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Il mondo magico del bambino e la traduzione dei nomi in Harry Potter

Informazioni tesi

  Autore: Claudia Rovesti
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Scienze della Formazione Primaria
  Relatore: Gabriele Azzaro
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 195

Il lavoro proposto nasce da una mia curiosità riguardo la capacità che in certi contesti i nomi hanno, di celare dei riferimenti o informazioni particolari, e a cui spesso, nel linguaggio quotidiano, non si presta attenzione.
Dunque, ciò che mi ha sempre incuriosito è l’aspetto denotativo dei nomi, e di come esso spesso venga perso nell’uso comune delle parole, nel momento cioè in cui vengono utilizzate nel linguaggio quotidiano, in cui l’aspetto più importante è quello della trasmissione del messaggio.
Questo lavoro nasce dunque dalla curiosità di scoprire quali informazioni l’autrice J.K.Rowling abbia voluto trasmettere nei nomi dei personaggi. Tuttavia, mi sono ben presto resa conto che nella traduzione dei romanzi, i nomi avevano subito delle variazioni, perciò la questione si è resa ben più complessa: quali aspetti descrittivi erano stati mantenuti nella traduzione? Come erano stati resi nella versione italiana?
Prima di dare una risposta a questi interrogativi, ho ritenuto opportuno trattare brevemente di traduzione, attraverso le riflessioni dell’esperto Umberto Eco, e in particolare di quali problematiche essa comportasse nel caso specifico della letteratura per l’infanzia e dei nomi dei personaggi in essa presenti.
Nel primo capitolo infatti ho riflettuto in primo luogo su cosa significa tradurre, attraverso le parole di Umberto Eco, osservando che essa non è un semplice atto di trasposizione interlinguistica ma che significa soprattutto interpretazione e rispetto per l’effetto che il testo vuole rendere, atto che egli stesso definisce come negoziazione. Più nello specifico, dagli studi compiuti da Riitta Oittinen, specialista nella traduzione per l’infanzia, ho osservato come nella letteratura per l’infanzia tradurre significhi, oltre che interpretazione, soprattutto rispetto per il bambino lettore.
Scendendo ancora più nello specifico, le parole della studiosa di traduzione per l’infanzia Christiane Nord hanno confermato le mie osservazioni iniziali, e cioè che in molte storie per bambini i nomi dei personaggi hanno un chiaro intento descrittivo.
Il secondo capitolo del lavoro proposto vuole invece dare una risposta ai quesiti più specifici posti in precedenza, entrando nel merito della traduzione dei nomi dei personaggi nei romanzi che hanno come protagonista Harry Potter.
In esso ho cercato innanzitutto di individuare i criteri utilizzati dall’autrice nel coniare i nomi dei personaggi.
Successivamente ho cercato di analizzare quali criteri le traduttrici Marina Astrologo e Beatrice Masini hanno seguito nella traduzione dei nomi.
Ho scelto poi diciannove nomi di personaggi presenti nei primi tre episodi della saga (Albus Silente, Argus Gazza, Cornelius Caramell, Tiger, Gilderoy Allock, Minerva McGranitt, Neville Paciock, Peter Minus, Professor Vitous, Professor Raptor, Severus Piton, Dissennatori, Tom Orvoloson Riddle) e i quattro nomi delle case della scuola di Hogwarts (Grifondoro, Tassorosso, Serpeverde, Corvonero), e attraverso un’analisi linguistica, ho confrontato il nome originale e la traduzione, cercando di osservare quale delle due fosse più evocativa del personaggio, dato che in linea di massima, il criterio prediletto sia dall’autrice che dalla traduzione era evidentemente la descrittività del nome.
Tuttavia il mio punto di vista poteva essere riduttivo, dato che le storie, per il tema e l’ambientazione, sono fruite principalmente da un pubblico di età inferiore a quella adulta. Così, ho pensato che potesse essere interessante interrogare proprio il pubblico lettore della saga, per capire quanto gli indizi descrittivi presenti nei nomi, evocassero i personaggi nella mente dei bambini.
Il terzo capitolo documenta quindi una ricerca effettuata nella scuola elementare di Gualtieri, con bambini dell’età di 8 e 10 anni, durante la quale, con un’attività appositamente studiata, ho potuto dare risposta a questa curiosità.
Ho scelto sette nomi di personaggi tratti dai diciannove della precedente analisi (Severus Piton, Minerva McGranitt, Neville Paciock, Professor Raptor, Argus Gazza), e ho effettuato con i bambini in classe un brain-storming collettivo, per osservare quali concetti essi risvegliassero nelle loro menti.
Successivamente ho chiesto loro di riflettere su quanto scaturito nel brain storming, e di immaginare un personaggio fantastico, ma dalle sembianze umane e reali, che rispecchiasse e riprendesse gli aspetti, anche descrittivi, scaturiti dalle associazioni di idee.

