadro italiano Si scrive Made in Italy e si traduce in abiti eleganti e design sofisticato. Ma non solo. Agroalimentare, metalmeccanico, tessile-abbigliamento sono i settori che pesano maggiormente in termini di fatturato, occupazione e numero d'imprese. Punto di forza dell'agroalimentare italiano è il settore vitivinicolo, con Germania, Francia, Usa e Canada in testa alla classifica dei destinatari dell'export italiano e con un fatturato in costante crescita per un valore di circa 8,5 miliardi di euro. Per quanto riguarda il design industriale, esso abbraccia diversi settori. Il più vasto sicuramente è quello relativo al mobile e al complemento d'arredo nel quale l'Italia è leader nel mondo. Con 38 mila imprese e circa 230 mila addetti, l'Italia è il secondo produttore mondiale di mobili dopo gli Stati Uniti ed è leader assoluto delle esportazioni mondiali, con il 46% di export (8 miliardi di euro) sulla produzione totale e una quota di export italiano di mobili pari al 17% del mercato mondiale. Al top della produzione meccanica ci sono le macchine utensili per l'industria tessile, metallurgica, chimica, degli elettrodomestici e alimentare. A proposito di quest'ultima, da citare sono i macchinari per il caffè, per la produzione della pasta, del pane, dei dolci e delle conserve. . Nel settore spiccano inoltre le industrie di macchinari per la realizzazione di motori, del valvolame per gli impianti di riscaldamento e dei rubinetti sanitari, in cui l'Italia è seconda nel mondo dopo la Germania. Importanti le società che producono macchine per la lavorazione del metallo, comparto nel quale l'Italia è il terzo Paese al mondo. Il "sistema moda" comprende l'insieme di settori che producono beni per "vestire le persone". Oltre al tessile e all'abbigliamento, quindi, sono coinvolte altre tipologie di imprese legate alla produzione di accessori, come quelle conciarie (pelletteria e calzature), produttrici di occhiali, gioielli, cosmetici. Un sistema che rappresenta oltre il 6% dell'intero PIL e ben il 18% delle esportazioni. Da una recente analisi condotta dalla Commissione europea emerge come l'Italia sia il sesto Paese al mondo per propensione all'imprenditorialità. Questa caratteristica del nostro sistema produttivo, unitamente alla necessità di trovare una risposta alla rigidità delle norme del lavoro, è stata la premessa alla straordinaria diffusione, accanto alla grande industria, di piccolissime imprese e del lavoro autonomo che hanno favorito la nascita di un modello di sviluppo locale integrato, oggi conosciuto con il nome di "distretti industriali". La caratteristica principale delle esportazioni italiane è la concentrazione geografica. Esiste infatti un fenomeno evidente di concentrazione dell’export tale per cui la maggior parte dei settori posiziona il proprio baricentro nella fascia definita a nord da Brescia , Verona e Padova e a sud da La Spezia , Firenze e Pesaro e che ha i propri assi portanti nelle due direttrici Milano - Padova e Parma - Bologna. Come noto, gran parte dell’industria italiana è costituita da PMI, frequentemente concentrate in determinate aree,

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