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Il regime giuridico dell'Antartide: protezione dell'ambiente e attività scientifiche

Informazioni tesi

  Autore: Mirko Medini
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Sergio Marchisio
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 224

Nel 1958, quando i dodici Stati fino ad allora coinvolti nello svolgimento di attività scientifiche in Antartide si riunirono a Washington per l’adozione del Trattato antartico, la situazione con la quale ci si doveva confrontare era molto diversa da quella attuale . Di fatto, gli unici interessi nei confronti del Continente erano di natura esclusivamente scientifica. Nei decenni successivi all’entrata in vigore del Trattato, le Parti si sarebbero trovate nella condizione di dover affrontare numerose questioni non contemplate al momento dell’adozione del Trattato. Lo sfruttamento delle risorse minerarie, ad esempio, era un tema sul quale si poteva discutere, a quel tempo, solo ad un livello puramente teorico, dal momento che attività di prospezione mineraria non erano mai state effettuate; il turismo, poi, non aveva ancora assunto dimensioni tali da giustificare l’interessamento dei governi e delle associazioni ambientaliste. Dopo l’entrata in vigore del Trattato antartico si è verificata, dunque, un’evoluzione che ha portato le Parti consultive ad affrontare e regolare con specifiche raccomandazioni questioni che inizialmente non sussistevano e la cui venuta ad esistenza non poteva essere prevista. Lo scopo di questo lavoro consiste nell’esaminare questo processo evolutivo, analizzando i temi sui quali le Parti hanno concentrato i loro sforzi e le loro attenzioni; l’accento verrà posto, in particolare, sul ruolo svolto dalle Parti consultive ai fini della protezione dell’ambiente e della disciplina delle attività scientifiche, nonché sugli organi creati a tal fine. Per quel che riguarda la protezione dell’ambiente, fin dal 1961 le Parti consultive hanno manifestato la volontà di occuparsi della conservazione della fauna e della flora antartiche. L’attenzione per la tutela ambientale si è tradotta anche nell’elaborazione di importanti convenzioni, ma soprattutto nell’adozione del Protocollo di Madrid sulla tutela dell’ambiente antartico. L’analisi delle disposizioni contenute in tale strumento, adottato nel 1991 ed entrato in vigore il 14 gennaio 1998, costituisce l’obiettivo primario del presente lavoro: in particolare, se ne valuterà l’efficacia e l’importanza ai fini della concreta conservazione di un ambiente, quale quello antartico, rimasto praticamente intatto.
L'altro tema che verrà affrontato sarà quello delle attività scientifiche. Va sottolineato, infatti, che proprio la ricerca scientifica ha rappresentato l’elemento propulsore ai fini dell’adozione del Trattato antartico, dal momento che, alla fine degli anni ’50, le attività scientifiche erano le uniche ad essere concretamente svolte in Antartide, nonché le sole ad essere condotte sulla base di una cooperazione internazionale che vedeva coinvolte, tra le altre, le comunità scientifiche di Stati Uniti ed ex Unione Sovietica. Il numero di Stati impegnati in attività di ricerca scientifica è enormemente aumentato nel corso degli anni, fino a comprendere anche Paesi come India, Corea del Sud, Bulgaria e Perù. In generale, sono ben ventisette gli Stati che attualmente conducono attività scientifiche in Antartide, anche se alcuni di essi impegnano un personale molto ridotto, o non dispongono di basi operative durante tutto l’anno. La protezione dell’ambiente e lo svolgimento di attività scientifiche non sono, comunque, questioni che possono essere analizzate separatamente: è evidente, infatti, che le attività scientifiche, essendo quelle principalmente svolte in Antartide, rappresentano anche quelle che comportano il maggiore impatto sull’ambiente circostante. Ecco, dunque, che proprio le attività scientifiche sono state quelle maggiormente interessate dagli sforzi compiuti dalle Parti in direzione di un’effettiva difesa dell’ambiente antartico. Dall’analisi delle disposizioni del Protocollo di Madrid, e dei suoi cinque annessi, risulterà chiaramente come le attività scientifiche siano oramai sottoposte a delle forti restrizioni e controlli che, ad ogni modo, si traducono in un vantaggio proprio per la scienza, in quanto fondamentali per la preservazione di quelle peculiarità che rendono l’Antartide uno dei luoghi del pianeta più importanti ed interessanti dal punto di visto scientifico. Uno specifico riferimento, infine, verrà fatto al ruolo svolto dall’Italia sia per quel che riguarda l’impegno del nostro Paese nel dare concreta attuazione al Protocollo di Madrid, sia per quel che concerne il suo coinvolgimento nelle attività di ricerca scientifica e tecnologica.

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INTRODUZIONE Nel 1958, quando i dodici Stati fino ad allora coinvolti nello svolgimento di attività scientifiche in Antartide si riunirono a Washington per l’adozione del Trattato antartico, la situazione con la quale ci si doveva confrontare era molto diversa da quella attuale 1 . Di fatto, gli unici interessi nei confronti del Continente erano di natura esclusivamente scientifica, anche se si trattava di un’attività ancora allo stato embrionale, dal momento che era stata avviata, in maniera consistente, solo a partire dal 1957. Nei decenni successivi all’entrata in vigore del Trattato, le Parti, che nel frattempo sono aumentate fino a comprendere ben quarantasette Stati, si sarebbero trovate nella condizione di dover affrontare numerose questioni, non contemplate al momento dell’adozione del Trattato. Lo sfruttamento delle risorse minerarie, ad esempio, era un tema sul quale si poteva discutere, a quel tempo, solo ad un livello puramente teorico, dal momento che attività di prospezione mineraria non erano mai state effettuate; il turismo, poi, non aveva ancora assunto dimensioni tali da 1 Si tratta di Argentina, Australia, Belgio, Cile, Francia, Giappone, Gran Bretagna, Norvegia, Nuova Zelanda, Stati Uniti, Sud Africa ed ex Unione Sovietica, che tra il 1957 e il 1958 presero parte, nell’ambito dell’anno geofisico internazionale, ai primi programmi di ricerca scientifica in Antartide. 1

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