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Ordinamento Penitenziario e Nuovo processo penale

La tesi analizza i vari istituti, contemplati nel Titolo II del vigente Codice di Procedura Penale, in materia di esecuzione dei provvedimenti giurisdizionali.Il primo capitolo è dedicato alla disamina delle fonti normative che sottendono alla complessa articolazione dei provvedimenti di esecuzione delle diverse “pene” decretate dall’Autorità Giudiziaria, con particolare riguardo alla previsione Costituzionale, alle fonti codicistiche del nostro diritto interno, a quelle contenute nelle leggi ordinarie e nei regolamenti di esecuzione, non tralasciando la fondamentale incidenza esercitata al riguardo dal Regolamento Penitenziario di cui saranno forniti cenni storici.Il secondo capitolo tratta le funzioni esercitate dal Pubblico Ministero in tema di esecuzione delle pene, con particolare riguardo all’esecuzione delle pene detentive, ex art.656 c.c.p. ed al computo delle stesse, nonché l’esecuzione delle misure di sicurezza ordinate con sentenza e dei provvedimenti adottati dal giudice di sorveglianza.
L’articolazione delle misure alternative alla detenzione, gli Uffici preposti alla loro applicazione ed i relativi procedimenti di esecuzione, saranno trattati nel terzo capitolo.L’esecuzione delle ulteriori e differenti misure sanzionatorie previste dal Codice, quali le sanzioni sostitutive, le pene accessorie e quelle concorrenti, sono oggetto di approfondimento del quarto capo della presente tesi, dedicato, in particolare, all’esame dell’importante normativa sulla depenalizzazione.Infine, nell’ultimo capitolo, viene affrontato il problema delle pene pecuniarie, istituto che negli ultimi anni ha subito notevoli cambiamenti, in special modo ad opera del diritto finanziario, per quanto attiene alle procedure ed alle modalità di esecuzione delle somme spettanti all’Amministrazione della Giustizia.

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Introduzione In materia di esecuzione delle pene nel nostro Ordinamento Giuridico, appare opportuno cominciare dai principi fondamentali enunciati nella Carta Costituzionale. Va ricordato che la Costituzione, all’art.27, attribuisce in modo esplicito alla pena una funzione rieducativa, intesa sempre più chiaramente come funzione di integrazione o, come anche si dice, di inclusione sociale. La Corte Costituzionale, in molte delle sue sentenze, ha affermato: in primo luogo, un vero e proprio diritto del condannato - nei tempi che la legge ordinaria stabilisce e attraverso la valutazione dei comportamenti tenuti durante la parte di pena già espiata - a vedere riesaminato se l'effetto di risocializzazione sia già stato raggiunto nel corso della detenzione in carcere. In tal caso, la parte restante della pena deve essere eseguita all’esterno del carcere, in un regime di misura alternativa alla detenzione, ovvero di prova controllata. Questo periodo di esecuzione della pena fuori dal carcere va considerato come momento di controllo, ma anche di sostegno, attraverso una apposita organizzazione, per agevolare l’inserimento sociale del condannato. Questo è dunque il risultato che la esecuzione della pena deve raggiungere se vuole essere realmente efficace secondo i principi costituzionali. Da tali considerazioni deriva l’emergere, accanto all’area della tradizionale esecuzione della pena in carcere, di un’altra area di esecuzione penale, considerata al di fuori dal carcere. 1

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Gabriele Donnarumma Contatta »

Composta da 165 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.