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8 Introduzione Il lavoro proposto nasce da una mia curiosità riguardo la capacità che in certi contesti i nomi hanno, di celare dei riferimenti o informazioni particolari, e a cui spesso, nel linguaggio quotidiano, non si presta attenzione. Un caso lampante è quello dei toponimi nei riferimenti geografici: vie, piazze, monti o fiumi hanno spesso nomi che nascono non solo dalle condizioni geografiche del luogo, ma anche dal contesto sociale e culturale della popolazione che viveva in quel luogo. Ad esempio “Via del mercato”, oppure “Piazza del popolo”, o ancora “S.Giovanni in Persiceto”, sono tutti toponimi realmente esistenti, i quali indicano le funzioni sociali che si svolgevano in un determinato luogo o gli aspetti naturali del luogo stesso. Oltre ai toponimi, ho spesso osservato che anche i cognomi hanno subito questo tipo di condizionamento. Molti cognomi italiani infatti, presentano ancora oggi un chiaro intento descrittivo della famiglia a cui sono riferiti, indicando aspetti fisici, caratteriali, o sociali che la distinguevano in passato. Dunque, ciò che mi ha sempre incuriosito è l’aspetto denotativo dei nomi, e di come esso spesso venga perso nell’uso comune delle parole, nel momento cioè in cui vengono utilizzate nel linguaggio quotidiano, in cui l’aspetto più importante è quello della trasmissione del messaggio. Nel mio percorso di studi e nelle esperienze condotte a scuola con i bambini, ho osservato che spesso anche nella letteratura per l’infanzia, i nomi nascondono dei significati, i quali sono spesso molto rilevanti nelle storie che vengono raccontate. Al contrario del linguaggio quotidiano, questi significati non vanno persi nella lettura, e sono informazioni da cui un attento lettore, trae importanti indizi per lo svolgersi delle storia e sulla psicologia dei personaggi. In particolare, leggendo le storie che hanno come protagonista il piccolo mago Harry Potter, di cui sono un’appassionata lettrice, ho notato che questo aspetto era molto evidente. Questo lavoro nasce dunque dalla curiosità di scoprire quali informazioni l’autrice J.K.Rowling abbia voluto trasmettere nei nomi dei personaggi. Tuttavia, mi sono ben presto resa conto che nella traduzione dei romanzi, i nomi avevano subito delle variazioni, perciò la questione si è resa ben più complessa: quali aspetti descrittivi erano stati mantenuti nella traduzione? Come erano stati resi nella versione italiana? Il secondo capitolo di questo lavoro vuole dare una risposta a questo quesito. In esso infatti ho cercato di individuare i criteri utilizzati dall’autrice nel coniare i nomi dei personaggi, e successivamente ho cercato di analizzare quali criteri le traduttrici Marina Astrologo e Beatrice Masini hanno seguito nella traduzione dei nomi. Ho scelto poi diciannove nomi di

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